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Cronaca | 25 febbraio 2020, 16:51

Gli agenti di polizia penitenziaria sono esposti a gravi rischi legati al coronavirus

Lo scrive, in una lettera inviata al ministro Bonafede, il Segretario Generale O.S.A.P.P. (Organizzazione Sindacale Autonoma polizia penitenziaria)

Una foto d'archivio del carcere di Asti

Una foto d'archivio del carcere di Asti

I rischi di diffusione del coronavirus Covid-19 riguardano, naturalmente, anche il personale di polizia penitenziaria operante nelle carceri italiane, ragion per cui Leo Beneduci, Segretario Generale O.S.A.P.P. (Organizzazione Sindacale Autonoma polizia penitenziaria) ha scritto in merito al ministro della Giustizia, On. Alfonso Bonafede, e per conoscenza ai gruppi parlamentari.

Premessa la volontà di “non alimentare condizioni di grave tensione”, il leader sindacale chiede vengano prese in particolare considerazione alcune specifiche situazioni quali quelle:

  • dei colloqui dei detenuti laddove e, come sta comunque avvenendo, i parenti dei ristretti e i soggetti autorizzati possono pervenire all’istituto penitenziario dalle zone soggette a contagio;

  • dai generi alimentari per i quali il personale di polizia penitenziaria è tenuto ad effettuare i necessari controlli e che altrettanto possono pervenire da zone a rischio;

  • degli art.21 (lavoro all’esterno) oltre che per i ristretti che fruiscono di permessi, che altrettanto potrebbero avere contatti con persone a rischio contagio;

  • dei piantonamenti in ospedale, per la presenza di soggetti contagiati all’interno degli stessi nosocomi, ovvero per i contatti con pubblico e soggetti provenienti da tali zone;

  • per coloro che pervengono dalla libertà al carcere e che pur non presentando particolari sintomatologie possono essere portatori di contagio, non risultando le sedi penitenziarie destinatarie/munite dei necessari controlli preventivi quali “tamponi” e analisi del sangue;

  • del personale di polizia penitenziaria che si reca in congedo o in permesso oppure proviene dalle zone soggette a contagio ove risiedono i familiari o che sono sede dei propri interessi, ovvero che potrebbe rischiare di non potervisi recare ovvero di non potere far rientro nelle sede di lavoro;

  • dei corsi di formazione quali gli attuali per allievo agente dei 176° e 177° corso, presso le Scuole di Formazione situate al Nord quali quelle di Cairo Montenotte (in cui sarebbero state sospese le lezioni, relegando però i corsisti nelle proprie camere), Verbania e Parma

“Altrettanto, si ritiene, vadano tenute in debita considerazione nell’articolazione dei servizi e/o nella possibile concessione di congedi straordinari e di permessi le situazioni in cui, stante la perdurante chiusura degli istituti scolastici, il personale del Corpo e in generale in servizio nelle strutture, soprattutto se in condizione di monoparentalità, non possa provvedere adeguatamente alla propria prole”, scrive ancora Beneduci.

Ricordandoquali possano essere le conseguenze di una situazione di contagio all’interno di zone, per propria natura istituzionale, destinate a contenere e ad racchiudere numerosi soggetti e come sia proprio la polizia penitenziaria, oltre all’utenza, quella che ne potrebbe subire le più dirette e gravi conseguenze”.

“Per cui – conclude il Segretario Generale O.S.A.P.P. - oltre a richiedere che dell’attuale personale del Corpo sia evitato al massimo il contatto diretto con i detenuti di coloro che per età o per pregresse patologie, soprattutto se di carattere respiratorio, potrebbero presentare maggiori rischi, si richiede che sia al più presto disposta una adeguata dotazione per il Personale di guanti e mascherine.

G. M.

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