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Sanità | 21 novembre 2019, 08:03

L’esempio di San Giuseppe Cottolengo ai nostri giorni. Se ne è parlato martedì in un incontro

Una serata di riflessione su sanità e solidarietà con don Carmine Arice

L’esempio di San Giuseppe Cottolengo ai nostri giorni. Se ne è parlato martedì in un incontro

Martedì si è svolta al Circolo culturale San Secondo di Asti un appuntamento di approfondimento intitolato “Il dono del Santo Cottolengo per una sanità più equa e per tutti”, evento incentrato sulla figura del santo torinese che molto ha seminato per la salute degli ultimi. L’incontro, era promosso da Federsanità Anci Piemonte in collaborazione con la Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino e il Comune di Asti.

Essere Vangelo, non assistenzialismo, non filantropia ma Vangelo”. È con la frase di papa Francesco che don Carmine Arice, padre generale della Piccola casa della Divina Provvidenza ha iniziato la sua relazione.

Essere Vangelo per andare incontro agli ultimi per agli indigenti, nello spirito del santo Giuseppe Cottolengo che davanti alla tragedia umana di un padre che insieme ai figli piccoli piangeva sul corpo esanime della moglie, si è detto: “Come puo’ l’uomo credere a Dio Onnipotente se vive queste tragedie”.

E, dalla morte di quella donna, da quella tragedia è nata l’ispirazione per la Piccola casa della Divina provvidenza che, ormai ha radici in buona parte del Mondo.

Accogliere le persone non come dei numeri da mettere in lista d’attesa a come individui, ognuno con la loro storia, diversa dalle altre storie che si incontrano ogni giorno.

Riflessioni a tutto campo sul valore della salute e della persona. Riflessioni sulle povertà che, per padre Arice sono sostanzialmente 4 “Povertà economica, culturale, di salute e di spirito”, dove quella dello spirito non è di fede o religiosa ma molto più semplicemente nel comprendere qual è il proprio ruolo nella quotidianità e il proprio adattamento alle situazioni.

"È vero – continua il superiore dei cottolenghini -, che c’è molta più attenzione ai disabili da parte di ambienti come la scuola e, in generale, a livello sociale, ma ci si sta dimenticando degli anziani. Per questo le nuove vittime dello scarto sociale sono proprio gli anziani e, in particolar modo i non autosufficienti. Solo la nostra casa di Torino segue 1500 anziani praticamente abbandonati e soli e, conclude don Arice – ammazza di più la solitudine della morte stessa”.

Quello che cerchiamo di fare ogni giorno – ha ancora affermato Padre Arice nelle sue conclusioni - è dare concretezza in terra a quello che ha origine in cielo”.

In questo si inserisce la volontà da parte del Comune di Asti, che condivide con il suo primo cittadino Maurizio Rasero, il concetto di “non lasciare indietro nessuno – ha affermato -. Questa sera abbiamo avuto motivazioni importanti per muoverci su questa strada. Il ringraziamento mio e della mia amministrazione ad aver portato un messaggio di grande significato umano e di solidarietà”

Redazione

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