Attualità - 28 gennaio 2026, 07:50

Oltre la dittatura del clic: il monito della Chiesa nella festa di San Francesco di Sales

Il vescovo Prastaro e il direttore dell'Ufficio Comunicazioni Sociali Musso incontrano la stampa locale: "Il 40% delle persone evita le notizie per ansia, dobbiamo ricostruire la fiducia"

Monsignor Prastaro con Lara Reale (ph. Merfephoto - Efrem Zanchettin)

È un appello a restare umani, nel senso più profondo del termine, quello che risuona nella Diocesi di Asti in occasione della festa di San Francesco di Sales. A raccoglierlo sono stati il vescovo Marco Prastaro e i giornalisti locali, riuniti per riflettere sulle sfide lanciate dall'attuale pontefice, Papa Leone XIV, nel suo messaggio per la 60ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali intitolato "Custodire voci e volti umani". A guidare la riflessione, introdotta e moderata da Michelino Musso, direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi, è stata Lara Reale, giornalista e webmaster dei siti diocesani di Torino e Susa.

L'incontro ha messo subito in chiaro che la posta in gioco non è tecnica, ma antropologica. Viviamo in un sistema mediatico definito "inquinato come l'aria che respiriamo", dominato dall'oligopolio dei cosiddetti GAFAM (Google, Amazon, Facebook, Apple, Microsoft) che controllano gli algoritmi e amplificano contenuti spesso tossici per catturare l'engagement emotivo degli utenti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: secondo il Global Happiness Study 2025, l'Italia è scivolata al 24° posto per felicità percepita e il fenomeno della News Avoidance — l'evitamento attivo delle notizie — è salito al 40%. "La gente non vuole più informarsi perché prova ansia e senso di impotenza", ha spiegato Lara Reale, sottolineando come si sia passati dalla globalizzazione dell'indifferenza denunciata in passato a una "globalizzazione dell'impotenza".

Il cuore dell'intervento si è focalizzato sui rischi specifici dell'Intelligenza Artificiale generativa. Non si tratta solo di fake news, ma di alterazioni profonde della realtà. Sono stati mostrati esempi inquietanti: dal video "deepfake" del Presidente Mattarella alla falsa foto di Papa Francesco in ospedale datata febbraio 2025 (pochi mesi prima della sua scomparsa), che ha ingannato milioni di fedeli, fino alle app come "2WAI" che permettono di creare avatar di persone defunte con cui dialogare, impedendo di fatto l'elaborazione del lutto.

Ma il pericolo più insidioso, secondo la relatrice, è il "deskilling", ovvero la perdita di competenze. "Affidandoci ciecamente a ChatGPT, che nel 40% dei casi diffonde affermazioni false, il nostro cervello prende una scorciatoia cognitiva", ha avvertito Reale. Questo porta a un'illusione di efficienza che nasconde in realtà una perdita di pensiero critico e di auto-efficacia: ci convinciamo di non saper più fare nulla senza l'aiuto della tecnologia.

Particolarmente toccante è stato il passaggio dedicato all'etica della cronaca, con il riferimento al caso di Aurora Livoli, la diciannovenne trovata morta a Milano nelle scorse settimane. In quell'occasione, parte dei media e dei social si sono accaniti sul passato della vittima"Chi era Aurora Livoli. Sui social scriveva: Ho Lucifero dentro di me" — scavando nella sua vita privata invece di indagare i precedenti dell'assassino. Una violazione della dignità che contraddice l'articolo 21 della Costituzione e il Testo unico deontologico, ricordando quanto sia urgente rimettere "persone reali al centro".

Qual è dunque la via d'uscita? Per Papa Leone XIV e per i relatori, la risposta sta in tre parole: responsabilità, collaborazione ed educazione. Serve una "Media and AI Literacy" (MAIL), un'alfabetizzazione che permetta a ogni generazione di padroneggiare le nuove "protesi cognitive" senza esserne dominata. Occorre un'ecologia dei media dove le macchine siano strumenti al servizio della vita umana e non forze che ne erodono la voce.

Come emerso chiaramente durante l'incontro, la sfida per i comunicatori locali è quella di "raccontare il presente" disinnescando la polarizzazione e recuperando la fiducia. Perché, come ricorda un passaggio citato durante il convegno, "giocare a far perdere la fiducia è disumanizzante". La tecnologia non torna indietro, ma sta all'uomo decidere se usarla per isolarsi in una bolla artificiale o per riscoprire il valore sacro del volto e della voce altrui.

Immagini a cura di Merfephoto - Efrem Zanchettin

Immagini a cura di Merfephoto - Efrem Zanchettin

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Redazione