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Attualità | 28 novembre 2023, 15:25

Asti: una palestra per ricordare don Pino Puglisi, sacerdote che sfidò la mafia

La petizione per intitolargli la nuova struttura al Fontanino è stata sottoscritta da numerosi cittadini, Enti e Associazioni locali

Foto e tomba di don Puglisi, nella Cattedrale di Palermo

Foto e tomba di don Puglisi, nella Cattedrale di Palermo - Di © José Luiz Bernardes Ribeiro, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=38538660

Intitolare la nuova palestra in corso di realizzazione in via Rosa, al Fontanino, alla memoria del Beato Padre Giuseppe “Pino” Puglisi, uno dei volti più riconosciuti e riconoscibili tra i quanti si sono spesi per lottare contro la mafia, che purtroppo ha pagato con la vita il suo impegno, volto a fornire un’alternativa ai ragazzi del quartiere Brancaccio di Palermo, di cui il sacerdote era parroco negli anni ‘90.

La proposta – già sottoscritta da oltre 130 firmatari e sostenuta da numerosi rappresentanti delle istituzioni locali, quali la Prefettura, la Questura, l'Ufficio Scolastico Provinciale, la Procura della Repubblica, il Vescovo di Asti, il CSV Asti Alessandria e molte altre organizzazioni – vede quale ideatore e primo firmatario il giornalista astigiano Riccardo Santagati, che spiega: “Non è astigiano, ma Padre Pino Puglisi è un simbolo del nostro Paese, come lo è il Milite Ignoto a cui il Consiglio comunale ha dedicato i giardini di piazzale Penna. Simbolo (padre Puglisi, ndr.) che Papa Francesco, nostro concittadino onorario, ha proclamato Beato il 25 maggio 2013. Sono quindi fiducioso che l’amministrazione terrà conto anche di questo nella sua decisione”

Padre Puglisi dedicò la sua esistenza alla promozione dei valori di legalità, inclusione giovanile e contrasto alla violenza. Operando nel quartiere di Brancaccio a Palermo come sacerdote, insegnante e operatore sociale, negli anni ’90 del secolo scorso contribuì a strappare i giovani alla morsa della criminalità organizzata, offrendo loro un diverso percorso di vita.

Una straordinaria dedizione sociale – rimarcata anche da tre film (“Alla luce del sole”, “Brancaccio” e “L’ultimo sorriso”), un musical (“L’amore salverà il mondo”) e numerose opere letterarie tra biografie e romanzi, il più noto dei quali è sicuramente “Ciò che inferno non è” di Alessandro D’Avenia – che, tuttavia, lo espose a minacce di morte e aggressioni, culminate, il 15 settembre 1993, giorno del suo 56esimo compleanno, nel suo brutale omicidio davanti la porta di casa. Come emerse successivamente, nel corso del processo al suo assassino, don Puglisi aveva intuito il suo tragico destino, infatti sorrise al suo killer dicendogli “Me lo aspettavo”.

La proposta di intitolare la nuova palestra al Beato Puglisi mira pertanto a trasformarla in un luogo simbolico, contribuendo a diffondere principi di giustizia, impegno civico e solidarietà tra le generazioni future.

Il dossier della petizione è stato già presentato alla Commissione Toponomastica del Comune, che si pronuncerà sulla richiesta nelle prossime riunioni.

Redazione

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