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Attualità | 16 dicembre 2019, 10:44

Asti continua a non svettare nella classifica del ‘Sole’, ma in Piemonte c’è chi fa peggio

Indici particolarmente negativi per inquinamento, sport e aspettativa di vita. Decisamente bene, all’opposto, i valori relativi i tempi della giustizia

Asti continua a non svettare nella classifica del ‘Sole’, ma in Piemonte c’è chi fa peggio

Quest’oggi, come avviene puntualmente ormai da trent’anni, il quotidiano economico Il Sole 24 Ore ha pubblicato la propria classifica di vivibilità nelle 107 province italiane. Una accurata analisi, basata su ben 90 indicatori, che offre ancora una volta il quadro d’insieme di un Paese scisso, con un rilevante divario di benessere tra il Nord e il Sud.

Guardando alla classifica vera e propria, sul gradino più alto del podio delle città in cui la qualità della vita è più elevata troviamo ancora una volta Milano, a riprova che il capoluogo lombardo è di fatto la vera “capitale economica” del Paese (quella reale, ovvero Roma, è 18esima) e può vantare una vivacità, anche culturale, che altrove non ha pari riscontri. Secondo gradino del podio per Bolzano e medaglia di bronzo per Trento, seguita da Aosta: conferma, quindi, della maggior qualità della vita che caratterizza questi capoluoghi dell’arco alpino. Veri e propri gioielli, evidentemente ben amministrati, che va però ricordato godono anche di una gestione autonoma a livello provinciale.

La classifica delle prime dieci città prosegue poi con un’altra città “di confine”, ovvero Trieste, alle spalle della quale si posiziona la provincia di Monza e Brianza con un balzo in avanti di ben 17 posizioni. Settima posizione per Verona, seguita da Treviso, Venezia e Parma.

Rovesciando la classifica, ovvero guardando alle posizioni dalla 100 alla 107esima e ultima, troviamo nell’ordine Messina, Trapani, Agrigento, Vibo Valentia, Enna, Foggia, Crotone e Caltanissetta. Ovvero tutte province del sud Italia, con una netta prevalenza negativa della Sicilia.

 

In Piemonte svetta ancora la 'provincia Granda', malissimo Alessandria

Venendo invece all’analisi delle province piemontesi, la posizione migliore se la aggiudica Cuneo (21esima contro il 28esimo posto del 2018), che brilla particolarmente per quanto concerne gli indicatori di “ambiente e servizi” dove si posiziona al settimo posto. Alle spalle della ‘provincia Granda’ troviamo Torino (33esima, l’anno scorso era 38esima), che si distingue negli indicatori di “ricchezza e consumi” (è quinta) e “affari e lavoro” (14esima). Sempre nel gruppone delle prime 40 troviamo anche la provincia di Novara (38esima, quindi un bel balzo dalla 52esima piazza del 2018), posizionata in modo particolarmente brillante sul fronte di “ricchezza e consumi” dov’è 12esima su scala nazionale.

Tutte le altre province piemontesi, compresa naturalmente quella in cui viviamo, sono relegate nella seconda metà della classifica in cui, al sessantaduesimo posto (era 46esima nel 2018), troviamo la provincia di Vercelli che ottiene un risultato particolarmente brillante (13°) in relazione agli indicatori su “giustizia e sicurezza”. Poco più sotto, ovvero alla sessantaseiesima piazza, si posiziona Asti (che perde sei posizioni e sulla quale torneremo con un approfondimento nel proseguo di questo articolo). La nostra provincia sopravanza di un soffio, ovvero 2 sole posizioni, il Verbano-Cusio-Ossola (era 48esimo l’anno scorso) che però fa il paio con Vercelli per celerità nei processi e basso indice di criminalità. La ben poco ambita maglia nera regionale se la aggiudica pertanto la provincia di Alessandria, 83esima contro la 62esima posizione del 2018, zavorrata soprattutto dai valori inerenti “ambiente e servizi” (107esima e ultima su scala nazionale) e “demografia e società” (104esima), mentre ben figura in merito a “ricchezza e consumi” (17esima)

 

Ad Asti processi (relativamente) brevi, ma resta la zavorra dei furti in abitazione

Spendendo qualche parola in più in merito agli indicatori che hanno portato al risultato complessivo astigiano, va rimarcato in particolare il pessimo 96esimo posto per quanto concerne “demografia e società”, con un tasso di mortalità decisamente elevato e un valore di speranza di vita alla nascita che si attesta a 82,3 anni (dato Istat). Valori su cui incide molto il tasso di mortalità per tumore, pari a 17,4 decessi ogni 1.000 abitanti nel quinquennio (dato Istat). Altro ambito in cui non spicchiamo (79°) è quello relativo la “cultura e tempo libero”, con pessimi riscontri soprattutto per quanto concerne l’indice di sportività (85° con un indice di 0.6) e la presenza di palestre ogni 100.000 abitanti (96°). Sulla classifica pesano poi molto i valori relativi “ambiente e servizi”, con un indice del clima pessimo (87° su scala nazionale) e un valore di PM10 ancor più sconfortante (99° con una concentrazione media di 33,5 microgrammi/mc).

Va invece un po’ meglio se si guarda ai valori economici (42esimi per “ricchezza e consumi” e 41° per “affari e lavoro”) e all’ambito della “giustizia e sicurezza” dove ci attestiamo al 47esimo posto. Acclarato l’ormai abituale ultimo posto nazionale per i furti in abitazione, otteniamo risultati migliori su altri fronti correlati alla sicurezza con processi più brevi che altrove (12° piazza per le cause pendenti ultratriennali, 8° per la durata media delle cause civili) e una bassissima incidenza di reati legati agli stupefacenti (7° con 28,4 denunce ogni 100.000 abitanti)

Gabriele Massaro

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