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Cronaca | 10 luglio 2019, 11:25

Nizza Monferrato, 730 gonfiati per agevolare rilascio di permessi di soggiorno: alla sbarra due consulenti fiscali

I professionisti coinvolti in un’indagine svolta dalla locale Tenenza della Guardia di Finanza sulle dichiarazioni dei redditi di venti cittadini di nazionalità marocchina

Immagine di repertorio

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Truccavano le dichiarazioni dei redditi di cittadini extracomunitari per consentire loro di ottenere o rinnovare permessi di soggiorno. E’ l’accusa che pende sul capo di due consulenti fiscali albesi, imputati in un procedimento aperto dal Tribunale di Alessandria.

I fatti, oggetto di un’indagine condotta dalla Tenenza della Guardia di Finanza di Nizza Monferrato, risalgono al periodo 2009-2013.

Insieme a venti cittadini di nazionalità marocchina, nei guai sono finiti i due professionisti albesi, accusati in buona sostanza di avere certificato falsamente le dichiarazioni reddituali degli extracomunitari, attestando la presenza di compensi da loro mai realmente percepiti per soddisfare in questo modo i requisiti previsti dalla normativa per il rilascio dei permessi.  

Così facendo, tramite il centro di elaborazione dati presso il quale operavano, i due – un uomo e una donna, difesi rispettivamente dall’avvocato albese Roberto Ponzio e dal collega del foro alessandrino Piero Gallo – avrebbero quindi indotto in errore i funzionari dell’Ufficio Stranieri della Questura di Asti preposti al rilascio dei documenti di soggiorno.

Giunto alla fase dell’udienza preliminare, il processo ha già subito diversi rinvii. L’ultimo è arrivato all’udienza svoltasi nei giorni scorsi, quando un impedimento del giudice per le indagini preliminari Giorgia De Palma ha reso necessario aggiornare il procedimento al 6 febbraio 2020.

"Il mio cliente non ha svolto un ruolo operativo e ritengo sia quindi estraneo all’imputazione che gli viene contestata – dichiara l’avvocato Ponzio –. I fatti risalgono peraltro al periodo 2009-2013 e da parte nostra avremmo interesse a chiudere il più velocemente questa vicenda, anche perché un giusto processo ha tra le proprie condizioni quella di una ragionevole durata".

Ezio Massucco

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