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Cultura | 11 maggio 2019, 07:30

Viviamo in un posto bellissimo: orgoglio astigiano

Nuova puntata di invito ad approfondire la conoscenza di storie, persone e opere che arricchiscono Asti, dedicata questa volta... a noi astigiani

Zygmunt Bauman è stato un sociologo, filosofo ed accademico polacco, padre della cosiddetta teoria della società liquida. Quando iniziò ad elaborarla, una ventina d’anni fa, dubito si aspettasse che l'espressione diventasse oggi quasi di uso comune. All’origine della crisi del concetto di comunità, l’individualismo, conseguenza della perdita di certezza del diritto e di punti di riferimento istituzionali e culturali. Ecco allora emergere come valore l’apparire, ecco l’esasperazione del consumismo.

C’è un modo per sopravvivere alla liquidità e cosa c’entra con Asti?

Tra le poche vie percorribili, Bauman ipotizzava un asse fra passato, presente e futuro, legando scelte ed evoluzione sociale ad una sequenza dove il tempo non è una trama di attimi, ma una curva più lunga.

Da qui l’importanza del passato, della storia, per ricreare comunità. Punto di partenza e di riferimento per consolidare l’orgoglio identitario.

La bellezza di Asti e del territorio che la circonda sono frutto di una lunga storia. A partire dal nostro grande Medioevo, con l’enorme sviluppo di commercio e finanza, così come di arte e cultura, fino all’Ottocento, si è costruita la base cognitiva su cui può/deve poggiarsi l’identità astigiana.

Che noi si viva in un posto bellissimo, aldilà che sia il titolo di questa rubrica, spero sia chiaro a tanti, se non a tutti; essere astigiani, orgogliosi astigiani, significa allora avere conoscenza e coscienza del grande passato e del suo grande potenziale per il futuro. Se allora è così evidente l’importante storia di Asti e la sua bellezza, lo è anche il non averle ancora valorizzate per sviluppare turismo. Per creare economia.

La città ha un’offerta ricettiva ampia e diversificata, ma con occupazioni medie annuali assolutamente sotto media regionale e nazionale. Le presenze turistiche, da anni, attorno a 100.000, conseguenza di soli 45.000 arrivi. Abbiamo un’offerta museale ricca, ma ancora relegata a fruizione locale, monumenti incredibili, arte e tradizioni da farci temere per concorrenzialità da molte altre importanti destinazioni eppure continua a non funzionare. Di turisti neanche l’ombra.

Come in qualsiasi gioco di gruppo, gli obiettivi, in questo caso di sviluppo territoriale, sono comunque più facilmente raggiungibili se portati avanti con spirito di squadra e partecipazione. Certo non è ruolo di un cittadino di farsi promoter delle bellezze della sua città, forse potrebbe esserlo quello di una comunità. Le reti sociali, qui, un possibile strumento. Condividete.

Storie importanti, persone speciali e luoghi eccezionali: questo è Asti. Si iniziasse a raccontarne in giro per l’Italia ed il Mondo, non più così difficile oggi grazie a tecnologia e reti sociali, saremmo letteralmente invasi da turisti. Ora assenti. Non lo fanno gli Enti delegati, proviamoci noi astigiani a riprova della considerazione che viviamo in un posto bellissimo.

Davide Palazzetti

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