È una donna professionalmente e sentimentalmente realizzata, madre di quattro figlie e nonna di una nipotina. La vita di Emanuela (il nome è reale, mentre omettiamo il cognome per privacy) è stata piena di affetto e successi, eppure c'è un tassello mancante che, raggiunta la piena maturità, sente il desiderio di trovare. La sua è una storia che lega il Piemonte alla Sicilia, nata tra le mura del brefotrofio di Asti (l'ex Maternità cara ai ricordi di molti concittadini) e fiorita sotto il sole di Palermo. Siamo entrati in contatto con lei grazie a un post su un gruppo Facebook dedicato a chi cerca le proprie origini e ci siamo fatti raccontare la sua storia.
Dalla Maternità di Asti al sole palermitano
Tutto ha inizio a metà degli anni Sessanta. Emanuela nasce ad Asti da una ragazza giovanissima, appena diciottenne, proveniente da una famiglia benestante, forse nobile. Il destino della piccola si incrocia con quello del dottor Dolcino, all'epoca direttore della struttura per l'infanzia astigiana. È proprio grazie a lui che la bambina viene affidata nel 1965 a una coppia palermitana: il padre, affermato medico cardiologo e la madre, insegnante. Una famiglia colta e amorevole che nel 1969, a seguito della legge sull'adozione promulgata l'anno precedente, la adotta formalmente dopo un periodo di affidamento controllato.
Cresciuta a Palermo, Emanuela ha vissuto circondata dall'amore incondizionato dei suoi genitori adottivi, che non le hanno mai fatto mancare nulla, seguendo le orme professionali del padre. Tuttavia, una sensazione sottile l'ha sempre accompagnata: "Fin da piccola ho avuto l'impressione di non essere palermitana", ci racconta. Una percezione che trova conferma all'età di 16 anni, quando la famiglia le rivela la verità sulla sua adozione. Una notizia accolta con serenità, che non ha scalfito il legame profondo con chi l'ha cresciuta.
La ricerca delle proprie origini
La curiosità sulle proprie origini biologiche inizia a farsi più intensa intorno ai 30 anni, dopo il matrimonio. Il marito, anch'egli medico, la supporta in questo percorso, complice l'incontro professionale con un collega astigiano che condivideva la stessa esperienza dell'adozione. Le ricerche, condotte con pazienza negli anni, sono partite dal Comune di Asti, passando per i tribunali di Asti, quello per i minori di Torino e infine il corrispettivo Palermo. È proprio nel capoluogo siciliano che l'iter burocratico ha portato a una svolta: l'estate scorsa, la Polizia Locale di Asti ha rintracciato la madre biologica.
La donna, oggi ottantenne, ha confermato di aver partorito la bimba in giovane età, ma ha altresì comunicato loro di non sentirsi pronta per un un incontro. Una scelta che Emanuela rispetta, pur tenendo la porta aperta. È fondamentale sottolineare che la sua ricerca non nasce da mancanze affettive o irrisolti psicologici: i suoi genitori, oggi scomparsi, sono stati una coppia amorevole e presente. Non c'è alcun senso di rivalsa né la ricerca di un affetto mai avuto.
La volontà di "chiudere il cerchio" della propria vita
L'obiettivo di Emanuela è duplice: da un lato "chiudere un cerchio" esistenziale, dall'altro, necessità ancor più impellente essendo lei stessa un medico, accedere a informazioni preziose per la salute. "Sarebbe utile conoscere la storia di famiglia per l'anamnesi di eventuali malattie", spiega, sottolineando di ritenere che la scheda sanitaria dovrebbe essere un diritto garantito a ogni persona adottata, indipendentemente dall'incontro fisico con i genitori biologici.
La speranza è che questo appello possa raggiungere la madre naturale in modo discreto. Qualora la signora decidesse di voler condividere anche solo le informazioni sanitarie o stabilire un contatto, può farlo scrivendo una mail a direttore@lavocediasti.it, Provvederemo ad inoltrare il messaggio direttamente ad Emanuela, nel massimo rispetto della privacy di tutti.