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Al Direttore | 04 settembre 2020, 09:04

Povertà e precarietà abitativa. Il Coordinamento Asti Est convoca un presidio ai cancelli della palazzina di via Allende

"Tocca alla cittadinanza attiva rilanciare la vicenda, indurre la Giunta ad un cambio di rotta sul riuso degli immobili"

Immagine tratta dal profilo facebook del coordinamento Asti-Est

Immagine tratta dal profilo facebook del coordinamento Asti-Est

Riceviamo e pubblichiamo una nota del Coordinamento Asti Est in merito all'emergenza abitativa.

Nel mese di agosto l’opposizione in Consiglio Comunale ha chiesto conto alla Giunta, con una interrogazione, in che modo intende affrontare la povertà e la precarietà alloggiativa di una parte sempre maggiore della popolazione, nonché quelle cause di tale condizione, che risiedono in un uso predatorio del territorio cittadino, nella residualità della edilizia residenziale pubblica, nella modestia delle politiche sociali della stessa Giunta, nonché delle Giunte precedenti.

La povertà e la precarietà alloggiativa, sono tra gli effetti, osservati dal basso piuttosto che dai palazzi del potere, di un modello sociale, fondato sulla mercificazione della vita, del lavoro e delle risorse naturali; modello che genera disuguaglianze, ghettizza le periferie della città, oltrepassa ogni limite della sostenibilità, nell’uso del territorio e delle sue risorse.

Sono i problemi che “la cittadinanza attiva” porta in piazza da mesi, di cui la pandemia ha messo in luce la drammaticità e soprattutto l’interconnessione.

Semplificando, se sei povero o hai paura di diventarlo, abiti periferie ghetto, subisci il peggio dei cambiamenti climatici, della cementificazione del territorio e dell’uso dei combustibili fossili.

Inoltre, riguardo al tuo essere persona: sei socialmente irrilevante, fai una fatica terribile a dire “io ci sono”, e se provi a far sentirela tua voce, organizzandoti in un “noi”, diventi un problema di decoro urbano o di ordine pubblico.

Interrogarsi su questi temi significa anche prendere atto che le risposte finora date dal governo cittadino, e indirettamente dal governo nazionale, sono tutte comprese nelle azioni di “riduzionedel danno”, e queste ultime, non essendo risolutive, ma accompagnate dall’idea che le cause siano sotto controllo e in via di rimozione, diventano disciplinari, cioè sollevano i destinatari da ognireale coinvolgimento, assunzione di responsabilità, prove di autogoverno.

E’ la cosiddetta “emergenza” o “stato di eccezione”, che può valere per la pandemia, con il suo carico di ragionevoli limitazioni, ma non può valere per la disuguaglianza e le sue cause,perché per i destinatari delle “azioni di riduzione del danno”, il tempo della “emergenza” è orma iscaduto, e oltre quella soglia si affaccia il loro tempo di vita; si affacciano i loro bisogni manipolati,le loro speranze e i loro diritti, sistematicamente negati.

Le risposte all’interrogazione date dalla Giunta, e in particolare dalle assessore Cotto e Morra, sono una sorta di eco alla stessa interrogazione. Non negano la gravità dei problemi, ma al tempo stesso dichiarano l’impossibilità di mutarne il corso.

In particolare sul tema della casa e dell’uso degli immobili pubblici e privati dismessi, non hanno raccolto interesse nemmeno i piccoli passi avanti fatti da Giunte di altri Comuni, che l’interrogazione ha con tutta evidenza richiamato:delibere ispirate ai “beni comuni”, ai limiti costituzionali del diritto di proprietà, alla valorizzazione politica della “cittadinanza attiva” e dunque della democrazia diretta epartecipata.

In Asti, qualcosa di più dell’eco di questo orientamento, ha preso corpo e pubblica parola nel movimento di lotta per il diritto all’abitare, nel contrasto degli sfratti, nelle “occupazioni” e nei confronti pubblici, con amministratori, prefetti e “cittadinanza attiva”, seguiti a queste azioni collettive.

Che quel movimento sia stato fermato con processi, sgomberi violenti e dialoghi finti,non ne ha sminuito il valore per il presente.

C’è in Asti un edificio simbolo di questa lotta, che è al tempo stesso una testimonianzadell’impossibilità dichiarata dalla Giunta. Questo edificio è la palazzina di via Allende, di proprietà del demanio militare, vuota dal 2005, occupata da famiglie sfrattate e senza alternativa alloggiativa dal 2010 al 2019, al presente ancora vuota, ridotta al suo puro valore di scambio.

Il Coordinamento Asti-Est ne ha chiesto a suo tempo l’uso sociale, come centro di accoglienza perfamiglie o come disponibilità alloggiativa nei progetti Housing First dello stesso Comune.

L’interrogazione dell’opposizione ha confermato l’attualità di tali richieste. Tocca adesso alla “cittadinanza attiva”, rilanciare l’intera vicenda: accreditare l’opposizione in Consiglio, indurre la Giunta ad un cambio di rotta sui problemi del riuso degli immobili, dellagestione del territorio, del ruolo sociale della edilizia residenziale pubblica, dare la parola el’iniziativa alle centinaia di famiglie a cui il diritto all’abitare è ancora negato e a quelle che losentono minacciato.

Il proposito di chi scrive è di convocare ai cancelli della palazzina di via Allende, per la metà di settembre, un presidio e una conferenza stampa. Per ribadire pubblicamente i giudizi espressi e per rilanciare, con una petizione popolare, la discussione in Consiglio Comunale.

Per il Coordinamento Asti-Est: Clemente, Rasero, Piccinino, Sottile,Santina

Al direttore

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