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Cronaca | 25 maggio 2019, 11:19

Lavoratori dipendenti, disoccupati, studenti universitari: ecco chi sono gli acquirenti della coca astigiana

Solo una piccola percentuale dei circa 300 segnalati nell'ambito dell'operazione "Drug Queen" era già nota alle Forze dell’Ordine. Il rimanente 80% è composto da “insospettabili” che, spesso, cercavano lo sballo per il fine settimana

Spaccio nella centralissima piazzetta Italia

Spaccio nella centralissima piazzetta Italia

Gente comune, in gran parte lavoratori dipendenti o disoccupati, che cercava “lo sballo” per il fine settimana a chiusura di una settimana di lavoro.

E’ questo, in estrema sintesi, il “ritratto” che emerge analizzando i dati relativi i circa 300 assuntori di stupefacenti identificati nell’ambito dell’operazione “Drug Queen”. Circa un 20% del totale risultano essere assuntori abituali, volti e nomi già noti alle Forze dell’Ordine perché segnalati in precedenza o perché gravati da qualche precedente penale, ma il rimanente 80% di clientela è composto da persone precedentemente mai associate a fatti di droga.

Scendendo maggiormente nel dettaglio, si può notare come la stragrande maggioranza degli acquirenti (circa il 75%) viva in città, con forte predominanza di residenti nelle aree limitrofe le basi di spaccio (i palazzi occupati di corso Casale e corso Volta). Un 22% di quanti si rifornivano presso la rete di spaccio sgominata dai carabinieri è invece risultata residente in provincia – equamente distribuita tra nord, centro e sud – mentre il rimanente 3% è composto da assuntori torinesi o alessandrini che sporadicamente si rifornivano qui delle dosi.

Come già accennato, per quanto riguarda l’ambito professionale la maggior parte (circa il 45%) dei clienti sono risultati lavoratori dipendenti (operai generici, commessi, camerieri, bariste, parrucchiere); seguiti da un 35% di disoccupati o lavoratori in nero che, a fronte di minori disponibilità economiche, spesso optavano per il crack anziché per la più costosa cocaina; quindi un 15% di studenti universitari (categoria in cui rientra anche l’acquirente più giovane, classe 2000) e una sparuta minoranza (circa il 5%) di lavoratori autonomi quali piccoli imprenditori o commercianti. Non figurano invece figure di maggior spicco professionale che evidentemente, quando e se consumano stupefacenti, si riforniscono mediante canali meno “ai margini” della società.

Veniamo infine all’aspetto indubbiamente più interessante dell’analisi, ovvero quello relativo le fasce d’età e il sesso dei consumatori identificati. Per quanto concerne quest’ultimo aspetto, vi è una nettissima prevalenza di uomini (le donne si attestano, percentualmente, a circa il 17% del totale) mediamente giovani. La quota percentualmente più rilevante (il 42% del totale), infatti, è quella relativa persone nate tra il 1991 e il 2000; seguita dalla generazione precedente, ovvero i nati tra il 1981 e il 1990, che fa registrare il 37%; quindi un 20% di nati tra il 1971 e il 1980 e un ridottissimo 1% di nati nel decennio compreso tra il 1960 e il 1970.

Gabriele Massaro

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