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Attualità | 11 luglio 2019, 09:17

Asti. "Tutti sanno che senza un progetto sociale i campi Rom non si superano". Il consigliere Mario Malandrone risponde all'iniziativa del vicesindaco Coppo

Il vicesindaco qualche giorno fa aveva razionato l'acqua nel campo, ricevendo il plauso di Giorgia Meloni e l'attenzione dei media nazionali

Mario Malandrone

Mario Malandrone

Riceviamo e pubblichiamo una nota del consigliere comunale Mario Malandrone sul razionamento dell'acqua, effettuato dal vicesindaco Marcello Coppo, nel campo Rom.

Ho chiarito la questione con il Comune, mi dicono che i limitatori sono stati apposti solo al Campo dei Sinti, che ha un debito molto più grande seppur più piccolo in abitanti e fa uso massivo di acqua pare anche in modo esagerato. Al campo rom che incide meno sul debito non ancora posti limitatori e per realizzare questo per ora si aspetterà in quanto non è ancora stato scelto di intervenire per problemi tecnici, per fare piani di rientro e perché la quota di debito è molto inferiore rispetto alla cifra di cui di parla e dove pare se ne usi molta meno. Le stesse perplessità che ho manifestato sul campo Rom hanno fatto scegliere di aspettare ad adottare tali misure.

La mia opinione sul campo Rom rimane immutata e per questo spero si trovi una soluzione e un rientro e impegno da parte delle parti. Una campagna elettorale giocata a dichiarare che si sarebbero "chiusi " i Campi Rom: chi con un accento più da "ruspa", chi con un richiamo rigoroso alle regole comuni, chi inseguendo l'idea che si potevano superare.

Eppure la storia dei Rom ad Asti non ha mai avuto tanto rigore: li si spostò a seconda dei problemi, sempre in situazioni emergenziali, con regole e gestioni dei campi che contrastavano con il rispetto di regole che si esigevano da loro. Anche l'attuale campo, nacque da emergenze.

Gli stessi impianti idrici hanno sempre avuto problemi e sfiderei la coerenza della politica a dire che tutto questo debito che imputiamo a loro sia dovuto all'uso dell'acqua da parte dei Rom. Passati due anni l'unica cosa fatta è avere intestato a un responsabile del Campo circa 50 utenze.

Tutti sanno che senza un progetto sociale il campo non si supera, ovunque in Europa è avvenuto investendo idee e scelte, non semplicemente chiudendo rubinetti. Un tentativo quello dell'ex assessore all'istruzione di favorire i bimbi Rom ad andare a scuola attraverso il pedibus, educatori sul pulmino coraggioso e di contrasto il voler muscolarmente far rispettare conti che si sono accumulati per mille problematiche.

I famosi centinaia di migliaia di euro di acqua non sono dovuti semplicemente all'uso che in questi due anni si è fatto dell'acqua da parte dei rom
Dopo un po' si scopre che le utenze gestite da un super amministratore di "condominio" non funzionano. Ricordiamoli  i precedenti del campo, il budello a fianco dei Sinti, con due "cessi" e qualche rubinetto e tubi di plastica che perdevano, i nuovi bagni del nuovo campo dal 2004 (due per 230 persone, rubinetti che si rompono, perdite). Ora che la bolletta è intestata al super amministratore che dovrebbbe ripartire spese, i debiti accumulati sull'acqua vanno ripartiti.

E così  si legge "Se entro pochi giorni non sarà effettuato il versamento farò attivare il sistema di razionamento dell’acqua su tutto il campo. Questo significa che garantiremo a ogni residente il consumo di 80 litri al giorno". “

"Risparmieremo il 90 per cento di acqua", assicura Coppo che ha spiega concretamente come operano le valvole installate sull'impianto idrico del campo. "Una elettrovalvola permette un'erogazione a fasce orarie - dice - Inoltre se le valvole vengono manomesse, si interrompe completamente il flusso d'acqua. Questo provvedimento è un passo verso l'obiettivo che è trovare una soluzione per la chiusura di questi campi".

Di quel debito è in parte responsabile il campo, in parte no, lo sappiamo tutti...e così il risparmio in acqua, diventerà spesa sociale : abbandono scolastico, sanità. Coppo parla di risparmio, ma sa bene che ci saranno spese ancora più grandi, parla di chiusura ma non ha nessun progetto se non razionare l'acqua.

Si pensi che 80 litri di acqua servono a una persona a malapena per una doccia e cucinare.
Ogni scarico di gabinetto 8 litri, una doccia 50 litri, cucinare e lavare piatti 30 litri. La razionalizzazione peggiorerà solo le condizioni dei minori (circa 130), un gioco che costerà ancora di più socialmente.
Nella città di De Andrè si preferisce più che lavorare sodo per risolvere le problematiche, trasformare non proprio poeticamente quel luogo ancor più in un "pozzo di piscio e cemento " e lo si fa goccia a goccia.

Mario Malandrone

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