Cronaca - 07 febbraio 2026, 14:13

ARTICOLO AGGIORNATO: FERMATO IL RESPONSABILE HA CONFESSATO Zoe uccisa a 17 anni per un "no": è femminicidio. Interrogato un ventenne [VIDEO]

L'omicidio sarebbe scattato dopo un rifiuto. Scagionato totalmente il giovane perseguitato sui social. Il responsabile in carcere ad Alessandria

Fiori sul luogo del delitto (MerfePhoto)

AGGIORNAMENTO DELLE 16.50
E' stato fermato il responsabile del femminicidio di Zoe: si tratta di un ragazzo di 20 anni di Montegrosso, Alex Manna.
Lo confermano i carabinieri con una nota dove si parla di incongruenze nel racconto del giovane che ha indotto gli investigatori ad approfondire e ottenere riscontri. 
"Le tempestive indagini condotte dai Carabinieri hanno consentito di individuare il presunto responsabile dell’omicidio in M.A.G., nato nel 2006, il quale pressato dalle risultanze investigative, rendeva confessione alla presenza del P.M. di Turno del Tribunale di Alessandria Dott. Giacomo Ferrando".
Il cadavere della giovane presentava evidenti segni di percosse, lesioni nella regione del collo e tumefazioni al volto. I primi accertamenti sono stati immediatamente avviati per ricostruire le circostanze del decesso.

L’allarme era stato dato dai ragazzi che avevano trascorso la serata in compagnia della minore, i quali avevano segnalato la sua scomparsa non vedendola rientrare. Le dichiarazioni rese dai testimoni agli inquirenti hanno evidenziato palesi incongruenze, inducendo gli investigatori ad approfondire il contesto investigativo, ottenendo riscontri oggettivi.  La salma è a disposizione della Procura della Repubblica di Alessandria per l’esame autoptico.

Il soggetto è stato ristretto in detenzione cautelare presso la Casa Circondariale di Alessandria e la sua posizione è ora al vaglio dell’Autorità Giudiziaria competente

Le indagini proseguono a ritmo serrato, al fine di chiarire compiutamente la dinamica dei fatti e le eventuali responsabilità.

I carabinieri precisano che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che ogni responsabilità dovrà essere accertata in sede giudiziaria.

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Non sarebbe stato un incidente, né una tragica fatalità. La morte di Zoe Trinchero, la 17enne trovata senza vita nelle acque gelide del Rio Nizza, avrebbe un nome preciso e terribile: femminicidio. Quello che nelle prime ore sembrava un mistero impenetrabile si sta avvicinando a una terribile realtà.

Gli inquirenti stanno interrogando un ragazzo di 20 anni che avrebbe forse voluto una storia con lei e che non avrebbe retto a un rifiuto.

La caserma dei Carabinieri di Nizza Monferrato, è diventata il 'bunker' di un'indagine condotta senza sosta dal Sostituto procuratore di Alessandria, Giacomo Ferrando.

La dinamica e i segni sul corpo

Secondo le prime ricostruzioni, l'omicidio si sarebbe consumato al termine di una lite. Il movente, come troppo spesso accade, sarebbe legato a un rifiuto: la volontà della ragazza di allontanarsi o un "no" che il ragazzo non avrebbe accettato.
A parlare chiaro, purtroppo, è stato il corpo stesso di Zoe. I primi esami esterni avrebbero evidenziato segni inequivocabili di violenza, in particolare tracce compatibili con uno strangolamento. Dettagli che hanno subito indirizzato gli investigatori sulla pista dell'omicidio volontario, escludendo l'annegamento accidentale.

Sembra che sia stata gettata nel canale da un cortile interno che confina con un negozio: un cancello aperto a circa 50 metri dalla confluenza con il Belbo. 

Il ragazzo sotto torchio e l'innocente perseguitato

Ma c'è un altro aspetto in questa vicenda che fa male e fa pensare: la rabbia per un equivoco che ha rischiato di trasformarsi in una seconda tragedia. 

Nelle ore precedenti, infatti, la furia cieca dei social e di una parte della cittadinanza si era scagliata contro un altro giovane, residente in zona e già noto per alcune fragilità personali. Additato come il "mostro", si era ritrovato la folla sotto casa, costretto a chiedere aiuto ai Carabinieri per non essere linciato.
Gli accertamenti hanno dimostrato la sua totale estraneità ai fatti: quel ragazzo non c'entrava nulla. Un errore che deve far riflettere su quanto pericolosa possa essere la giustizia sommaria del web.

Zoe, originaria di Agliano Terme ma volto noto a Nizza, lascia un vuoto incolmabile. Lavorava con passione alla tavola calda "Il Passeggero", dove oggi regna un silenzio irreale. "Siamo sconvolti, l’avevo salutata ieri, come sempre, scherzando con lei", ripete il titolare, incredulo di fronte a una violenza così cieca che ha spezzato una vita nel fiore degli anni.

Gli amici l’hanno descritta come una ragazza solare, con cui si stava bene insieme. Il suo sogno era di diventare psicologa.


Nel frattempo arrivano messaggi e riflessioni di cordoglio per questa giovane vita piena di sogni e passioni. Scrive la Cisl Asti Alessandria: "Nessuna parola è sufficiente, ma il silenzio non è un'opzione. La tragica morte di Zoe, una ragazza di soli 17 anni, è una ferita profonda che colpisce non solo il territorio astigiano, ma tutta la nostra società. Com’è possibile che una vita così giovane venga spezzata in modo tanto violento? ​Come CISL, esprimiamo il nostro più profondo cordoglio alla famiglia, agli amici e a tutti coloro che amavano questa giovane donna.

​Non possiamo più limitarci a contare le vittime. Dietro ogni numero c’è una storia, un futuro negato e una sconfitta collettiva. Il femminicidio e la violenza di genere non sono emergenze passeggeri, ma un dramma che va combattuto ogni giorno".

Totale sgomento viene espresso dall'Associazione Nizza futura. "Da anni denunciamo tale sommerso che tocchiamo con mano ogni volta che andiamo nelle scuole a fare prevenzione. La campagna mediatica scattate poco tempo fa contro il ‘diverso’ o gli immigrati ha inasprito un territorio già difficile e pregiudizi e razzismo producono solo più violenza, dobbiamo lavorare tutti insieme e non possiamo più fare a finta che sul nostro territorio non esista un problema cosi grande, ogni volta che vado nelle scuole raccogliamo almeno 4 o 5 richieste di ragazzine tra i 14 e i 17 anni che vogliono sapere l’indirizzo dell’associazione e chiedono aiuto . Abbiamo il dovere di proteggere la nostra comunità e dobbiamo farlo tutti e tutte insieme e rapidamente"

La caserma dei carabinieri di Nizza

I carabinieri conducono in carcere il presunto responsabile

MerfePhoto

Martinelli-Rosso