Cronaca - 30 gennaio 2026, 06:43

Nuovo capitolo nella faida dei fratelli Giovannini: l'avvocato Giacomo a giudizio per calunnia

Il tribunale di Asti accoglie la richiesta del pm: secondo l'accusa avrebbe falsamente denunciato lo smarrimento di assegni per chiudere un conto cointestato

La lunga e travagliata saga giudiziaria che vede contrapposti i fratelli Giovannini si arricchisce di un nuovo, pesante capitolo. Il tribunale penale di Asti ha disposto il rinvio a giudizio per l'avvocato Giacomo Giovannini, noto professionista del foro locale, con l'accusa di calunnia ai danni del fratello Piero. La decisione è arrivata al termine dell'udienza del 27 gennaio, accogliendo la richiesta formulata dal pubblico ministero Davide Greco.

Assegni "smarriti" e conti bloccati

Al centro della vicenda c'è la gestione di un conto corrente postale cointestato tra i due fratelli, eredi di un patrimonio familiare che da anni è terreno di scontro legale. Secondo l'accusa, l'avvocato Giovannini avrebbe falsamente denunciato lo smarrimento di alcuni assegni legati a quel conto. L'obiettivo? Ottenerne la chiusura senza informare il fratello Piero, impedendogli così di incassare regolarmente le entrate comuni.

Un particolare aggrava la posizione dell'imputato: pochi mesi prima della denuncia, lo stesso Giacomo Giovannini aveva comunicato a Poste Italiane che quegli assegni non erano affatto smarriti, bensì in legittimo possesso del fratello, dichiarando esplicitamente di "non essere disponibile a denunciare il falso". Tuttavia, di fronte al rifiuto dell'ente di chiudere il conto senza l'assenso del cointestatario, l'avvocato avrebbe cambiato strategia procedendo comunque con la denuncia di smarrimento.

Una storia di denunce e assoluzioni

Non è la prima volta che i due fratelli si trovano su fronti opposti in un'aula di giustizia. In passato, Piero Giovannini è stato destinatario di molteplici denunce presentate dal fratello avvocato, procedimenti che si sono però conclusi invariabilmente con l'assoluzione. Il tribunale di Asti ha infatti scagionato Piero in tutti i precedenti procedimenti con formula piena, stabilendo che "il fatto non sussiste" o "non costituisce reato".​

Ora le parti si invertono. L'avvocato Giovannini, difeso dal professor Maurizio Riverditi, dovrà rispondere dell'accusa di calunnia in un processo che promette di far luce su anni di tensioni familiari e battaglie legali. Il dibattimento si aprirà nelle prossime settimane, segnando l'ennesima tappa di una vicenda che ha spesso occupato le cronache giudiziarie locali.

Redazione