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Al Direttore | 11 maggio 2019, 16:31

Dopo la CGIL, anche enti e associazioni esprimono preoccupazione per i tagli al Centri d'accoglienza migranti

Un eterogeneo gruppo di realtà operanti sul nostro territorio, ha sottoscritto una lettera finalizzata a chiedere al sindaco Rasero un incontro urgente su questa tematica

Dopo la CGIL, anche enti e associazioni esprimono preoccupazione per i tagli al Centri d'accoglienza migranti

Nella giornata di ieri, venerdì 10 maggio, è stata depositata e protocollata presso il Comune di Asti una lettera con la quale un eterogeneo gruppo di enti e associazioni operanti sul territorio chiedono al sindaco Rasero un incontro urgente, esprimendo preoccupazioni per le ricadute sulle persone accolte e sui territori che, presumibilmente, avranno i tagli previsti nei nuovi bandi pubblicati dalla Prefettura per la gestione dei Centri di Accoglienza Straordinaria per migranti. Di seguito, il testo integrale della lettera.

Lo scorso mese di novembre sono state pubblicate le nuove Linee Guida riguardanti i bandi per i Centri di Accoglienza Straordinaria (DM 20/11/2018, prot. 14801/18). Tale pubblicazione è stata accompagnata da diverse critiche che rilevavano, in particolare, come con le nuove Linee Guida non venissero solo dimezzate le ore di presenza degli operatori nei diversi centri (in alcuni casi senza copertura neppure sulle 24 ore), ma come fossero tagliati tutti i servizi finalizzati all’integrazione, a cominciare dalla cancellazione delle ore d’insegnamento dell’Italiano, presupposto e precondizione di ogni percorso d’inclusione, di assistenza psicologica e dal quasi azzeramento delle ore dei mediatori culturali, degli assistenti sociali e di assistenza legale.

Anche sui servizi di assistenza sanitaria si denunciava la drastica riduzione delle prestazioni minime richieste (ad esempio l’assistenza infermieristica è stata eliminata nei centri che ospitano sino a 50 persone e ridotta del 75% in quelli più grandi), che rende particolarmente critica, di fatto, la garanzia del diritto fondamentale alla salute,con tutti i rischi connessi. Si evidenziavano, inoltre, le conseguenze di tali scelte per le Amministrazioni Comunali, soprattutto in relazione al prevedibile aumento dei costi in servizi sociali e sicurezza per le persone accolte nei C.A.S. senza alcun servizio per l’integrazione.

L’unica prospettiva per gli ospiti dei C.A.S. rischia di essere, infatti, quella di non poter fare nulla, di passare i giorni ad aspettare i lunghi tempi della burocrazia della valutazione della domanda di asilo, senza strumenti di conoscenza e di orientamento per sviluppare percorsi positivi d’integrazione e all’insegna della legalità. Un vuoto di servizi fondamentali che non potrà che accrescere il rischio di sfruttamento e arruolamento da parte della malavita (italiana e di connazionali stranieri), e/o nelle campagne (caporalato), oltre ad un inevitabile aumento delle tensioni sociali.

Si rilevava, poi, come con i nuovi bandi pubblici molti degli attuali gestori, radicati sui territori e che lavorano sulla qualità e su centri con piccoli numeri, potrebbero non poter partecipare, rendendo non solo più difficile integrazione e inclusione dei migranti ma anche con ricadute negative sulle economie localia partire dal taglio dei posti di lavoro del personale impiegato, soprattutto di giovani con alte professionalità: mediatori culturali, infermieri, insegnanti d’italiano, psicologi, operatori legali, educatori e assistenti sociali.

A conferma della fondatezza di tali timori e del preoccupante scenario relativo all’accoglienza che va delineandosi, attualmente stiamo assistendo al crescente numero di rinunce a rinnovare la partecipazione ai nuovi bandi C.A.S. da parte di molte realtà da sempre impegnate con serietà in tale ambito (Associazioni e Organizzazioni del Terzo Settore, Enti religiosi...), su tutto il territorio nazionale (da Genova a Reggio Emilia, da Savona a Lecce, così come a Ferrara, Treviso, Viterbo, Savona, Biella, Bologna, Siena, Udine... ).

Particolarmente significativo quanto recentemente accaduto a Parma,dove diverse realtà locali hanno preso posizione denunciando come: “I nuovi bandi C.A.S. descrivono un modello di accoglienza molto distante dalle pratiche di accoglienza diffusa e integrata nate nella provincia di Parma e che qui hanno dato ottimi risultati. Si rischia di creare semplici parcheggi per migranti, luoghi senza servizi e competenze che li qualifichino, tanto che in molti territori le gare sono andate deserte e i bandi sono stati impugnati. [...] La nuova gestione dei servizi di accoglienza, limitando fortemente strumenti d’integrazione e di contatto tra la società ospitante e gli ospiti dei centri di accoglienza, avrà necessariamente una ricaduta negativa sul territorio[...] sugli ospiti dei centri, sui loro percorsi d’integrazione resi ben più difficili e per il rischio che tante persone finiscano nel limbo della marginalità, obbligati a trovarsi soluzioni al di fuori della legalità per sopravvivere”.

Contestualmente otto sindaci del parmense hanno scritto al Prefetto per invitarlo a fermare il bando,evidenziando come si rischi di “esasperare nuovamente gli animi e di rinfocolare un clima non più sostenibile [...] riaprendo la stagione delle grandi concentrazioni alberghiere”.

Gent.mo Signor Sindaco, Nelle scorse settimane anche ad Asti, che sino ad oggi ha rappresentato un modello e un riferimento per la qualità dei servizi di accoglienza, sono stati pubblicati dalla Prefettura i nuovi bandi per i C.A.S. e, a fronte delle considerazioni e valutazioni precedentemente richiamate, oltre che alla luce di quanto ad Asti e in molte parti del nostro Paese sta succedendo, vogliamo esprimerle la nostra preoccupazione per quelle che saranno le conseguenze sul nostro territorio dei nuovi bandi sia in relazione all’offerta di percorsi di accoglienza tali da garantire la dignità e la possibilità d’integrazione delle persone, sia rispetto alle ricadute negative sulla già fragile economia locale (in termini di perdita di posti di lavoro e di servizi gestiti storicamente da realtà locali), sia, in ultimo, sui potenziali rischi, per la salute e la sicurezza, legati al quasi completo azzeramento degli interventi sanitari e d’integrazione nei nuovi bandi.

Se una “Buona accoglienza”, infatti, può rappresentare non solo un’opportunità per chi è accolto, ma anche una risorsa per il territorio che accoglie, un’accoglienza “svuotata”rischia di tradursi in un impoverimento umano, economico e sociale per l’intera comunità. In relazione a queste nostre preoccupazioni e alle prospettive per i centri e i servizi di accoglienza sul nostro territorio, le chiediamo urgentemente un incontro per approfondire la tematica in oggetto. Certi della Sua attenzione, restiamo in attesa di un riscontro favorevole alla nostra richiesta.

 

Rete “Welcoming Asti” (ACLI Asti, Uff. Diocesano Pastorale Migranti Asti, Centro Missionario Diocesano Asti, Caritas Diocesana di Asti, Ass. Noix de Kola, Libera Asti, Ass. Cittadinanzattiva Piemonte EPS – sez.Asti,Coordinamento Asti Est, Ass. Ananse), ANPI Comitato Provinciale di Asti, Associazione culturale Davide Lajolo, Ass. Love is Love, Casa del popolo-Ass. a Sinistra Asti, Find the Cure Italia Onlus, Tempi di Fraternità Odv.

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