Economia e lavoro | 18 gennaio 2022, 15:50

Ex Embraco: "Vendere lo stabilimento per risarcire i lavoratori". Ma di cassa o ricollocamento nemmeno l'ombra

Ultimo vertice delle parti sociali con il Mise. I sindacati chiedono un Piano straordinario per trovare un nuovo impiego agli operai. La Regione mette a disposizione un Piano mirato

Immagine d'archivio di una manifestazione degli ex lavoratori Embraco

Quattro giorno ai titoli di coda, con poche (nessuna) speranze e tanta rabbia. È il finale più triste, quello che si avvicina per la vertenza Embraco di Riva di Chieri e per i circa 400 lavoratori che da ormai 4 anni vivono un'odissea fatta di dolore, promesse non mantenute e cocenti delusioni. L'ultimo incontro con gli esponenti del Mise e della Whirlpool, infatti, ha spazzato via dal tavolo qualunque speranza residua. L'unica opzione rimasta è legata alla formazione e al ricollocamento, ma senza alcuna garanzia, né corsia preferenziale.

La riunione, ancora una volta, si è tenuta in remoto, alla presenza anche dei sindacati metalmeccanici. “Dopo il triste fallimento del piano di reindustrializzazione, l’ultima speranza per i 377 lavoratori della ex Embraco è rappresentata da un piano straordinario di ricollocazione. La Regione Piemonte ha messo a disposizione un piano mirato di formazione, che come sindacato abbiamo chiesto possa servire anche a lenire il fortissimo disagio dei lavoratori una volta che purtroppo entreranno in Naspi alla fine della cassa integrazione prevista per il 22 gennaio prossimo", dicono Fim, Fiom, Uilm e Uglm

Un piano straordinario per ricollocare i lavoratori Ex Embraco

In lontananza, una possibile ipotesi riguarda (ancora una volta) il Pnrr, all'interno del quale è stato inserito il cosiddetto "GOL", uno strumento di politica attiva che però non ha ancora la definizione necessaria nei dettagli. "In ogni caso, quello che sembra mancare è un intervento forte del Ministero dello Sviluppo economico. Chiediamo che un piano straordinario dì ricollocazione sia apprestato dal Governo già nei prossimi incontri, con strumenti di incentivazione alla riassunzione e di sostegno al reddito. Dopo tante promesse tradite da parte dei numerosi Governi che si sono succeduti in questi anni di dura vertenza, occorre che le istituzioni si assumano le loro responsabilità fino in fondo. Rimarchiamo l'insuccesso di un progetto di reindustrializzazione con a capo la multinazionale Whirlpool che si conclude con un modico incentivo all'esodo di 7.000 euro, a cui pare si aggiungerebbero solo gli eventuali ricavi della vendita dell’immobile e senza alcuna prospettiva lavorativa concreta per i 377 lavoratori della ex Embraco”.

"Nessuna risposta per i lavoratori, solo gli strumenti di ricollocamento già esistenti"

"Ci hanno negato un allungamento della cassa integrazione, quindi abbiamo chiesto un piano di ricollocazione serio, ma non ci hanno dato risposta - dice Ugo Bolognesi, responsabile della vertenza Fiom Cgil -. Dalla Whirlpool hanno confermato l'offerta di 7000 euro a operaio, se viene firmato l'accordo tombale. Solo dalla Regione c'è stata l'offerta di un aiuto per nuova formazione e ricollocazione, ma nulla di diverso da quello che già è sul tavolo".

"Vendere la fabbrica e risarcire i lavoratori"

"Adesso è importante costituire la task force per la ricollocazione dei lavoratori insieme alla Regione Piemonte, all'Unione Industriale di Torino, e al ministero stesso - dice Vito Benevento, segretario organizzativo Uilm Torino -. Il tavolo dovrà trovare gli strumenti necessari per ricollocare i lavoratori e dovrà seguire anche la vendita dell'immobile di Riva di Chieri affinché vengano in qualche modo risarciti i lavoratori. E' fondamentale il coinvolgimento di tutte le parti sociali per dare finalmente una risposta positiva a lavoratori che ormai soffrono da più di 4 anni".

"Vogliono chiudere una vertenza che crea imbarazzo"

L’incontro di oggi con il Mise ha dimostrato ancora una volta la volontà del Ministero di chiudere la vertenza Ex Embraco fonte di forte imbarazzo per chi in questi quattro anni ha gestito la vicenda", dice Arcangelo Montemarano, rappresentante della Fim di Torino. "La priorità è definire al più presto con la curatela la procedura di licenziamento collettivo affinché i lavoratori non rimangano dal 22 gennaio senza copertura retributiva, altrimenti sarebbe grave per tutti i lavoratori che già vivono una situazione economica drammatica".
"Ci saremmo aspettati strumenti sulla formazione e ricollocazione straordinari, considerata l’età media dei lavoratori molto alta, invece si scaricano le responsabilità di un piano di ricollocazione tutto sulla Regione Piemonte utilizzando strumenti non del tutto sufficienti per la riqualificazione dei lavoratori”, conclude Montemarano.

"Il ministero come attore-spettatore"

"Dal Ministero dicono che non ci sono le condizioni per una nuova cassa integrazione - commenta Ciro Marino, segretario di Uglm Torino - e da Invitalia non è arrivata nessuna relazione sulle attività di scouting che si erano impegnati a fare. Magari lo si poteva ampliare, concedendo ulteriore ammortizzatori e intanto dando tempo per formazione e ricollocazione. Abbiamo notato un atteggiamento totalmente passivo, da attore spettatore".

"Il progetto della Regione? Avrebbe senso se ci fosse un sostegno economico", conclude Marino.

Massimiliano Sciullo (Torino Oggi)

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