Voce al diritto | 23 luglio 2022, 07:45

Attenzione a non ereditare i debiti

Nuovo appuntamento con la rubrica di supporto legale a cura dell'avvocato Testa

Attenzione a non ereditare i debiti

“Egregio Avvocato,

mio marito è recentemente mancato. E' stato un grande lavoratore, ha dato tutta la sua vita lavorando nell'impresa che aveva fondato, che è fallita alcuni anni fa per la crisi economica.

Purtroppo ha lasciato solo molti debiti, oltre a qualche suo bene personale qui nella casa in cui abitavamo.

Non vorrei sembrare troppo cinica a così poco tempo dalla morte, ma ho necessità di capire se posso evitare di pagare i debiti lasciati dal mio povero marito.”

Cara lettrice,

Le porgo innanzitutto le mie più sentite condoglianze.

Tuttavia Le devo anche dire che non deve assolutamente vergognarsi per il fatto che si preoccupa anche di questioni materiali legate alla perdita di Suo marito.

Anzi, la Sua è una preoccupazione senza dubbio opportuna, perché se non si presta attenzione, il rischio è di trovarsi a pagare debiti che si sarebbero invece potuti evitare.

Sappia infatti che non è tenuta a pagare debiti che siano stati contratti dal Suo defunto marito, salvo Lei non diventi erede. La qualifica di erede non si acquisisce automaticamente al momento del decesso, ma vi sono alcuni comportamenti che possono causare l'acquisto di tale qualifica: divenendo eredi, si è obbligati a pagare tutti i debiti lasciati dal defunto, anche con risorse proprie e non solo con i beni lasciati in eredità.

L'accettazione dell'eredità può essere espressa, cioè tramite dichiarazione di voler diventare eredi. Esiste però anche l'accettazione tacita, che si verifica quando si compie un atto compatibile solo con la qualità di erede: ad esempio, si vende un bene del defunto o si pagano debiti ereditari tramite denaro proveniente dall'eredità. Anche con l'accettazione tacita si diventa eredi e ciò in modo automatico, per il solo fatto di avere compiuto un atto che può essere compiuto solo da un erede.

Ma vi è un caso ancora più pericoloso di assunzione automatica della qualità di erede.

Ai sensi dell'art. 485 del codice civile, il cosiddetto chiamato all'eredità (cioè colui che può diventare erede, in virtù di successione legittima o perché indicato in un testamento se esistente), se si trova in possesso di beni ereditari, deve effettuare l'inventario dei predetti beni entro tre mesi dal decesso. Se l'inventario non viene effettuato entro il predetto termine, il chiamato in possesso dei beni ereditari diventa automaticamente erede e quindi risponde anche dei debiti dell'eredità.

La recente giurisprudenza è molto severa nell'applicare l'art. 485 cc. Con l'ordinanza n. 36080 del 23 novembre 2021, la Corte di Cassazione ha infatti affermato che il chiamato all'eredità non può rinunciare all'eredità se prima non effettua l'inventario (nello stesso senso anche Cass. n. 4845/2003).

Da quanto sopra deriva che, per il chiamato all'eredità in possesso di beni ereditari, non è sufficiente affermare di rinunciare all'eredità entro tre mesi, tramite dichiarazione nella Cancelleria del Tribunale o davanti a un Notaio, ma è necessario prima effettuare l'inventario entro il predetto termine. Concluso l'inventario, si ha un termine perentorio di ulteriori quaranta giorni per dichiarare di volere rinunciare all'eredità, oltre il quale si diventa comunque eredi in difetto di rinuncia.

Va anche dato atto che esiste un orientamento diverso e meno rigido rispetto a quello seguito dalla Corte di Cassazione nella summenzionata pronuncia del 23 novembre 2021. Secondo tale diverso orientamento (che è stato ad esempio affermato dal Consiglio del Notariato, Studio n. 406-2017/C), per il chiamato all'eredità sarebbe sufficiente rinunciare all'eredità entro tre mesi dal decesso, senza necessità di effettuare prima un inventario. Si tratterebbe di una soluzione molto meno onerosa per il chiamato all'eredità, in quanto la rinuncia può essere effettuata anche con una semplice dichiarazione nella Cancelleria del Tribunale competente per la successione, mentre per l'inventario è necessario avviare un autonomo procedimento in Tribunale oppure rivolgersi a un Notaio.

Alla luce di quanto sopra esposto, cara lettrice, Lei pare in possesso di beni provenienti dall'eredità di Suo marito, in quanto mi riferisce di avere alcuni effetti personali del defunto presso la Sua abitazione. In quanto coniuge del defunto, Lei dovrebbe essere anche chiamata all'eredità, salvo non vi siano ulteriori elementi di cui non sono a conoscenza, quali un testamento.

Ne deriva che, per non incorrere in nessun tipo di problematica ed essere sicura di non dovere pagare i debiti dell'eredità di Suo marito, Lei dovrebbe effettuare l'inventario entro tre mesi dal decesso e, terminato l'inventario, rinunciare entro quaranta giorni, in conformità ai rigidi principi affermati dalla Corte di Cassazione n. 36080/2021.

Le consiglio quindi di rivolgersi a un Avvocato o a un Notaio di Sua fiducia, in quanto, se non agisce con prontezza, rischia di trovarsi a ereditare i debiti di Suo marito per il solo fatto di non avere fatto nulla nei tre mesi dal decesso.

Avv. Filippo Testa


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