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Cronaca | 02 novembre 2019, 15:54

Per gli inquirenti tentò di avvelenare il marito: concessi i domiciliari alla "mantide" braidese (VIDEO)

Accolta dal Tribunale di Asti l'istanza dell'avvocato della donna. La 49enne fu arrestata nel dicembre scorso dopo una segnalazione partita dall’ospedale "Santo Spirito" di Bra

Un frame tratto dai video acquisiti dai Carabinieri del NAS

Un frame tratto dai video acquisiti dai Carabinieri del NAS

Dopo dieci mesi di reclusione nel carcere torinese delle Vallette ha ottenuto gli arresti domiciliari Laura Davico, la donna braidese arrestata lo scorso 28 dicembre con la grave accusa di aver avvelenato il marito, il 55enne Domenico Dogliani.

Nei giorni scorsi il giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Asti, dottor Federico Belli, ha infatti accolto l’istanza avanzata dall’avvocato albese Roberto Ponzio, che da alcuni giorni ha assunto la difesa della donna, all’epoca dei fatti 49enne, sostituendo la custodia cautelare alla quale era sottoposta dal giorno del fermo agli arresti domiciliari ora concessi presso la residenza della madre, in Cherasco, e autorizzandola a raggiungere il luogo senza scorta.

Concluse intanto le indagini coordinate dalla Procura astigiana, si attende a giorni la fissazione dell’udienza preliminare e il via al procedimento nel quale Laura Davico dovrà rispondere di avere attentato alla vita del coniuge. Il capo d’imputazione pendente sulla donna è di tentato omicidio aggravato. Le indagini sul caso erano partite grazie a una segnalazione arrivata dalla direzione sanitaria dell’ospedale "Santo Spirito" di Bra, fortemente allarmata dagli esiti degli esami del sangue dell'uomo, da qualche tempo ricoverato nel reparto di Medicina semintensiva del nosocomio braidese dopo un precedente ricovero alle Molinette di Torino per una grave crisi respiratoria.

Nel sangue dell’uomo erano infatti presenti sostanze non prescritte di anticoagulanti orali e farmaci antiglicemici uniti a una molecola detta "bromadiolone", presente nei topicidi. Partirono allora tempestive indagini che, condotte anche con l'ausilio delle telecamere, portarono presto a individuare nel profilo della moglie quella "mano esterna" sospettata di aggiungere la sostanza ai pasti e alle bevande del marito.

L’avvocato Roberto Ponzio: "La persistenza della restrizione carceraria, che durava da dieci mesi, appariva sproporzionata. Perizie specialistiche e dati di letteratura scientifica potranno valutare le modalità del fatto e l’idoneità omicidiaria delle sostanze somministrate al marito. La detenzione carceraria ha avuto un fortissimo impatto sulla mia assistita tanto a livello fisico, quanto su quello psicologico. Attualmente la donna si trova in un grave stato depressivo e in una condizione di volontario isolamento dall’ambiente circostante. Gli arresti domiciliari presso la madre le consentiranno di ricevere cure idonee a superare l’inquietante stato di labilità emotiva in cui attualmente versa, in quanto potrà beneficiare di un supporto psicologico continuativo, non fruibile in ambiente carcerario".

Redazione

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