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Cronaca | 05 novembre 2019, 16:21

5-6 novembre 1994. L'alluvione divide in due la città di Asti. Disastri anche a Canelli, Castello D'Annone, Cerro e Rocchetta Tanaro

"Nonostante tutto ricordo soprattutto il silenzio surreale". Così Alberto Bianchino, sindaco "dell'alluvione"

Immagini dal Don Bosco, centro di accoglienza (ph. Vittorio Ubertone)

Immagini dal Don Bosco, centro di accoglienza (ph. Vittorio Ubertone)

Un silenzio surreale sulla città. È la prima sensazione che balza alla memoria a chi chiede un ricordo di 25 anni fa.

E poi devastazione, lacrime, acqua, fango, melma e un odore che a distanza di tanto tempo è ben radicato in un angolo del cervello.

I fatti, dopo 25 anni, sono noti, i lavori sono stati portati avanti e il grande lavoro della Protezione Civile, nata proprio in quell’occasione è sotto gli occhi di tutti.

Ma era il 1994 e quel sabato notte 5 novembre, una parte della città di Asti vedeva una pioggia forte. Poco più a sud la distruzione.

Una città divisa in due. E poi Canelli, Castello D'Annone, Cerro Tanaro, Rocchetta Tanaro.

I RICORDI

Chi scrive ricorda una domenica 6 novembre con una sveglia allegra, due bimbe e l’idea del compleanno del nonno. Accende la radio per la quale lavorava (Radio Asti Doc) e dopo qualche canzone e intrattenimento goliardico, lo speaker disse, in modo che a distanza di anni fa sorridere ma che fu l’inizio di un incubo “Mi dicono che c’è l’alluvione”. Attonita chiamo la mia amica, il telefono è occupato e con un sorriso penso che forse è al telefono con il suo amore.

In realtà, abitando in via Ticino, era completamente alluvionata e guardava disperata dalla sua finestra l’acqua e il tettuccio della sua macchina, mentre il suo magazzino era andato completamente perduto. Il telefono fuori uso, il gas staccato e una sensazione di impotenza attanagliava lei e tanti altri astigiani.

Ma non lo sapevo. Non lo sapevo ancora.

LA RADIO... LE PERSONE SI CERCAVANO ATTRAVERSO LE FREQUENZE

Le notizie che arrivano dalla radio intanto sono terrificanti. Gente sui tetti, persone che chiedono aiuto e il titolare della radio che grida la sua disperazione. Aveva perso tutto.

La radio si trovava al Don Bosco e non ci ho pensato due volte ad andare per vedere cosa potessi fare. E da lì, per due giorni non siamo più usciti. La radio diventa un centro fondamentale per la ricerca delle persone e gli aiuti. Il Don Bosco stesso diventa centro di accoglienza. Decidiamo di improvvisare una maratona di solidarietà con artisti che potessero dare messaggi di solidarietà ma anche supporto fattivo.

Arriva Nek, sconosciuto artista che, da Torino, ci ascolta e viene di persona a consegnare un assegno di 400mila lire, arriva Giorgio Faletti a cercare la mamma che era stata alluvionata, Danilo Sacco, I Farinej d’la Brigna, il Gabibbo e tanti altri che vivono con noi i giorni dell’alluvione. Pochi metri più in giù, in piazza del Palio si va con il gommone. A Canelli ci sono dei morti.

IL SINDACO

Alberto Bianchino era sindaco di Asti, anzi definito a lungo il sindaco dell’alluvione. “Un’allerta vera non c’era stata, i bollettini non davano una situazione così drammatica. La perturbazione si era fermata sull’Atlantico e aveva colpito il Piemonte. Era una cosa che ci ha sorpreso, non eravamo preparati per affrontare queste situazioni. Le amministrazioni non si dedicano abbastanza alla tutela del territorio”.

Un sindaco appena eletto che si ritrovò in una situazione totalmente inaspettata e drammatica. ”Un evento grande, insolito che grazie all’aiuto di tanti è stato affrontato bene. Quando capita un fatto del genere dove saltano le comunicazioni, il mio problema era capire cosa stesse esattamente succedendo alle persone, al depuratore, a San Fedele. Si viaggiava con sistemi antichi, con il passaparola che oggi a ricordarlo è una totalmente angosciante. Se l’evento succedesse oggi rimarremmo comunque senza telefonini e saremmo forse spiazzati allo stesso modo. Ricordo, nonostante tutto, il silenzio sul ponte di corso Savona. Non si sentiva un rumore”.

Betty Martinelli

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