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Al Direttore | 13 marzo 2019, 15:32

Monica Amasio (Lega): all'ASL AT cambiano i dirigenti, ma le problematiche restano le stesse

Riceviamo e pubblichiamo alcune considerazioni della consigliera comunale in merito allo 'stato di salute' della sanità cittadina

La consigliera leghista, vice presidente del Consiglo comunale di Asti, ritratta nell'ambito di un  suo intervento alla Camera dei Deputati

La consigliera leghista, vice presidente del Consiglo comunale di Asti, ritratta nell'ambito di un suo intervento alla Camera dei Deputati

Il depauperamento di quell’eccellenza, riconosciuta anche a livello regionale/nazionale, che è (stata) la sanità astigiana continua inesorabile la sua corsa, ma io non mi arrendo e ne continuo la denuncia.

Sono ormai già 5 anni (dal 2014) che la nostra cittadinanza è in costante allerta, pronta a manifestare tutta la propria opposizione ai tentativi regionali di un ridimensionamento dell’Ospedale Cardinal Massaia a favore di una convergenza su Alessandria.

Per rendersene conto basta guardare l’attenzione utilizzata nella scelta dei Direttori Generali dell’ASL AT. La nostra città può vantare addirittura quattro nomine in soli otto anni, ma di esserne, oggi, sprovvista. In seguito alle inaspettate dimissioni dell’ultimo D.G. (dopo soli sei mesi) è stato, infatti, nominato un Commissario provvisorio dal lunghissimo incarico: la scadenza sarà il prossimo dicembre!

Cambia la dirigenza ma non le problematiche, purtroppo, restano le stesse.

Il nostro ospedale, infatti, non è minacciato “solamente” da inefficienze di diffusione regionale (pensiamo alle liste di attesa, caratterizzate da un’attesa infinita, o al tempo zero, che l’unica cosa che assicura è, ahimè, una “levataccia” mattutina con il timore che presentarsi dinanzi allo sportello alle h 5.30 sia già troppo tardi), ma anche da una NON volontà di difenderlo rispetto ai piani stabiliti a Torino.

Ricordo, sconcertata, che ancora oggi vi è una totale indifferenza della partita relativa al Laboratorio Unico, iniziata nel 2015, che ha portato alla creazione in Asti di un HUB centrale con potenzialità sufficienti a gestire le prestazioni di più città. Il piano prevedeva, infatti, uno scambio di analisi tra le ASL di Asti e di Cuneo-Alba (a cui oggi è subentrata Alessandria). Peccato che mentre Asti abbia sin da subito trasferito i propri esami di specialistica al proprio interlocutore, sia Alba che Alessandria si siano sempre tenute strette i propri esami di routine che avrebbero dovuto, invece, cedere in contropartita ad Asti. Come si suol dire, oltre al danno, anche la beffa: l’ASL AT ha investito per avere un HUB oggi sottoutilizzato, rileva una doppia perdita economica dalle analisi che passa (oggi ad Alessandria, prima a Cuneo-Alba) senza il concordato corrispettivo e vede pure l’indifferenza di tutti i promotori di tale strategia nonché delle Direzioni Generali susseguitesi nel tempo che non hanno mai obiettato a tale situazione, nonostante ne fossero da sempre a conoscenza.

E pensare che grazie ad un’azione congiunta che ha visto la città, l’Ospedale in sé (al netto della Direzione Generale) e le varie amministrazioni comunali unite sul tema, i ridimensionamenti più grandi sono stati evitati.

Pensiamo alla D.G.R. n. 50 del 2014, con cui la Regione aveva decretato la chiusura di ben 12 reparti del cardinal Massaia ed il loro trasferimento altrove (n. 10 ad Alessandria), acclamando il conseguente risparmio di costi e dimenticandosi di guardare alla qualità del servizio offerto al cittadino.

Solamente l’anno scorso, è stato TEMPORANEAMENTE sospeso il rischio che l’Ospedale di Asti perdesse una delle sue eccellenze, quel sistema informativo-informatico che le permette di essere ai primi posti a livello nazionale. Per quale ragione? Incredibilmente nell’ottica torinese di un livellamento verso il basso (tentativo che fino all’ultimo ha addirittura visto il benestare dell’allora Direzione Generale astigiana). Questa Dirigenza vuole ancora oggi giungere ad un sistema di gare che affiderà ad Alessandria la conduzione di tutti i processi e porterà Asti a non avere alcuna voce in capitolo, bensì a sottostare a logiche di territorio non sue.

Insomma, dopo un quinquennio di scelte scellerate e totalmente indifferenti agli investimenti che hanno portato l’Ospedale di Asti all’eccellenza che è oggi in vari settori, in qualità di cittadino mi chiedo: fino a quando dovremo combattere per vederci garantiti i livelli di servizio acquisiti? La politica attuale in nome di quale interesse sta agendo veramente?

Al direttore

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