120 anni fa nasceva la Way Assauto, il più importante polo industriale di Asti, centrale nella storia della città non solo per economia e lavoro, ma anche per ruoli di primo piano durante la Resistenza e le lotte sindacali postbelliche.
Tutto era cominciato nel 1906 a Torino, quando Luigi Way e Alberto Assauto avevano fuso le rispettive aziende dando vita alla Way-Assauto, produttrice di componenti per l'industria meccanica e poi per quella automobilistica. Nuova realtà industriale che necessitava di una ampia sede e i fondatori valutarono la possibilità di trasferirsi in diverse città piemontesi, tra le quali Asti, scelta grazie alla garanzia di un finanziamento da parte della Cassa di Risparmio di Asti e la cessione, da parte del Comune, di 30.000 metri di terreno in zona Cittadella, impegnandosi a fornire il binario di collegamento con la stazione ferroviaria e riconoscendo un'indennità annua di 6.000 lire e l'esonero per 25 anni dal pagamento delle tasse daziarie sulle merci in entrata.
Lo stabilimento delle Fabbriche riunite Way-Assauto venne inaugurato il 25 gennaio 1908, in via Antica Cittadella, e fu portato a pieno regime nel 1910. La produzione dei primi anni riguardava viti, bulloni e dadi in metallo, strutture per l‘edilizia e parti meccaniche per qualsiasi genere di industria. Nel corso delle due guerre vennero ampliati gli impianti, e i dipendenti raggiunsero il picco storico di 4.000, in maggioranza donne. La produzione era perlopiù a carattere bellico, con una netta specializzazione in inneschi per l'artiglieria. All'inizio degli anni ‘50 gli operai erano 2.000 e la produzione spaziava da ricambi e componenti per cicli e motocicli ad ammortizzatori per auto. Dopo varie, non felici, vicissitudini, legate anche alla crisi FIAT, dal 2011 è parte del gruppo cinese Cijan Group che, nel 2016, ha spostato le attività in Località Valgera, mentre l'edificio storico, cerca futuro con progetti vari di sviluppo legato all’indubbio fascino della sua archeologia industriale.
Per gli astigiani è sempre e solo stata la Waya, dove generazioni di lavoratrici e lavoratori si sono fatti comunità: “Noi della Waya”. Una storia importante per tutto e tutti, storia di persone, prima che d’altro. Persone ritratte in storiche immagini di gruppo, scattate nel 1916 e nel 1935. In quanto storia importante non poteva passare inosservata agli amici di Astigiani, trimestrale di storia e storie. Tanto da invitare tutti gli ex dipendenti della Way-Assauto e anche i loro discendenti a partecipare alla straordinaria foto di gruppo che sarà scattata sabato 28 febbraio, alle 15, nello stesso posto e con gli stessi capannoni alle spalle, ripresi nel 1935 da Nino Benassi, uno dei grandi fotografi astigiani. Invito ad essere folla, per non dimenticare ciò che la Waya è stata per la storia umana, economica, politica e culturale di Asti.
Evento fotografico con tanto di nome: “Noi della Waya. Un doppio clic con la storia”. Il risultato andrà ad arricchire l’ampio dossier che sarà pubblicato sul prossimo numero della rivista dove, ovviamente e giustamente, racconteranno l’epopea della Waya, le sue vicende industriali, gli uomini che ne hanno scritto la storia. Pagine arricchite da immagini, ricerche, analisi, testimonianze, con uno sguardo al passato e uno al futuro.
L’invito è aperto a tutti, ex dipendenti e anche ai discendenti che potranno portare un’immagine del loro congiunto, a cui l’associazione Astigiani omaggerà una copia storica della rivista, oltre all’invito ad assistere alla presentazione del nuovo numero, prevista per sabato 21 marzo. Inutile dire quanto sarà bello ritrovare e ritrovarsi sul piazzale interno dello stabilimento di via Cittadella, riaperto per l’occasione.