Economia e lavoro - 03 aprile 2020, 15:20

Il Coronavirus spacca l'uovo di Pasqua: dal lockdown danni per 40 milioni alle pasticcerie piemontesi

Sono circa 1.618 le attività penalizzate dalle restrizioni. Felici (Confartigianato): "Non possono vendere dolci per la prossima Festività, mentre i supermercati sì. Le piccole imprese discriminate dalla burocrazia ottusa"

Il Coronavirus spacca l'uovo di Pasqua: dal lockdown danni per 40 milioni alle pasticcerie piemontesi

Niente uova, colombe e specialità di pasticceria artigiana sulle tavole pasquali. Ne vieta la vendita un’interpretazione governativa del Dpcm dell’11 marzo 2020 in materia di contenimento dell’emergenza Covid-19, in base alla quale le imprese artigiane di pasticceria, obbligate alla chiusura, non possono vendere i loro prodotti nemmeno attraverso la modalità di asporto che è consentita invece ad altre attività.

Secondo Confartigianato Piemonte, lo stop alla produzione e vendita delle pasticcerie rappresenta un’assurda discriminazione rispetto ai negozi e alla grande distribuzione, ai quali è invece permessa la commercializzazione di prodotti dolciari.

Il lockdown di colombe, uova e dolci tipici pasquali determina in Piemonte perdite per 40 milioni di euro in un mese, che si scaricano su circa 1.600 pasticcerie e gelaterie, di cui 1.200 sono imprese artigiane, circa il 76% del settore.

La chiusura delle pasticcerie durante le feste pasquali determina un pesante danno economico e pesa sulla competitività del sistema delle micro e piccole imprese che realizzano un prodotto di pasticceria artigianale di elevata qualità.

È colpita dal lockdown la vendita diretta della pasticceria artigianale, a vantaggio dei prodotti venduti attraverso il canale della distribuzione commerciale, coinvolgendo in Piemonte 1.618 imprese di pasticceria e gelateria nelle quali lavorano 4.780 addetti, un settore caratterizzato da un’elevata vocazione artigianale, con circa 1.200 imprese artigiane, che si stima rappresentino il 76,4% del comparto.

L’incrocio dei dati strutturali di fatturato per addetto del settore, dell’occupazione del settore e della distribuzione delle vendite mensili rilevata dalle imprese del sistema Confartigianato, consente di stimare in Piemonte 34 milioni di euro la perdita di fatturato nel mese di aprile, concentrato nelle mancate vendite dei dolci legati alla ricorrenza di Pasqua.

Ai mancati ricavi si aggiunge la perdita, valutabile in 7 milioni di euro, determinato dal deperimento di parte delle materie prime acquistate prima del lockdown in previsione della produzione per il periodo pasquale e dal parziale utilizzo legato all’imprevista chiusura resa necessaria per limitare i contagi da Covid-19. Con la somma dei due effetti, si scarica sulle 1.618 imprese della pasticceria piemontese un danno economico di 40 milioni di euro. 

“Siamo i primi a rispettare le regole per difendere la salute dei cittadini  – afferma il costigliolese Alessandro Del Trotti, referente produttori dolciari di Confartigianato Piemonte –. Ma non accettiamo un’interpretazione della norma che si traduce in una palese e assurda penalizzazione delle nostre produzioni, a vantaggio di altre tipologie di prodotti di pasticceria. Così si colpiscono le nostre aziende e si nega libertà di scelta ai consumatori”.

Dobbiamo essere tempestivi e concreti per evitare che dall’emergenza sanitaria si passi ad un’emergenza sociale che non ci possiamo permettere – commenta Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Piemonte - Abbiamo bisogno di un Piano Straordinario per la Liquidità delle Imprese, di un’ingente erogazione di credito, con la garanzia 100% dello Stato, che ci possa consentire la ripresa. Dobbiamo essere messi nelle condizioni, in maniera semplice e diretta, di poter garantire il posto di lavoro ai nostri collaboratori e ripartire più forti e motivati di prima, una volta che l’emergenza sanitaria sarà conclusa”.

“Il problema più impellente per le nostre imprese è la liquidità - conclude Felici - Per questa ragione, è fondamentale che vengano rinviate le scadenze fiscali di aprile e che ci sia l’adeguato finanziamento degli ammortizzatori sociali. Ma soprattutto vanno messe in campo risorse immediatamente accessibili alle micro e piccole imprese”.

Redazione

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