Attualità - 04 febbraio 2026, 10:52

Ad Asti in media 469 euro di Tari per famiglia, la maglia nera è di Pisa

Tariffa in flessione rispetto al 2024, ma il costo resta tra il più alto del Piemonte

I contribuenti astigiani continuano a pagare la tassa sui rifiuti più cara del Piemonte. Nel 2025, una famiglia tipo composta da quattro persone con un'abitazione di 80 metri quadri versa 469 euro all'anno per la TARI, confermando Asti al primo posto tra i capoluoghi piemontesi per il costo del servizio. Il dato emerge dall'indagine condotta dal Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione della Uil, diretta dal Segretario confederale Santo Biondo, che ha analizzato la situazione della tassa rifiuti in 109 città capoluogo dal 2020 a oggi.

Asti maglia nera del Piemonte

Ad Asti, nel 2025, una famiglia tipo paga 469 euro all'anno per la TARI, confermandosi il capoluogo più costoso del Piemonte. Il dato, pur registrando una flessione del 2,42% rispetto ai 481 euro del 2024, resta significativamente superiore alla media regionale e nazionale. La cifra colloca Asti ben oltre la media di 350 euro e molto distante dai valori più bassi registrati in città piemontesi come Novara, dove si pagano 204 euro, o Vercelli con 220 euro. Il Consiglio comunale ha approvato nell'aprile 2025 il nuovo piano tariffario per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, che prevede un importo complessivo del servizio di 18 milioni di euro, distribuito tra utenze domestiche (circa il 62%) e attività commerciali e produttive (38%). Una delle novità più rilevanti riguarda l'introduzione di un sistema automatico di riduzione della tariffa per le famiglie con difficoltà economiche, gestito in collaborazione con l'INPS, che permetterà di applicare gli sconti direttamente in bolletta senza necessità di presentare domanda.

Il quadro piemontese e le disparità regionali

In Piemonte, la situazione della TARI mostra una frammentazione significativa tra i vari capoluoghi. Dopo Asti, le tariffe più elevate si registrano ad Alessandria con 414 euro annui, seguita da Torino con 365 euro, che supera la media nazionale pur registrando un aumento contenuto del 2,13% rispetto al 2024. Dal 2020 al 2025 la tassa nel capoluogo piemontese è passata da 329 a 365 euro, in linea con un trend di crescita costante. Particolarmente rilevante l'incremento registrato a Verbania, dove la TARI passa da 261 a 292 euro, con un balzo dell'11,58%, uno dei più alti a livello nazionale. Cuneo si attesta su valori più contenuti con 270 euro, mentre sul versante opposto Novara e Vercelli presentano le tariffe più basse della regione, sebbene abbiano subito aumenti significativi nell'ultimo anno, rispettivamente dell'8,02% e del 7,40%.

Le contraddizioni nazionali

A livello nazionale, la TARI evidenzia un sistema profondamente diseguale. Nel 2025 la media si attesta a 350 euro annui, con un aumento del 3,73% rispetto al 2024. Le città con i costi più elevati sono Pisa, dove si raggiungono i 650 euro, Brindisi con 529 euro, Pistoia con 524 euro e Trapani con 521 euro. All'estremo opposto, i contribuenti di La Spezia pagano 180 euro l'anno, mentre Novara, Belluno e Fermo si attestano tra i 204 e i 205 euro. Nelle Città Metropolitane il divario è altrettanto marcato: si va dai 518 euro di Genova ai 236 euro di Bologna, passando per Napoli (499 euro), Reggio Calabria (494 euro), Roma (334 euro) e Milano (294 euro). Il Sud risulta l'area più costosa, con una media di 385 euro e una percentuale di raccolta differenziata pari al 59%, mentre nel Nord la spesa media è di 290 euro con livelli di differenziata che raggiungono il 73%.[

Le ragioni di un'anomalia

Secondo i promotori dell'indagine, le forti differenze tariffarie tra territori sono il risultato di scelte politiche sbagliate e di un sistema di gestione dei rifiuti frammentato e diseguale. Una tassa concepita per coprire i costi di raccolta e smaltimento si è trasformata in un prelievo sempre più gravoso, scollegato dal principio di equità fiscale e dai livelli reali di servizio offerti.

 In molte aree, come il Mezzogiorno ma non solo, la cronica carenza di impianti di trattamento e riciclo costringe i Comuni a trasferire i rifiuti fuori territorio, generando extracosti nelle bollette di famiglie e imprese. 

"Il PNRR poteva essere un'occasione storica, ma lo stato di attuazione delle misure è ancora disomogeneo e, in molti casi, preoccupantemente lento. Anche strumenti potenzialmente equi come la TARIP, ispirata al principio "chi inquina paga", rischiano di trasformarsi in un ulteriore aggravio per i cittadini se l'estensione della raccolta differenziata e del porta a porta avviene senza investimenti in impianti, mezzi, personale e organizzazione".

La Uil conclude sottolineando che occorrono politiche pubbliche di lungo periodo, investimenti strutturali e una governance trasparente e partecipata. "È necessario un monitoraggio costante sull'attuazione del PNRR, che coinvolga le parti sociali e consenta ai cittadini di verificare se e come le risorse investite stanno producendo benefici concreti. La gestione dei rifiuti non può continuare a essere un'emergenza pagata soprattutto da chi ha meno e chiede, legittimamente, bollette più eque, servizi migliori e un sistema ambientale davvero sostenibile e giusto. L'indagine della UIL sottolinea inoltre che alcuni comuni non rispettano i criteri di pubblicità e trasparenza nell'adozione delle delibere sui tributi, rendendo difficile per i cittadini reperire i dati e le informazioni necessarie per comprendere le decisioni che li riguardano".