Cronaca - 08 febbraio 2026, 09:28

E ora chi chiede scusa a Naudy?

La tragedia di Nizza Monferrato ci lascia due vittime: Zoe, che non tornerà più, e un musicista fragile dato in pasto alla piazza da un pregiudizio feroce

Naudy Carbone durante un concerto (Pagina Facebook)

Era il colpevole perfetto. Il mostro ideale da sbattere in prima pagina, o meglio, nelle storie Instagram di una provincia che non ha tempo per verificare, ma ha sempre fretta di condannare. Mentre il corpo di Zoe Trinchero giaceva nel freddo del rio Nizza, strappata alla vita a 17 anni per un "no" che non doveva essere detto, la rabbia cieca della folla cercava un bersaglio. E Alex Manna, l'amico, l'assassino reo confesso, glielo ha servito su un piatto d'argento: "È stato il nero, quello pazzo".

La caccia all'uomo sbagliato

Nella notte tra venerdì e sabato, mentre i carabinieri cercavano la verità, Nizza Monferrato ha rischiato di perdere la sua umanità. Una trentina di persone si sono radunate sotto casa di Naudy C., musicista, ragazzo di colore, adottato, con una storia di fragilità psichica alle spalle, sicuramente con tanti problemi e, a volte molesto. Non erano lì per chiedere, erano lì per punire.

Il tam tam dei commenti sui social, al nostro articolo della prima ora è stato un incendio indomabile: "Tutti sapevano che dava fastidio a tutti.. perché le forze dell'ordine non sono intervenute? In Italia se non ci scappa il morto nessuno si muove", oppure: "I giudici devono fare i giudici...dare le giuste condanne...e non limitarsi agli arresti domiciliari x queste . ERGASTOLO FINO A FINE VITA. Non ha rubato una mela ,da poterlo reintegrare". "Si sapeva che era pericoloso!! Perché perché?"

Ma da tempo sui gruppi di Nizza erano comparsi post ignobili e altamente diffamatori, come quello che invitava a "girare armati" perché c'era un "soggetto pericoloso" in giro. 




Naudy, nel suo mondo fatto di note e disagi, sicuramente bisognoso di cure, attenzione e aiuto, nella notte tra venerdì e sabato si è trovato assediato. I carabinieri li ha chiamati lui stesso. Non per costituirsi, ma per salvarsi. E quando i militari lo hanno portato via, la piazza ha tirato un sospiro di sollievo: "L'hanno preso". Invece lo stavano solo proteggendo dal linciaggio.

Il musicista e il pregiudizio

Naudy non è un assassino. È un'anima creativa, un polistrumentista che la città ha applaudito in altre occasioni, ma che diventa "il pazzo pericoloso" appena serve un capro espiatorio. La sua colpa? Essere diverso, essere visibile, essere fragile.

Il vero orrore si è consumato due volte. La prima per mano di Alex Manna, il ventenne di Montegrosso che ha strangolato l'amica e poi ha finto di cercarla, recitando la parte del testimone sconvolto. La seconda per mano nostra, della comunità digitale e reale che ha creduto alla menzogna più facile: il nero cattivo contro la ragazza indifesa. Una narrazione "di pancia" che ha placato le coscienze mentre il vero mostro era uno di noi, un ragazzo astigiano che poche ore prima rideva con la vittima per poi prenderla violentemente a pugni, strangolarla e lasciarla cadere nel canale.

Le parole del fratello

A riportarci alla realtà, con una dignità che dovrebbe far arrossire molti, è Ruben, il fratello di Naudy. Le sue parole, affidate a un commento amaro e lucido, pesano come macigni: "Ringrazio le forze dell'ordine di Nizza Monferrato che sono intervenute tempestivamente a salvare la vita di mio fratello... Non punto il dito solo sull'amico assassino ma su tutti coloro, e sono davvero tanti, che hanno fatto girare la notizia falsa fin dalle prime ore del mattino".

Ruben parla di un "incubo" vissuto dalla famiglia, messa a rischio da chi ha condiviso la menzogna senza porsi una domanda. Oggi sappiamo che Alex Manna ha confessato. Sappiamo che ha ucciso Zoe a pugni e l'ha strangolata. Ma il fango gettato su Naudy resta. Restano gli screenshot, le minacce, la paura di una notte in cui la giustizia sommaria ha rischiato di fare un'altra vittima innocente.

Ora che la verità è venuta a galla, i post di odio magari vengono cancellati silenziosamente. Ma la domanda resta, e deve risuonare forte nelle coscienze di chi ha digitato sentenze di morte dal divano di casa: e ora, chi chiede scusa a Naudy?