La prevenzione come unica bussola per orientarsi in un mondo complesso. Si è concluso mercoledì 26 novembre, nella cornice della Fondazione Goria, il corso “Giovani e violenza. Ricerca di senso, educazione all’etica e ai diritti”, organizzato da Libera Asti con il prezioso sostegno delle Acli Asti.
Il terzo e ultimo appuntamento, dal titolo significativo “Crescere umani: educare ai diritti e alla nonviolenza”, ha rappresentato il momento più costruttivo dell'intero percorso, indicando una direzione precisa: quella della ricerca di senso e di un'etica della responsabilità condivisa.
Il disarmo culturale e il ruolo dell'educazione
A guidare la riflessione sul disarmo, non solo militare ma anche culturale, è stato Pasquale Pugliese, già segretario del Movimento Nonviolento e formatore esperto. La sua analisi ha messo in luce un paradosso preoccupante: la comunità adulta, che dovrebbe fungere da modello di umanità, si trasforma spesso in una "comunità diseducante" quando il suo linguaggio e il suo pensiero si impregnano di bellicismo.
Un veleno che normalizza la violenza nelle coscienze, ma che può essere contrastato. Per decostruire questi codici, Pugliese ha richiamato le lezioni di Aldo Capitini, Don Milani ed Edgar Morin: educare alla complessità, umanizzare l'avversario e trattare l'altro "sempre come un fine e mai come un mezzo". Perché, come recita la Costituzione dell'Unesco citata dal relatore, "poiché le guerre nascono nelle menti degli uomini è nelle menti degli uomini che si devono costruire le difese della pace".
Un giornalismo di pace per una società diversa
Centrale anche l'intervento di Federico Oliveri, filosofo del diritto e ricercatore del Cisp dell'Università di Pisa, che ha esplorato il concetto di "giornalismo di pace". In una società dove il sistema mediatico plasma la nostra visione del mondo, la scelta delle parole non è mai neutra.
Se il giornalismo di guerra spettacolarizza il conflitto e insegue una logica binaria di vittoria e distruzione del nemico, quello di pace scava nelle cause profonde e dà voce alle vittime e alle speranze. Oliveri ha portato l'esempio del Medio Oriente, dove spesso vengono ignorate le organizzazioni miste israelo-palestinesi che lavorano per la coesistenza, a favore di una narrazione polarizzata. L'obiettivo deve essere costruire una pace "positiva basata su autodeterminazione, libertà, sostenibilità nel tempo".
La crisi del diritto internazionale: resistere o rassegnarsi?
Di grande attualità l'intervento di Alberto Perduca, già Procuratore della Repubblica di Torino e di Asti, che ha affrontato il tema delicato della tenuta del diritto internazionale. A ottant'anni dalla Carta delle Nazioni Unite, nata per "salvare le future generazioni dal flagello della guerra", il divario tra quei principi e la realtà odierna fatta di politiche sovraniste e conflitti senza regole è evidente.
Perduca ha sottolineato le difficoltà del Consiglio di Sicurezza Onu, spesso paralizzato dai veti, e le reazioni ostili verso la Corte Penale Internazionale, citando i recenti mandati d'arresto per Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu. Tuttavia, il messaggio non è di resa: "Occorre opporsi e non rassegnarsi alla fine del diritto internazionale, bisogna ridare vitalità allo spirito di cooperazione". Ai cittadini spetta il compito di "mantenere alta la guardia" e vigilare criticamente.
A chiudere l'incontro è stato Gionata Borin, coreferente di Libera Asti, che ha illustrato i prossimi passi verso la XXXI Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, prevista a Torino il 21 marzo. Borin ha anche lanciato la campagna "Diamo linfa al bene", una raccolta firme per chiedere che il 2% del Fondo Unico di Giustizia venga destinato alla trasformazione dei beni confiscati.












