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Attualità | 13 maggio 2019, 16:07

Esercitazione per 32 speleologi nell'Abisso della Donna Selvaggia, a Garessio (CN)

Hanno partecipato all’intervento, per il recupero di un ferito a 200 metri di profondità, durato circa 20 ore, i tecnici del Soccorso Speleologico del Piemonte e della Valle d'Aosta

Esercitazione per 32 speleologi nell'Abisso della Donna Selvaggia, a Garessio (CN)

Pochi ambienti sono difficili e affascinanti al tempo stesso come le grotte. E in pochi ambienti le operazioni di soccorso sono complicate come quando si scende a centinaia di metri di profondità, in ambienti bui, dove il tempo scandito dal ciclo solare non esiste, dove gli spazi sono angusti e inospitali. 

Ed ecco perché è necessario un costante addestramento. Per entrare in grotta ma ancora di più per soccorrere qualcuno che si fa male al suo interno.

Ad aprile 2018 erano stati oltre 100 i tecnici speleologi intervenuti per il soccorso di uno speleologo rimasto bloccato all'interno della grotta della Mottera, in Val Corsaglia. Un numero quasi inspiegabile per chi non sa quanto sia difficile e laborioso un intervento in grotta.

Con una barella i tempi si allungano di 7/8 volte, ci sono delle zone dove la barella non passa e che richiedono l'intervento di alcuni tecnici abilitati all'uso di microcariche, per allargare il passaggio. Inoltre serve una squadra per ogni pozzo, pozzo che viene attrezzato con carrucole e contrappesi in modo da poter far salire la barella. Senza contare che, dopo un po' di ore, si perde la lucidità e le squadre si devono dare il cambio. Ogni errore può costare caro ed è meglio avere energie e mente fresca.

Sabato 11 e domenica 12 maggio, all'Abisso della Donna Selvaggia, Valdinferno, nel comune di Garessio, c'è stato il primo dei tre addestramenti annuali - previsti dalla Scuola Nazionale Tecnici Soccorso Alpino Speleologico - che coinvolgono i tecnici del Soccorso Speleologico del Piemonte e della Valle d'Aosta e che appartengono ad un'unica delegazione.

La grotta, conosciuta sin dagli inizi degli anni ’60 e caratterizzata da un deciso sviluppo verticale oltre che dalla bellezza e ricchezza delle sue concrezioni, attira ogni anno speleologi provenienti da tutto il Piemonte e dalle regioni limitrofe e ospita corsi di speleologia caratterizzati da gruppi numerosi di allievi ed insegnanti. In questo contesto risulta fondamentale il presidio del CNSAS che garantisce in caso di incidenti un intervento medicalizzato tempestivo.  

L’esercitazione, oltre che a rafforzare la conoscenza del territorio e della grotta tra i propri membri provenienti da tutto il Piemonte, ha avuto lo scopo di verificarne le competenze tecniche come da linee guida della SNaTSS, che prevede per ogni volontario il superamento di un esame di mantenimento della qualifica ogni tre anni.  

Le operazioni sono iniziate sabato 11 con l'invio di una squadra di primo intervento partita dal magazzino di Garessio, e contemporaneamente di altre due squadre dalle basi operative di Cuneo e Torino. La prima squadra ha sempre, tra i suoi componenti, un medico o un infermiere.

Il primo gruppo ha tempestivamente raggiunto l'ingresso - a quota 1310 m - e quindi il luogo dell'incidente simulato a -200 m di profondità, calandosi nella grotta con tecniche di progressione su corda. I membri della squadra hanno quindi prestato il primo soccorso e condizionato il figurante, compiendo una prima valutazione delle condizioni mediche accuratamente registrate su di un'apposita scheda.  

Nel frattempo, i volontari provenienti da Cuneo e Torino giunti sul posto hanno approntato una linea telefonica in grado di garantire le comunicazioni da ogni punto della grotta all'ingresso e, da qui, al campo base, dove è stata allestita la Direzione delle Operazioni. 

Trasmesse all'esterno le condizioni del ferito, è stato pianificato il recupero con l'invio all'interno della grotta di un medico e di un infermiere del CNSAS, entrambi abilitati agli interventi in ambiente ostile, che lo hanno ulteriormente condizionato e predisposto per il trasporto.  

In seguito, quattro squadre di tecnici attrezzisti si sono alternate lungo il percorso allestendo sistemi di recupero su corda che hanno permesso alla barella con il ferito - accompagnata dai tecnici barellieri e supervisionata costantemente dai sanitari e dal capo squadra - di risalire in condizioni di sicurezza fino a raggiungere l'esterno.

Tutte le operazioni si sono svolte sotto il continuo monitoraggio da parte degli Istruttori Regionali della SNaTSS che hanno avuto modo di valutare attentamente le competenze dei tecnici.  

L'esercitazione è proseguita senza interruzioni durante la notte e si è conclusa domenica 12 con un pieno successo: uno dei due Aspiranti Operatori di Soccorso (AOS), ammesso lo scorso anno al percorso di formazione, ha progredito certificandosi come Operatore di Soccorso Speleologico (OSS), tre dei quattro OSS hanno completato il percorso biennale di formazione, certificandosi come Tecnici di Soccorso Speleologico (TSS), mentre altri 12 volontari hanno brillantemente superato la verifica di mantenimento. Le operazioni hanno coinvolto in totale 32 partecipanti.

Barbara Simonelli

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