Viviamo in un posto bellissimo | 07 agosto 2021, 07:30

Viviamo in un posto bellissimo dove il pensiero è speranza

Puntata dedicata a pensieri e speranze che, nel guardare al futuro, si attaccano ad un passato lontano, nel dove e nel quando, per trovare un nuovo come

Mansa Musa, l'uomo più ricco della storia

Mansa Musa, l'uomo più ricco della storia

Secondo il Billionaires Index di Bloomberg la persona pricca della storia era del Mali. Era Mansa Musa Keita, imperatore africano del XIV secolo, con un patrimonio attualizzato, stimato in oltre 400 miliardi di dollari. Per capirci del perché uomo più ricco di sempre basta raffrontarlo con i paperoni di oggi, forti dei vantaggi del mercato globale e di leve finanziarie sconosciute 700 anni fa. Lo scorso anno il patron di Amazon, Jeff Bezos, è arrivato primo nella classifica dei ricconi mondiali, con un patrimonio personale da 200 miliardi di dollari. La metà.

Ma torniamo a Mansa Musa, tanto per capire perché ne accenno il primato. Salì al potere nel 1312, epoca in cui il benessere dalle nostre parti iniziava ad essere un pochino più diffuso che in Mali. Nel senso che invece di essere concentrato in uno era distribuito su qualche decina o centinaia di soggetti, a seconda dei posti. Nobili, re e imperatori andavano però spesso a debito e chi ne traeva vantaggio erano i primi banchieri, che al tempo più che banchieri erano considerati strozzini. Ad Asti lo sappiamo bene con le nostre Casane assimilate anche iconograficamente a viscide lumache. La fortuna di Mansa Masa resta comunque incomprensibile per dimensione, difficile persino da descrivere. Se l’era costruita rapidamente, sfruttando la ricchezza delle sue terre, cariche di risorse naturali ad alta redditività, in particolare oro, e grazie al costo della manodopera vicino allo zero.

Grazie alla sua fede islamica riusciamo in parte a coglierne dimensione: nel 1324 decise di compiere il suo pellegrinaggio alla Mecca, con migliaia di servi, guardie, accompagnatori vari e tante tonnellate d’oro. Argent de poche per le spesucce durante il lungo percorso. Spesucce tipo farsi costruire, prima dell’arrivo in un posto carente di una moschea decente, la sua e poi feste, celebrazioni varie e beneficenza. Così tanto oro sparso nei mesi di anda e rianda, da causare una brusca caduta del suo valore in un paio di continenti.

Forse non erano i tempi e non era il momento culturale giusto, ma tutta quella ricchezza, non creando valore diffuso, non creando stabili prospettive di crescita per un paese, si era dissolta con la morte di Musa Keita. Ironia della sorte, oggi il Mali è uno dei paesi più poveri, se non il più povero del Mondo.

Tutta ‘sta storia per cosa? Un pensiero ed una speranza. Il pensiero, anche conseguenza dello studiare spesso il passato, è che la ricchezza concentrata nel portafoglio di poche persone non ha mai fatto bene al genere umano. Che la cosiddetta cittadinanza economica, potente strumento di odierna discriminazione sociale che vede gli individui catalogati sulla base della loro affidabilità economica e finanziaria, ha fatto il suo tempo. La distribuzione di ricchezza dovrebbe essere il futuro. Questa la speranza, valida anche ad Asti e dintorni, valida anche per piccole cose contingenti.

Un esempio pratico? Uno piccolo, piccolo tra i tantissimi possibili: nel centro città sopravvive a stento un parco carico di storia, storie, bellezza e prospettive. Per il Comune è l’ultimo dei pensieri e il drammatico abbandono è evidente, tanto da smuovere gruppi di residenti e volontari. Ma, nonostante la bella partecipazione, il tutto rischia di affondare nella carenza di risorse. Ecco allora che vedere aprire il portafoglio da parte di qualche decina di benestanti locali, nella logica del pensiero precedente, sarebbe un segnale di incredibile valore. Diciamo che l’esigenza sia nell’ordine del mezzo milione; diviso, che so, in venti è poco più del costo dell’ennesimo garage. Altri 40 ed ecco risplendere l’ex chiesa del Gesù, altri 30 per raddoppiare i posti negli asili nido cittadini...e così via. Ad Asti, in Italia e nel Mondo.

Davide Palazzetti

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Viviamo in un posto bellissimo

Davide Palazzetti

Chi sono in tre righe? Ci si prova.
Partiamo dal personale: marito innamorato e padre fortunato. Tergiversando poi su info tipiche da curriculum, amo il nostro territorio. Lo vivo come nostro anche se vi arrivo da Genova nel 2003. Mi occupo di marketing territoriale e promozione turistica con la piacevole consapevolezza di quanta bellezza ci circondi. Racconto un posto bellissimo, qui e su alcuni miei gruppi Facebook, nella certezza che una delle poche vie di riscatto dell’Astigiano sia riempirlo di turisti.

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