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Al Direttore | 08 febbraio 2019, 09:16

Criticità sulla circolazione ferroviaria, Giovanni Pensabene risponde alle critiche di Mortara

"Aldilà delle polemiche, tutti riconoscono che il sistema lasci a desiderare"

Giovanni Pensabene

Giovanni Pensabene

Riceviamo e pubblichiamo.

"Secondo il signor Mortara, coordinatore del circolo PD di Asti, il mio intervento sullo sfacelo della rete ordinaria delle ferrovie italiane sarebbe pretestuosamente utilizzato contro il TAV.

Lo stesso Mortara però riconosce, bontà sua, che il sistema ferroviario italiano lascia a desiderare e non nega che occorra un piano di trasporti Nord/Sud del Paese. Non è vero che a sud di Napoli e Sicilia le ferrovie sono come 30 anni fa! Sono molto peggio, perché 30 anni fa da Torino, passando per Asti, partivano per Calabria e Sicilia almeno 5 treni al giorno, sempre affollati nonostante i frequenti ritardi.

Poi pian piano è diminuita la manutenzione, sono cresciuti i disservizi, si sono rarefatti, fino a scomparire, i treni. Una piccolissima parte di quei viaggiatori, i più giovani, sfrutta le opportunità dei voli low cost o si avventura in 2 o 3 cambi ferroviari con l’alta velocità fino a Salerno, la stragrande maggioranza utilizza le numerose autolinee (a proposito di trasporto su gomma) che sono nate in questi anni.

Negli ultimi 30 anni di deregulation neoliberista, sostenuta da governi di centrodestra e centrosinistra, si è assistito al progressivo abbandono di tutto ciò che era servizio pubblico in favore della speculazione di privati, amici sempre del potere di turno. Dove sono i piani per il rilancio del sistema ferroviario e stradale?

Nulla, nonostante manager strapagati e annunci solenni ad ogni disgrazia. Ogni giorno 3 milioni di persone affolla un numero sempre minore di treni, ma di questo non si parla, si parla solo di TAV!

Eviterei poi ogni riferimento alla Salerno – Reggio Calabria per non sconfinare nel ridicolo, ho percorso quell’autostrada un centinaio di volte negli ultimi 30 anni costellati di code ad interminabili e spesso incomprensibili cantieri,  che prima o poi finissero (anche se non è vero che siano effettivamente finiti)  era ineluttabile, non è certo per merito dell’ultimo che si è trovato al governo nel momento giusto dell’inaugurazione dell’ultima galleria rifatta.

Siamo un Paese con enormi problemi economici, dobbiamo scegliere le priorità su cui investire. Personalmente preferirei che le migliaia di calabresi che vivono nella Provincia di Asti potessero prendere un treno ad Asti e arrivare a Lamezia Terme, che è ancora in Italia, in 10 ore invece di dare la possibilità a qualche centinaio di persone di arrivare in 7 ore a Londra. Cosa c’entra questo con l’antisovranismo?

Avrei argomenti molto più pertinenti di questo da sottoporre alla coerenza antisovranista del PD (la strenua difesa della legge Fornero o quella del job act o gli accordi di Minniti con i libici ecc).

Riguardo poi alla Torino/Lione, snodo strategico dell’imprescindibile corridoio 5 Lisbona/Kiev che ha così tanti disinteressati cantori solo in Italia, non sarebbe male che per completezza di informazione si aggiungesse che il Portogallo ha dichiarato il suo disinteresse all’opera già dal 2012, che alla Spagna interessa poco o niente e che dalla Slovenia in poi e fino a Kiev non sia stato realizzato nulla (si legga al riguardo il libro reportage “Binario morto” di De Benedetti – Rastello).

E  ancora, si parla di un impatto occupazionale di 5000 unità annue: secondo dati resi noti da TELT, la società italo-francese incaricata della realizzazione dell’opera (vedi “Il fatto quotidiano” del 24 gennaio scorso), nel cantiere “italiano” lavorerebbero, sommando i dati dal 2019 al 2029,  4176 addetti: ovvero una media di 417,6 unità/anno! L’altro dato che viene sbandierato da ambientalisti dell’ultima e ultimissima ora è quello del milione di mezzi pesanti in meno sulle nostre strade nel 2030. Quanti milioni di TIR in meno potrebbero esserci se dedicassimo le stesse risorse nella “grande opera” della manutenzione delle migliaia di Km di rete ferroviaria esistente? Infine, quella che viene presentata come occasione da non perdere, l’Unione Europea sosterrebbe una parte importante del costo! Francamente non mi sembra un grande argomento, in primis i fondi dell’Unione Europea sono comunque in parte, neanche piccola, soldi dei contribuenti italiani e poi se l’Unione Europea finanziasse l’acquisto della mia bara dovrei per questo trovare conveniente morire?

Sono io il pretestuoso o chi pensa di spacciare ancora per strategica un’opera pensata 30 anni fa, su previsioni  di traffico merci dimostratesi nel tempo sbagliate e che nella migliore delle ipotesi entrerebbe in funzione tra 15/20 anni?"

                                                                                                                      Giovanni Pensabene

 Coordinatore, a volte, di me stesso

                                                                                              

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