Tutto è iniziato con un’insolita scia di fumo e un forte odore di bruciato che aleggiava lungo la strada. È stato questo dettaglio, apparentemente banale, a far scattare l'intuizione di una pattuglia del Nucleo Radiomobile dei Carabinieri di Asti e a portare, nella mattinata di giovedì, alla scoperta di un ingente deposito di materiale illecito.
I militari, mentre transitavano in strada Borbore durante un normale servizio di controllo del territorio, hanno infatti notato del fumo provenire dal cortile di un edificio privato. Un rapido controllo visivo ha permesso loro di individuare un bidone metallico dove stava bruciando del materiale non meglio definito. Non appena gli operatori hanno deciso di accedere all'area per vederci chiaro, la situazione è precipitata: due uomini, accortisi del loro arrivo, si sono lanciati in una fuga precipitosa, correndo verso il bosco retrostante e riuscendo a far perdere le proprie tracce tra la vegetazione.
Una volta entrati nel cortile, i carabinieri si sono trovati di fronte a una scena che lasciava poco spazio all'immaginazione. Due furgoni Iveco Daily erano stati parcheggiati strategicamente in modo anomalo, quasi a creare una barriera visiva per nascondere ciò che accadeva sotto una tettoia. È lì, al riparo da sguardi indiscreti, che i militari hanno scoperto un vero e proprio laboratorio per la gestione dell'"oro rosso".
Vi erano accatastate numerose matasse di cavi e bobine di rame di diverse dimensioni; una parte del metallo era già stata lavorata, mentre un'altra ingente quantità attendeva di essere trattata grazie all'ausilio di una macchina sguaina-cavi presente sul posto, segno inequivocabile di un'attività organizzata e frenetica. L'ispezione si è poi estesa ai veicoli: all'interno di uno dei furgoni sono state rinvenute ulteriori sacche piene di cavi, pronte verosimilmente per il trasporto o la vendita.
Il bilancio finale dell'operazione è impressionante: il materiale, privo di qualsiasi elemento identificativo o documentazione che ne attestasse la lecita provenienza, ammonta a circa 4.060 chilogrammi di rame.
Di fronte all'evidenza dei fatti e all'assenza di giustificazioni legali, i carabinieri hanno proceduto al sequestro probatorio dell'intero carico di metallo ferroso e di uno dei furgoni utilizzati per l'attività. Le indagini sono tuttora in corso: l'obiettivo degli inquirenti è ora quello di risalire all'origine del materiale — molto probabilmente frutto di furti ai danni di infrastrutture o aziende — e identificare i due fuggitivi e gli eventuali complici coinvolti in questo giro d'affari illecito.