Attualità - 07 febbraio 2026, 13:30

Le nuove "cortine di ferro" e il ruolo chiave dell'India: Gianni Vernetti disegna il futuro geopolitico ad Asti

Doppio appuntamento per l'ex sottosegretario, ospite di Rotary, Biblioteca Astense ed Europa Duemila. Al centro il suo saggio "Il nuovo Grande Gioco": democrazie contro autocrazie, la sfida del secolo

Florio, Vernetti e Conti

Il mondo non è più quello che avevamo immaginato dopo il crollo del Muro di Berlino. L'illusione di una pace globale duratura si è infranta contro la nascita di nuove barriere, invisibili ma solidissime. È questa la tesi forte che Gianni Vernetti ha portato ad Asti martedì scorso, protagonista di un doppio incontro organizzato dal Rotary Club e dalla Biblioteca Astense Giorgio Faletti, in sinergia con l'Associazione Europa Duemila.

Scrittore, giornalista e già sottosegretario agli Affari Esteri, Vernetti ha presentato il suo ultimo saggio, “Il nuovo Grande Gioco” (Solferino, 2025), prima nel salone della Biblioteca e poi durante la conviviale serale al ristorante “La Fertè”. Incalzato dalle domande di Alessia Conti e Luigi Florio, l'autore ha tracciato una mappa inquietante ma lucida degli equilibri internazionali odierni.

I due blocchi contrapposti

Secondo Vernetti, stiamo assistendo alla genesi di una nuova "cortina di ferro". Da una parte si consolida l'Asse delle autocrazie, un blocco monolitico che ruota attorno a Russia, Cina, Iran e Corea del Nord. Dall'altra cerca di compattarsi l'Alleanza delle democrazie, guidata da Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Unione Europea, Israele, Australia e Giappone.

In questo scenario bipolare, che richiama il titolo del celebre saggio di Peter Hopkirk del 1990, c'è un ago della bilancia fondamentale: l'India. “Lo Stato più popoloso al mondo – ha spiegato Vernetti – è una democrazia che però mantiene rapporti intensi con la Russia. La sua scelta di campo sarà determinante per gli equilibri globali dei prossimi cent’anni”.

I dubbi del pubblico: Trump e l'Ucraina

L'interesse del pubblico astigiano è stato altissimo, con numerose domande che hanno toccato i nervi scoperti dell'attualità. Molti interventi si sono concentrati sull'apparente involuzione democratica degli Stati Uniti sotto la presidenza Trump e sulle prospettive del conflitto russo-ucraino. Spazio anche all'analisi del ruolo dei Paesi arabi moderati, come l'Arabia Saudita e le monarchie del Golfo, attori sempre più centrali in questa complessa partita a scacchi mondiale.

Redazione