Il Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea del Piemonte condanna con fermezza la decisione annunciata dall’azienda Konecta di chiudere le sedi di Ivrea e Asti, con conseguente impatto su oltre mille lavoratrici e lavoratori.
“La chiusura delle sedi e la conseguente proposta di trasferimento a Torino equivalgono, di fatto, a un licenziamento di massa mascherato – dichiara Cadigia Perini, segretaria del Circolo di Rifondazione Comunista di Ivrea – È evidente che la maggior parte dei lavoratori, specialmente le lavoratrici sempre gravate di maggiori carichi familiari, e considerando l’aumento dei costi di viaggio, a fronte di stipendi molto bassi, non sarà in grado di accettare il trasferimento, venendo così obbligata a lasciare l'azienda”.
Una decisione che, secondo Gianmarco Coppo segretario della Federazione Prc di Asti “è destinata ad avere un impatto devastante sul territorio e, soprattutto, sulle vite di centinaia di lavoratori e lavoratrici e delle loro famiglie, costretti ora a subire l'ennesimo diktat liberista che mette il profitto al di sopra di ogni considerazione sociale ed umana”.
Così, Rifondazione Comunista chiede alle istituzioni, al Comune di Ivrea, al Comune di Asti e alla Regione Piemonte un intervento immediato e risolutivo per bloccare la procedura di chiusura delle sedi di Ivrea e Asti, e aprire un tavolo di crisi che includa l'azienda, le organizzazioni sindacali e le istituzioni, con l'obiettivo primario di mantenere l'occupazione in loco.
“Non permetteremo che la logica del mero profitto distrugga il futuro di centinaia di famiglie. La difesa dei posti di lavoro è la nostra priorità. La Regione non resti a guardare il massacro sociale”, dichiara Alberto Deambrogio, segretario regionale per il Piemonte e la VdA di Rifondazione Comunista.
Alice Ravinale, Avs, scrive: "Ho depositato un’interrogazione alla Giunta regionale per sollecitarne l’intervento al fine di scongiurare la delocalizzazione di Konecta e per chiedere quali azioni intenda intraprendere in merito alla situazione occupazionale derivante dal piano industriale presentato negli scorsi giorni, che prevede la chiusura delle sedi di Asti e Ivrea entro il 2026, e il conseguente trasferimento di circa 1100 lavoratrici e lavoratori nel polo di Torino".