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Cronaca | 18 marzo 2019, 12:25

Operazione Sole: 10 arresti per i documenti falsi dei "finti" bulgari

Anche nell'Astigiano arresti per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e fabbricazione di documenti falsi con oltre 200 persone impiegate nel lavoro tra le vigne

Da sinistra, il capitano Giampaolo Canu, il tenente colonnello Marco Pettinato e il capitano Giacomo Conte

Da sinistra, il capitano Giampaolo Canu, il tenente colonnello Marco Pettinato e il capitano Giacomo Conte

Sono italiani e macedoni, residenti tra Nizza Monferrato ad Alba, Mango, Bra, i destinatari delle dieci misure cautelari eseguite nell'ambito dell'operazione "Sole" (richiamando la forma stilizzata inserita nella bandiera macedone). Lo scorso sabato 16 marzo, oltre 50 militari della Compagnia di Alba e del Nucleo Investigativo provinciale di Cuneo - su mandato della dottoressa Di Naro, su richiesta del Sostituto Procuratore Nicola, della Procura di Asti, che contesta una serie di reati tra i quali favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e possesso di documenti contraffatti -, hanno finalizzato gli arresti a seguito delle indagini effettuate in stretto collegamento con il Centro di Cooperazione di Polizia doganale di Chiasso e con l'ausilio del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Cuneo, e di personale di rinforzo dei Comandi Provinciali di Cuneo, Asti, Milano e Roma. 

In manette nelle carceri di Alba, Asti e Alessandria sono dunque finiti i macedoni Boban Gorgiev (43enne imprenditore agricolo residente ad Alba), sua madre Mladenka Gjorgjieva (61enne residente a Mango, operaia), sua moglie Sashka Nackova (43enne residente ad Alba), Dragan Ristov (25enne residente a Mango), Sashko Petrov (43enne residente a Sozzago, nel Novarese, rintracciato e catturato a Roma) e il bulgaro Georgi Georgiev (39enne residente in Bulgaria, autista internazionale). Contestualmente, sono stati sottoposti all'obbligo di firma altri 4 uomini, tre italiani (rispettivamente di Nizza Monferrato, Bra e Mango) e un macedone, accusati di favoreggiamento.

La misura è quella che i giudici astigiani hanno deciso nell’ambito di un’operazione iniziata un anno fa e che un certo clamore aveva suscitato nella zona viticola tra Cuneese e Astigiano. Più di un anno di indagini aveva portato a scoprire e denunciare oltre duecento cittadini macedoni con documenti e passaporti falsi, che si spacciavano per bulgari, così da risultare cittadini europei. La nazionalità comunitaria, grazie all'assunzione in cooperative agricole gestite da connazionali, permetteva loro di lavorare nel settore vinicolo sul territorio dell'Albese, del Braidese e del Canellese.

I primi arresti erano arrivati nel maggio dello scorso anno: in manette erano finiti due donne e due uomini, tutti macedoni, processati per direttissima e condannati a 10 mesi per documenti falsi, ricettazione, immigrazione clandestina. Grazie alle successive indagini erano quindi seguiti 170 denunciati e altri 35 arresti, con il primo grado di giudizio del processo - presso il Tribunale di Asti - conclusosi a fine gennaio: quattro i macedoni condannati, al pari di una donna rumena, residenti ad Alba, considerati dai Carabinieri le menti dell’organizzazione. 

Nel corso della conferenza stampa di questa mattina, presso la sede della Compagnia dei Carabinieri di Alba, in via Generale Dalla Chiesa, il tenente colonnello Marco Pettinato, comandante del Reparto Operativo dell'Arma provinciale, insieme al capitano Giampaolo Canu, al comando del Nucleo Investigativo di Cuneo, e al capitano Giacomo Conte, comandante della Compagnia di Alba, ha diffuso i dettagli dell'operazione.

"Dopo l'operazione 'Macedonia' del giugno scorso, un secondo filone di indagini, anche attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, ha permesso di risalire all'organizzatore della truffa ai danni dello Stato, oltre a individuare la stamperia clandestina al confine tra Bulgaria e Macedonia del Nord. I cittadini macedoni impiegati come lavoranti stagionali nelle vigne venivano fatti entrare in Italia a bordo di un furgone, quindi sistemati in alloggi controllati dal 'caporale', Boban Gorgiev, personaggio di assoluto rilievo noto alle Forze dell'Ordine, che in qualche modo gestiva completamente le loro vite, assumendo spesso comportamenti crudeli. Le loro fotografie venivano quindi mandate al falsario, attraverso lo stesso autista, che poi riportava in Italia i documenti falsi. Quindi i lavoratori facevano richiesta per la tessera sanitaria, con una serie di vantaggi illeciti che andavano dalla libera circolazione e soggiorno nei Paesi UE alla possibilità di lavorare senza dover sottosta alle prescrizioni imposte dagli annuali Decreti Flussi, usufruendo inoltre dell'indennità di disoccupazione e garantendosi la possibilità di richiedere un futuro contributo pensionistico a tassazione agevolata".

All'organizzazione criminale, inoltre, andavano buona parte dei proventi del lavoro nelle vigne, visto che ai lavoratori restava una paga di circa 2-3 euro all'ora, dimezzata rispetto a quella regolarmente versata dagli ignari viticoltori italiani.

redazionde

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