Asti - 12 febbraio 2026, 18:07

Konecta, chiudono le sedi di Asti e Ivrea: l'accordo sugli esuberi non placa la rabbia

Resta il nodo delle chiusure e il giudizio severo di una parte dei sindacati: "Licenziamenti mascherati e uso improprio di fondi pubblici. La Regione si limita a fare da spettatore"

Il presidio Konecta

L’accordo siglato il 9 febbraio tra Konecta, le organizzazioni sindacali e la Regione Piemonte ha chiuso formalmente la procedura di esubero per 180 lavoratori, ma non ha spento le polemiche. Anzi, ha acceso un faro su quello che molti definiscono un "inganno" lessicale e sostanziale: dietro la formula della "non opposizione" al licenziamento, denunciano Rifondazione Comunista e alcune voci sindacali critiche, si nasconde la conferma inappellabile della chiusura delle sedi di Asti e Ivrea.

Per centinaia di lavoratori (circa 400 nell'Astigiano e 700 nell'Eporediese) il futuro resta segnato: il trasferimento forzato verso il polo unico di Torino o l'uscita "incentivata". Una soluzione che non convince e che, secondo le critiche più aspre, lascia i dipendenti senza vere tutele.

"Posizione inaccettabile"

A lanciare l'allarme è Gianmarco Coppo, segretario provinciale astigiano, che punta il dito contro l'intransigenza dell'azienda: "Stigmatizziamo la posizione non contrattabile riguardo alla chiusura delle sedi eporediese e astigiana e alla conferma degli esuberi". Secondo Coppo, l'intervento della Regione si è rivelato "inadeguato", incapace di arginare la desertificazione produttiva dei territori periferici.

Ancora più dura l'analisi di Cadigia Perini, segretaria del Circolo di Ivrea, che smonta la narrazione delle "uscite dolci": "Parlare di dimissioni volontarie è un inganno. La 'non opposizione' non è una libera scelta del lavoratore, ma uno strumento che lascia nelle mani di Konecta il potere di decidere chi espellere dal ciclo produttivo. Si tratta di licenziamenti 'consensuali' solo sulla carta, ma mirati e unilaterali nella sostanza".

Il nodo dei fondi pubblici

C'è poi un aspetto economico che fa discutere: il presunto vantaggio fiscale ottenuto dalla multinazionale. Con l'accordo sindacale, infatti, l'azienda pagherà solo un terzo del cosiddetto "ticket Naspi" che sarebbe stato dovuto in caso di licenziamenti senza intesa.
"In pratica, Konecta finanzia gli incentivi all'esodo con i soldi risparmiati sul ticket Naspi, agevolando lo smantellamento dei siti piemontesi" denuncia Giorgio Pellegrinelli (Federazione Prc Torino). "È inaccettabile che si utilizzi denaro pubblico per facilitare la desertificazione industriale".

La Regione nel mirino

Dure critiche piovono anche sull'amministrazione regionale, accusata di limitarsi a proporre "palliativi" come i corsi di formazione. "L’esperienza insegna che non hanno mai prodotto contributi reali per la ricollocazione dei lavoratori espulsi, in particolare over 40-50" attacca Alberto Deambrogio, segretario regionale PRC-SE. "Questi corsi avvantaggiano solo le società che vendono formazione, alleggerendo le responsabilità di Konecta e dando l'illusione di un sostegno che, nei fatti, non garantisce alcun futuro".

Senza investimenti strutturali e nuove commesse, la sensazione diffusa è che i lavoratori restino "sotto ricatto", costretti a scegliere tra un pendolarismo insostenibile o l'uscita dal mercato del lavoro. E mentre si celebrano le "uscite volontarie", il tessuto produttivo locale perde altri pezzi pregiati.

Redazione