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Cronaca | 13 settembre 2019, 17:00

Picchiava e minacciava di morte la convivente e le altre donne della sua famiglia

L'uomo, un imprenditore astigiano di 49 anni, è stato condannato a 3 anni e 3 mesi di carcere

Picchiava e minacciava di morte la convivente e le altre donne della sua famiglia

Vivevano in un clima di terrore. Subivano da anni violenze fisiche e verbali. Venivano perseguitate a casa e fuori. Erano vittime di aggressioni e botte che l'uomo sfogava su di loro. Le vittime erano la convivente e il figlio, la sorella e la madre di quell'uomo che è stato condannato in primo grado a tre anni e tre mesi di reclusione.

E' la sentenza del giudice Giulia Bertolino nei confronti di Andrea N., 49enne residente in una frazione cittadina, accusato di maltrattamenti e lesioni. Intimidazioni e reazioni violente su questioni banali. Le donne della famiglia e il bimbo di pochi anni erano abituate ad essere soggiogate e terrorizzate.

Il quarantenne, che ha una ditta di pulizie è accusato di aver usato violenze ripetute e costanti, che avvenivano ogni giorno in quella casa dove abitavano tutti insieme, fino alla denuncia tanto temuta dalla convivente, ma che alla fine ha deciso di sporgere. Era partito da qui l'iter giudiziario, che ha portato alla condanna in primo grado.

"Sono emersi fatti e testimonianze che mettevano in evidenza la violenza di Nebbiolo" ha detto l'avvocato di parte civile Alberto Bazzano al termine dell'udienza. L'imputato, difeso dall'avvocato Davide Gatti, non si è mai presentato in aula.

Secondo quanto emerso dalle testimonianze raccolte, il quarantenne che è a piede libero, ma ha il divieto di avvicinarsi alla famiglia, minacciava col coltello la compagna, picchiava la madre e la sorella, in casa e fuori. "Quelle donne - ha raccontato il legale - vivevano nel terrore. Lui le raggiungeva al lavoro e nei bar e le aggrediva". Una delle aggressioni era avvenuta in una rivendita di kebab.

La convivente aveva sempre avuto paura di denunciarlo alle forze dell'ordine. Dormiva con lo spray al peperoncino sotto al cuscino. Ora lei si trova in un luogo protetto col figlio e lui è a piede libero. La fidanzata veniva percossa e minacciata di morte anche nel negozio dove lavorava. I primi segni di violenza li aveva dati quando lei era incinta. Era finita al pronto soccorso due volte. Poi le aggressioni verbali quotidiane e gli insulti. "Sei una madre di merda", "Ti uccido" e le percosse.

La donna veniva vista spesso con lividi evidenti. Anche la sorella ha testimoniato le violenze che aveva subito. Ha raccontato di quella volta che era stata colpita alla testa con una ventina di pugni. Poi i colpi che incassava per cercare di farlo smettere di accanirsi contro la compagna. Alzava le mani persino sul bambino, lo puniva e lo chiudeva in una stanza.

I racconti tragici emersi in aula hanno portato il giudice alla condanna. Il vice procuratore aggiunto aveva chiesto una pena di sei anni di reclusione.

M.M.

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