Il primo trimestre 2026 si apre sotto il segno dell’ottimismo per le imprese piemontesi, che confermano un clima di fiducia nonostante le incertezze dei mercati internazionali. A dirlo è l’indagine congiunturale del Centro studi dell’Unione Industriali di Torino, realizzata a dicembre su un campione di circa 1.200 aziende manifatturiere e dei servizi del sistema confindustriale regionale, fotografia che riguarda da vicino anche il tessuto produttivo astigiano fatto di Pmi, filiere agroalimentari, logistica e turismo.
Investimenti e occupazione in territorio positivo
Nel complesso le attese sono positive per occupazione (saldo ottimisti/pessimisti +6,0%), produzione (+3,2%) e ordini totali, mentre restano in sofferenza export (-5,3%) e redditività (-1,0%). Cresce la propensione a investire, che sale al 77,1% (+3,1 punti) e interessa oltre tre imprese su quattro, con il 25,3% che ha programmato l’acquisto di nuovi impianti (+1,8 punti rispetto a settembre). Il tasso di utilizzo degli impianti si conferma al 77%, mentre il ricorso alla cassa integrazione coinvolge il 10,9% del campione e raggiunge il 14,9% nel manifatturiero, pur in leggera diminuzione.
"Le imprese piemontesi approcciano il 2026 confermando la volontà di investire per far crescere e sviluppare le proprie imprese" osserva Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte. "Dopo molti timori, il 2025 ha chiuso meglio del previsto grazie alla capacità delle aziende di adattarsi velocemente, riposizionando mercati, prodotti, processi e tecnologie: chi guarda al Piemonte sa di poter trovare risposte efficienti e avanzate, riconosciute da partner italiani e stranieri".
L’indagine conferma un quadro a due velocità, che interessa anche molte realtà dell’Astigiano: da una parte la manifattura, sotto pressione, dall’altra il terziario, in fase espansiva. Nel manifatturiero – circa due terzi del campione – i saldi restano negativi per produzione (-3,9%), nuovi ordini (-4,5%), redditività (-6,8%) ed export (-6,0%), con le difficoltà maggiori nella metalmeccanica (produzione a -7,5% da dieci trimestri), soprattutto automotive e metallurgia. Segni meno anche per manifatture varie (gioielli, giocattoli, ecc., -24,0%) e cartario-grafico (-4,8%), mentre le attese per il tessile-abbigliamento si fermano su un prudente 0,0%.
Più incoraggianti gli indicatori per comparti molto presenti anche nell’area collinare astigiana: gomma-plastica (+2,3%), alimentare (+11,9%), edilizia e impiantisti (+4,5% e +16,7%), che negli ultimi anni hanno sostenuto occupazione e investimenti anche nei distretti del Monferrato. Nel terziario il clima di fiducia è stabilmente positivo, grazie a una minore esposizione alle oscillazioni dei mercati esteri: spiccano commercio e turismo (+30%), servizi alle imprese (+24,2%), Ict (+10,0%) e trasporto di merci e persone (+8,7%), ambiti in cui anche il territorio astigiano ha visto crescere nuovi progetti legati all’enoturismo, alla logistica e ai servizi avanzati.
Export, la variabile più delicata
Resta più delicato il quadro per l’export, condizionato da dazi, tensioni geopolitiche e volatilità dei mercati: qui la positività delle attese è inversamente proporzionale alla quota di fatturato estero. Le imprese che esportano meno del 10% del fatturato mostrano previsioni sulla produzione nettamente positive (+8,9%), quelle con una quota tra il 10 e il 30% si attestano su un saldo neutro (0,0), mentre diventano negative le attese per chi esporta dal 30 al 60% (-5,6%) e oltre il 60% (-3,9%).
Uno schema che si riflette anche nella geografia piemontese: le aziende più orientate al mercato interno – come molte realtà astigiane dell’agroalimentare di qualità, del turismo e dei servizi – guardano al 2026 con maggiore serenità, mentre per i campioni dell’export regionale l’orizzonte resta più incerto. In questo contesto, la scelta di continuare a investire in impianti, innovazione e competenze si conferma la leva decisiva per consolidare crescita e occupazione anche nei territori periferici, mantenendo competitivo l’intero sistema produttivo.







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