Sanità - 19 gennaio 2026, 16:21

Indennità pronto soccorso e 118, la frattura della Cse sanità: "Accordo che crea lavoratori di serie b"

Il sindacato contesta le disparità economiche tra profili professionali e l'esclusione di alcuni servizi essenziali dall'integrazione regionale

Una pioggia di risorse che, invece di placare gli animi, sembra aver innescato un incendio nel panorama sindacale piemontese.

La Cse sanità alza la voce contro l'intesa regionale sull'indennità destinata al personale dell'emergenza-urgenza, sottoscritta da Nursind, Nursing up, Cisl fp e Fials. 

Secondo l'organizzazione, il provvedimento non farebbe altro che cristallizzare una gerarchia ingiustificata all'interno delle corsie, dividendo il personale tra chi merita un riconoscimento pieno e chi deve accontentarsi di molto meno.

Disparità tra le qualifiche

Il cuore della polemica risiede nella differenziazione economica prevista per chi opera nei Pronto soccorso e nel 118. 

Se per gli infermieri sono stati stanziati 500 euro mensili, la cifra si dimezza a 250 euro per Oss, tecnici di radiologia e personale amministrativo. 

Una scelta che la coordinatrice regionale Stefania Gallo definisce priva di fondamento, poiché il carico emotivo, il rischio e la complessità organizzativa gravano indistintamente su ogni figura che abita quegli spazi di frontiera.

"Il riconoscimento economico deve essere legato al luogo e alle condizioni di lavoro, non alla singola qualifica" sottolinea Gallo. 

"Tutti contribuiscono alla tenuta del servizio e tutti devono essere considerati con la medesima dignità". 

Oltre alla forbice salariale, il sindacato denuncia l'invisibilità di alcuni settori chiave, come gli operatori dei Cau collegati al 116117 e il personale dei Sest, rimasti esclusi dai benefici dell'accordo nonostante il loro ruolo cruciale nella gestione dei flussi.

Una trasparenza negata

A rendere il clima ancora più teso è l'impossibilità di consultare il testo integrale dell'intesa. La Cse sanità lamenta infatti una mancanza di trasparenza amministrativa che impedirebbe ai lavoratori di conoscere i dettagli di ciò che è stato deciso sopra le loro teste. Un'opacità che si inserisce in un quadro strutturale già claudicante, dove il Pnrr corre verso la scadenza del 2026 senza aver ancora garantito l'operatività piena di case della salute e ospedali di comunità.

L'analisi del sindacato si sposta poi sulla tenuta del sistema sanitario territoriale, messo a dura prova dall'ultima ondata influenzale. Senza un reale incremento del personale e con il turn over ancora bloccato, sono stati i singoli operatori a evitare il collasso dei servizi. Proprio per questo, secondo la coordinatrice regionale, la risposta delle istituzioni non può essere un provvedimento che genera frizioni interne.

"Non si può parlare di valorizzazione e poi introdurre accordi che creano disparità tra chi lavora fianco a fianco" conclude Stefania Gallo. 

Redazione