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Attualità | 01 gennaio 2026, 06:42

Asti 2026, un anno di cantieri, energia e lavoro: tra nuove opportunità e nodi ancora aperti

Sanità, infrastrutture, transizione energetica, sistema bancario e occupazione: cosa attende la città dopo un 2025 di svolte

Asti 2026, un anno di cantieri, energia e lavoro: tra nuove opportunità e nodi ancora aperti

Il 2026 si apre per Asti come un anno di svolta, in cui alcune storiche partite – dall’autostrada Asti‑Cuneo al ruolo di Banca di Asti, fino al caso Konecta – incrociano le sfide già aperte su sanità, lavori pubblici, energia e occupazione. Sullo sfondo, un tessuto economico che mostra segnali di tenuta ma chiede risposte chiare su coesione sociale e prospettive di medio periodo.​

Asti‑Cuneo finalmente completa: occasione da non sprecare

Da fine dicembre 2025 l’autostrada A33 Asti‑Cuneo è finalmente percorribile dopo oltre trent’anni di attese, cantieri e rinvii. L’apertura integrale del tracciato, seppur con un breve tratto ancora in modalità cantiere, promette di dare respiro a imprese e pendolari, riducendo tempi di percorrenza e restituendo continuità a un asse strategico per collegare l’Astigiano al Cuneese e al resto del Nord‑Ovest.​

Per il territorio, la sfida nel 2026 sarà trasformare questa conquista infrastrutturale in sviluppo concreto: più competitività per la logistica e l’agroalimentare, maggiore attrattività turistica tra Langhe, Roero e Monferrato, nuove opportunità per chi investe su filiere integrate fra province confinanti. Resta aperto il tema di tariffe, sicurezza e impatti sul traffico delle strade ordinarie, che i Comuni chiedono di monitorare fin dai primi mesi di esercizio.​

Banca di Asti tra rafforzamento e timori per il futuro

Il 2025 è stato un anno cruciale anche per Banca di Asti, impegnata in un percorso di rafforzamento e crescita, in una logica di consolidamento dimensionale e sinergie industriali. Un processo salutato come un passo avanti per dotare il gruppo di più strumenti competitivi, ma accompagnato da un dibattito acceso con la Fondazione sul significato reale di "banca del territorio" in una realtà ormai interregionale e sulla perdita di valore subita dalle azioni negli ultimi anni.​

Per il 2026 restano sul tavolo interrogativi importanti: quale sarà l’impatto di eventuali ulteriori operazioni societarie sul radicamento locale, sul sostegno al credito di famiglie e Pmi e sul ruolo della Fondazione nel finanziare cultura, sociale e terzo settore astigiano. In un contesto di tassi ancora alti e margini sotto pressione, la tenuta di un vero "presidio finanziario di prossimità" è uno dei nodi più sensibili per il futuro del territorio.​

Caso Konecta, mille famiglie in bilico tra Asti, Ivrea e Torino

Sul fronte occupazionale, uno dei dossier più delicati che il nuovo anno eredita è quello di Konecta (ex Comdata), con l’annunciata chiusura delle sedi di Asti e Ivrea e il trasferimento di oltre mille lavoratori – circa 400 solo nell’Astigiano – al polo di Torino entro giugno 2026. Un piano industriale che l’azienda presenta come razionalizzazione, in un settore del customer care segnato da calo di volumi e forte spinta alla digitalizzazione, ma che per lavoratori e sindacati rischia di tradursi in pendolarismo insostenibile, stipendi troppo bassi rispetto ai costi di trasporto e un ulteriore svuotamento occupazionale delle città di provincia.​

La vicenda è già approdata in Regione Piemonte con interrogazioni e richieste di intervento urgente, mentre le diocesi di Asti e Ivrea hanno espresso pubblicamente vicinanza ai dipendenti e alle loro famiglie. Il 2026 dirà se istituzioni e parti sociali riusciranno a strappare correttivi, soluzioni alternative o ammortizzatori adeguati, evitando che questa crisi diventi l’ennesimo colpo per un segmento di lavoro già segnato da precarietà e bassi salari.​

Sanità, lavori pubblici e transizione energetica

Accanto a queste grandi questioni, il nuovo anno sarà banco di prova anche per la sanità e per i lavori pubblici programmati dalla città e dalla provincia. L’avvicinarsi (si spera) dell’apertura dell’ospedale della Valle Belbo porterà benefici attesi da decenni, ma imporrà scelte organizzative su personale, servizi e integrazione con il Cardinal Massaia che richiederanno regia forte e dialogo col territorio. Sul fronte urbano, il programma triennale delle opere 2025‑2027 dovrà tradursi in cantieri visibili e conclusi nei tempi, con attenzione a viabilità, sicurezza e qualità degli spazi nei quartieri.​

La transizione energetica resterà uno dei filoni più promettenti, con la CER provinciale e le comunità energetiche locali chiamate a passare dalla fase progettuale a quella operativa, coinvolgendo Comuni, famiglie, imprese e terzo settore nella produzione e condivisione di energia rinnovabile. Se accompagnate da strumenti come il conto termico e da assistenza tecnica, queste esperienze potrebbero diventare nel 2026 uno dei pochi veri argini al caro bollette, specie nei piccoli centri collinari.​

In filigrana, dietro infrastrutture che si completano, banche che si consolidano e grandi aziende che lasciano le province per accentrare nei poli metropolitani, c’è la domanda che attraversa molte delle notizie di questi mesi: che cosa resterà ad Asti – in termini di servizi, posti di lavoro qualificati, presìdi finanziari, possibilità per i giovani – tra qualche anno.​

Il 2026 non darà tutte le risposte, ma sarà un anno decisivo per capire se il territorio saprà usare le opportunità – dall’Asti‑Cuneo alle comunità energetiche – per bilanciare le spinte centrifughe che portano funzioni, decisioni e occupazione a spostarsi verso Torino e altre aree forti. Molto dipenderà dalla capacità di istituzioni, imprese, mondo del lavoro e corpi intermedi di fare fronte comune, evitando che ogni dossier resti una vertenza isolata e costruendo, finalmente, una visione condivisa su quale Asti si vuole consegnare ai prossimi anni.

Betty Martinelli

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