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Cronaca | 14 marzo 2019, 13:32

Medico ipnotista condannato a sei anni, la difesa: "Non fu violenza, ricorreremo in appello"

Il difensore dopo la sentenza a carico del 56enne albese: "Visite coerenti col quadro clinico delle tre pazienti. Per il quarto caso proveremo essersi trattato di atti commessi da persone consenzienti e consapevoli". Soddisfazione dai legali di parte civile

Medico ipnotista condannato a sei anni, la difesa: "Non fu violenza, ricorreremo in appello"

 

È destinata a suscitare un certo la clamore la sentenza di condanna con la quale nella giornata di ieri, al termine del processo di primo grado iniziato nel novembre scorso, il Tribunale di Asti ha condannato il medico albese Marco Vito Surdo a una pena di anni 6 e mesi 4 di reclusione, col pagamento delle spese processuali, la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici, l’interdizione dagli uffici attinenti tutela, curatela e amministrazione di sostegno, nonché l’interdizione legale nel tempo corrispondente alla pena inflitta e la sospensione dall’esercizio della professione di medico per la durata di anni tre. Una pena importante, quella decisa dal giudice Giorgio Morandi, tanto più considerata la riduzione di un terzo garantita dalla scelta del rito abbreviato da parte della difesa, su un caso il cui clamore mediatico aveva da subito varcato i confini della Granda per le particolari circostanze nelle quali almeno in un caso l’imputato avrebbe messo in atto le violenze e molestie denunciate da parte di quattro sue pazienti (tre delle quali costituite come parte civile), che accusarono l’uomo di soprusi commessi in tre occasioni nel corso di routinarie visite mediche; in una quarta approfittando dello stato di incoscienza procurato dall’uomo mediante ipnosi, pratica nella quale era specializzato, sempre nell’esercizio della sua professione

Per il medico, che si è sempre proclamato innocente parlando di malintesi, erano scattati gli arresti domiciliari il 16 febbraio 2017, al seguito di circa due anni di indagini che la Procura astigiana avviò dopo la prima denuncia di una prima paziente.

I diversi episodi a lui contestati si sarebbero svolti nei confronti delle quattro donne in un arco di tempo compreso tra il 2012 e il 2016
. Nel maggio 2018 era poi arrivata la revoca dei domiciliari, seguita dalla revoca della sospensione dalla professione medica intanto disposta dall’Ordine dei Medici di Trapani, a cui l’uomo è iscritto.
Nel novembre scorso – accolta la richiesta di rito abbreviato – si era svolta l’udienza preliminare, subito aggiornata sulla richiesta, avanzata dal difensore ma respinta dal giudice, di espletare una perizia medica volta a stabilire la reale e oggettiva capacità dell’ipnosi di incidere sul mantenimento o meno dell’autocontrollo e della capacità critica del paziente ipnotizzato.

Ora la sentenza, con la quale lo stesso giudice ha anche condannato l’imputato a risarcire il danno patrimoniale e non patrimoniale accusato dalle tre donne, secondo una quantificazione rimessa alla sede civile, oltre al pagamento di provvisionali già disposte secondo valori compresi tra 3.483 e 1.500 euro.

"RICORREREMO IN APPELLO"

L’avvocato albese Roberto Ponzio, che nel processo ha rappresentato le ragioni del medico albese, ribadisce le ragioni della difesa e annuncia il ricorso in appello: "Le visite effettuate dal dottor Surdo secondo noi erano coerenti col quadro clinico delle tre pazienti. Per quanto riguarda la quarta, la denunciante, si è sostenuto che si trattasse di atti commessi da persone consenzienti e consapevoli di ciò che facevano. Abbiamo prodotto in atti un parere 'pro veritate' del massimo ipnologo clinico, professore Enrico Facco, il quale sostiene che l’ipnosi non comporta la perdita di coscienza, né la perdita di autonomia e capacità critica. Questo è un dato scientifico a cui faremo riferimento nel giudizio di appello che andremo a instaurare in quanto l’associazione tra ipnosi e sonno è stata abbandonata da diversi anni dalla letteratura medica e come tale è priva di valore scientifico".

 SODDISFAZIONE DALLA PARTE CIVILE

Soddisfazione per il dispositivo emesso dal tribunale astigiano viene invece manifestata dall’avvocato albese Silvia Calzolaro, che insieme alla collega Paola Coppa, anch’ella albese, e a Stefano Tizzani del foro di Torino, hanno rappresentato le tre donne: "E’ una condanna importante per fatti che sono gravissimi sempre, ma a maggior ragione se commessi da un medico, figura cui le persone si affidano in momenti di fragilità"

Ezio Massucco

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