Attualità - 23 novembre 2018, 07:00

La chiesa di San Rocco torna al suo Borgo dopo i lavori di messa in sicurezza

Sabato alle 16 inaugurazione e, a seguire, messa con Monsignor Prastaro, vescovo di Asti

La chiesa di San Rocco a lavori ultimati

Nel cuore di Asti, in via Brofferio, torna a splendere un gioiello del barocco che da agosto 2016 è chiuso al pubblico a seguito di un distacco di intonaco dalle volte . La Chiesa sussidiaria di San Rocco (proprietà della parrocchia di San Martino), costruita tra il 1708 e il 1720 e sede dell’antica Confraternita dedicata al santo, al termine dei lavori di sicurezza sarà inaugurata sabato alle 16 e, alle 16.30, ci sarà la messa officiata dal vescovo Monsignor Marco Prastaro.

Gli arredi della chiesa sono ancora quelli commissionati dalla Confraternita a maestranze astigiane nel XVIII secolo, come la bussola d’ingresso realizzata da Agostino Re, il coro ligneo di fattura ottocentesca conserva i begli schienali del 1693 recuperati dalla precedente chiesa della Confraternita, la cantoria realizzata da Francesco Maria Bonzanigo nel 1770 per ospitare il prezioso organo, la statua di San Rocco (che esisteva già nel 1654) è posta sull’altare nella cappella di destra, dedicata originariamente all’Ecce Homo.

Ferita da molte vicende storiche la piccola chiesa dovette subire anche l’alluvione del 1948, nel 1999 ci fu il restauro della facciata e nel 2002 sono state rifatte le coperture.

Da molto tempo il degrado aveva preso piede e l’umidità aveva generato rigonfiamento del pavimento, generando anche crepe nei muri e pregiudicando la conservazione degli intonaci, una parte dell’aula era addirittura transennata.

Il distacco di intonaco della volta nella zona del presbiterio, ne ha decretato, ad agosto 2016, la chiusura.

Il progettista è l’architetto Fabio Calosso, appassionato sanrocchese che racconta: “quando vincemmo il Palio nel 2012, andammo lì a festeggiare perché San Martino era chiusa per restauri, la chiesa è stata aperta per accogliere il Palio, ma la situazione era paradossale”.

Da una riflessione scaturita dopo il distacco dell’intonaco, è nato il progetto che avrà il suo epilogo sabato. “Un grande lavoro di messa in sicurezza e risanamento conservativo – spiega ancora Calosso, senza restauro artistico, non c’è stato infatti un reintegro pittorico”.

La somma per i restauri è di circa 145.000 euro. “In variante è stato approvato dalla soprintendenza il rifacimento degli impianti di riscaldamento, scavando la pavimentazione, abbiamo fatto il pavimento radiante a serpentine. Ė sempre stata una chiesa fredda e buia, il risanamento è stato notevole”.

La Diocesi aveva fatto partecipare il progetto al bando della Cei, una parte della cifra è stata reperita dai contributi dell’8 per mille per il recupero degli edifici di culto, finanziando quasi il 50% delle opere, una parte è stata coperta dalla Fondazione CR Asti e dalla legge regionale 15/89 che obbliga i Comuni a destinare parte degli oneri di urbanizzazione al recupero di edifici religiosi.

“Si è dato così avvio al cantiere, spiega ancora l’architetto, il gruppo parrocchiale ha aperto una sottoscrizione tramite l’emissione di ‘tasselli’, molti privati hanno dato cifre significative, ci sono state diverse iniziative, anche da parte della compagnia teatrale Martinrock. Una generale mobilitazione del borgo anche grazie al parroco, Il giuseppino Padre Mario Mela, subentrato a don Vercelli”.

Da sabato la chiesa sarà aperta con continuità per la messa e i borghigiani potranno riappropriarsi del loro gioiellino. “Mi auguro, conclude Calosso, che questo edificio possa essere aperto aldilà della canonica funzione religiosa, ma come vero e proprio bene culturale. Ė un edificio importante, durante i lavori le persone erano molto interessate e curiose, ma rimanendo meravigliate dalla sua bellezza, confessavano di non conoscerlo”.

 

Betty Martinelli