Martedì 10 febbraio è stato presentato presso lo spazio culturale FuoriLuogo di Asti un calendario speciale, nato all'interno della Casa di Reclusione cittadina. L'iniziativa, promossa dal Tavolo Carcere di Asti e dal Garante comunale per le persone private della libertà, è stata realizzata grazie al progetto "Liberi Legami", finanziato dall'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del bando "Liberi di Crescere" e coordinato dalla cooperativa sociale Il Margine di Torino.
Il calendario rappresenta molto più di una semplice raccolta di immagini: è il risultato di un laboratorio fotografico condotto all'interno dell'istituto penitenziario, che ha offerto ai detenuti l'opportunità di raccontare la propria quotidianità attraverso un linguaggio espressivo nuovo.
Le fotografie, accompagnate da riflessioni scritte, costituiscono uno strumento narrativo capace di restituire uno sguardo inedito sulla vita detentiva, trasformando la percezione dello spazio carcerario in un dialogo simbolico con il mondo esterno.
L'idea originale è nata da una proposta avanzata da un detenuto durante le attività della redazione di "Gazzetta Dentro", il progetto editoriale dell'associazione Effatà che da anni dà voce alla realtà del carcere astigiano.
Come ha spiegato il Garante comunale Domenico Massano, l'intuizione è stata poi accolta e sostenuta dall'area trattamentale, dalla direzione e dalla polizia penitenziaria, diventando un'esperienza di condivisione autentica.
Durante la presentazione, il vescovo di Asti monsignor Marco Prastaro ha definito il calendario uno strumento capace di rendere visibile all'esterno la vita delle persone detenute, sottolineando il delicato equilibrio tra giustizia e misericordia. Riccardo Crisci, responsabile di FuoriLuogo, ha invece ribadito l'importanza di considerare i detenuti come cittadini a pieno titolo, i cui diritti non possono essere frammentati.
Il progetto "Liberi Legami", attivo dal 2024 in undici istituti piemontesi, lavora per contrastare la povertà educativa che colpisce i figli delle persone detenute, tutelando i loro diritti e promuovendo la continuità affettiva tra genitori e figli. Elena Bragardo ha illustrato come l'iniziativa accompagni anche i territori che accolgono questi minori, costruendo reti di supporto concrete.
Il fotografo Alessio Mattia, che ha guidato il laboratorio, ha spiegato che l'obiettivo non era insegnare la tecnica fotografica, ma aiutare i partecipanti a "sollevare gli occhi" e guardare oltre, trasformando anche le imperfezioni delle immagini in valore espressivo.
Il percorso ha permesso ai detenuti di sperimentare nuove forme di comunicazione, traducendo pensieri ed emozioni in immagini che parlano di speranza e possibilità.