Economia e lavoro - 27 gennaio 2026, 07:34

Lavoratori dei call center sotto attacco: Rifondazione Comunista al fianco di chi lotta per il lavoro

Dopo il trasferimento forzato deciso da Konecta e i tagli annunciati in Tecnocall e Mediacom, il Piemonte rischia un nuovo "deserto occupazionale". Il partito: "La tecnologia non sia un alibi per licenziare".

Il presidio Konecta a Torino

Anche Rifondazione Comunista prende una posizione netta e solidale a favore dei lavoratori e delle lavoratrici impegnati nella mobilitazione contro il drastico ridimensionamento dei posti di lavoro nei call center Konecta, Tecnocall e Mediacom. 

La situazione, che coinvolge oltre 1.100 persone tra Asti, Ivrea e il resto dell'indotto regionale, viene definita dal partito "un attacco frontale al diritto al lavoro", celato dietro esigenze organizzative che rischiano di nascondere un vero e proprio dramma sociale.

Il caso più eclatante riguarda Konecta: la decisione di trasferire forzatamente i dipendenti dalle sedi di Ivrea e Asti a Torino viene infatti considerata da Rifondazione come un "licenziamento mascherato". 

Gli spostamenti obbligati comporterebbero costi di viaggio insostenibili per chi già percepisce salari bassi, oltre a gravare su chi ha carichi familiari. In molti, di fronte a queste condizioni, potrebbero essere costretti a lasciare il lavoro.

Ma le preoccupazioni non si limitano al solo impatto sui lavoratori. "La chiusura di due sedi così importanti come quelle di Ivrea (700 dipendenti) e di Asti (400) rischia di creare un vero e proprio deserto occupazionale sul territorio", sottolinea la nota diffusa dalle federazioni piemontesi di Rifondazione Comunista.

Non meno critica è la situazione di Tecnocall e Mediacom ad Asti, dove sono stati annunciati 62 esuberi (30 su 59 in Tecnocall e 32 su 62 in Mediacom) a seguito del calo dei volumi relativi alla commessa IREN.

 "Si mette a rischio la tenuta delle due aziende, subentrate a Konecta nella gestione delle attività su IREN", denuncia Gianmarco Coppo, segretario della Federazione Prc di Asti. "È scandaloso che a pagare l'avanzamento tecnologico e l'introduzione dell'intelligenza artificiale siano i lavoratori, soprattutto considerando che il cliente finale è un ente pubblico".

La questione dell'intelligenza artificiale torna centrale nelle parole delle rappresentanze di Rifondazione, che invocano un approccio responsabile e governato. 

"Non si può accettare che centinaia di famiglie siano sballottate da una sede all'altra per inseguire commesse, per poi essere marchiate come esuberi", dichiara Cadigia Perini, segretaria del Circolo Prc di Ivrea. "L'intelligenza artificiale va governata per migliorare le condizioni di lavoro, non usata come scure per tagliare posti e alimentare la precarietà".

Il partito lancia dunque un appello alle istituzioni locali, chiedendo ai Comuni di Asti e Ivrea di mantenere altissima la pressione sulla Regione Piemonte, sollecitando interventi concreti e non limitandosi a semplici percorsi di formazione che si sono già dimostrati inefficaci.

"È urgente regolamentare il settore dei call center – afferma Alberto Deambrogio, segretario regionale per il Piemonte di Rifondazione Comunista –. Occorre togliere precarietà, fermare le delocalizzazioni e le esternalizzazioni nel pubblico, e bloccare la rincorsa al minor costo del lavoro".

Sulla necessità di una gestione diversa degli effetti dell'automazione e della digitalizzazione insiste anche Giorgio Pellegrinelli, responsabile lavoro della Federazione di Torino del Prc: "Si deve recuperare il ritardo nella conversione del lavoro assorbito dall'intelligenza artificiale. Riqualificare senza licenziare si può e si deve fare".

Nel frattempo, la mobilitazione prosegue. Rifondazione Comunista annuncia che durante la settimana sarà presente davanti alle sedi di Konecta, Tecnocall e Mediacom di Asti, Ivrea e Torino con volantini e iniziative in difesa dell'occupazione, confermando di voler restare al fianco di lavoratori e lavoratrici, sia nelle piazze che nelle sedi istituzionali.

Redazione


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