La Provincia di Asti rilancia sulle politiche giovanili con “Giovani in Equili…brio”, progetto finanziato dall’Unione delle Province d’Italia con 110 mila euro nell’ambito del programma nazionale “Province x Giovani – Insieme per il benessere e il protagonismo delle nuove generazioni”. Un percorso di 18 mesi, avviato a febbraio e destinato a concludersi nell’estate 2027, che punta a intercettare fragilità e risorse dei giovani tra i 14 e i 35 anni, lavorando su benessere psicologico, relazioni e partecipazione attiva.
La presentazione in Provincia
Nella sala del Consiglio provinciale il presidente Maurizio Rasero, il dirigente Edoardo Tobaldo e Valentina Cerigo hanno presentato l’iniziativa insieme ai partner: la cooperativa Motiva (già O.R.So.), la cooperativa Animazione Valdocco e PIAM onlus, con il supporto dei consorzi socio‑assistenziali Cogesa (con il presidente Davide Migliasso) e Cisa Asti Sud (presente con il direttore Giuseppe Occhiogrosso) e del Comune di Asti. “Il finanziamento ci permette di dare continuità al lavoro avviato dalla Provincia – ha sottolineato Rasero – sostenendo iniziative che abbiano ricadute concrete sul territorio e sulle nuove generazioni”.
Il presidente ha ricordato come, anche in un territorio considerato tranquillo, episodi recenti di violenza e cronaca nera “dimostrino che certe tragedie non sono più un problema lontano” e che “le istituzioni non possono limitarsi a gestire strade e scuole, ma devono farsi carico del benessere delle comunità, a partire dai più giovani”. “La speranza – ha aggiunto – è che percorsi come questo contribuiscano a evitare che certi fatti si ripetano, aiutandovi a riconoscere per tempo i segnali di disagio”.
“Un progetto nato dall’ascolto”
La Provincia ha rivendicato l’impianto partecipato del progetto: “Giovani in Equili…brio nasce dall’ascolto delle vostre voci, dai questionari e dalle interviste raccolte sul territorio, dalle segnalazioni dei servizi socio‑assistenziali”, ha spiegato rivolgendosi agli studenti presenti. “Non è un intervento calato dall’alto ma un modello educativo integrato di benessere comunitario, che mette insieme strumenti psico‑sociali, metodologie partecipative e approcci esperienziali”.
“Il progetto funziona se ci siete voi – ha insistito l' educatore Roberto Zanna ai ragazzi presenti in sala –. Andremo a cercarvi nelle scuole, nei luoghi di ritrovo, sui mezzi pubblici: vogliamo coinvolgervi perché siete voi i protagonisti, non semplici destinatari”. L’ammissione nella graduatoria nazionale è un riconoscimento alla qualità del lavoro progettuale e alla capacità della Provincia di intercettare e interpretare i bisogni delle nuove generazioni.
A chi è rivolto
I destinatari diretti sono giovani tra i 14 e i 35 anni, con particolare attenzione alla fascia fino ai 29 anni: studenti delle superiori e universitari, Neet, lavoratori con contratti precari, minori a rischio, adolescenti con disabilità e giovani di seconda generazione. L’azione si concentra su Asti come hub principale ma abbraccia l’intero territorio provinciale, con una speciale attenzione ai pendolari che ogni mattina raggiungono le scuole del capoluogo da paesi e vallate.
La comunità educante – famiglie, insegnanti, dirigenti scolastici, educatori, assistenti sociali – sarà coinvolta “ogni volta che emergerà la necessità di un lavoro condiviso attorno ai percorsi dei ragazzi”, con la possibilità di attivare momenti di ascolto anche per gli adulti. “Mai come in questo momento – ha osservato una delle referenti – anche noi genitori abbiamo bisogno di strumenti per capire e per ascoltare: l’educazione non è mai a senso unico”.
Tre linee di azione
Il cuore operativo di “Giovani in Equili…brio” è articolato in tre macro‑aree: prevenzione, prosocialità ed educazione socio‑affettiva.
Nella prevenzione rientrano l’educativa di strada, con operatori presenti in piazze, parchi, impianti sportivi e nei punti di snodo come il Movicentro, per “osservare, ascoltare, proporre micro‑eventi e agganci informali”, oltre a laboratori artistico‑espressivi (teatro, danza, graffiti, fumetto) e percorsi di yoga e mindfulness pensati come strumenti di espressione e autoregolazione emotiva.
La prosocialità comprende il percorso di Peer Support per formare giovani “aiutanti naturali”, anche sui trasporti scolastici, e itinerari di volontariato giovanile in collaborazione con associazioni e amministrazioni comunali, con tutoraggio e riconoscimento dell’esperienza. “L’idea – è stato ricordato – è farvi passare dall’altra parte del tavolo, da utenti a protagonisti, perché la città ha bisogno del vostro impegno”.
L’area dell’educazione socio‑affettiva prevede moduli nelle scuole sulle life skills indicate dall’Organizzazione mondiale della sanità – empatia, pensiero critico, problem solving, comunicazione, gestione delle emozioni – attraverso giochi cooperativi, role playing, cineforum e laboratori esperienziali.
Gianpiero Boarino, della cooperativa Motiva, ha spiegato che “gli interventi saranno di tre tipi: attività informali nel tempo libero, attività più strutturate all’interno dell’orario scolastico e percorsi di educazione non formale legati ad associazioni e gruppi del territorio”, con l’obiettivo di “farvi esprimere rispetto a ciò che vivete a scuola, nelle relazioni, nel tempo libero, e aiutarvi a trovare strumenti per affrontare i problemi”.
Movicentro e giovani pendolari
Un focus specifico riguarda i ragazzi che ogni giorno arrivano ad Asti da fuori città. Francesca Pia, di PIAM onlus, ha ricordato come l’associazione, nata nel contrasto alla tratta e oggi impegnata sull’inclusione dei migranti, sia “abituata a leggere il disagio di chi vive tra due mondi: quello del Paese d’origine e quello in cui cresce”.
“Ci siamo chiesti chi sono i giovani che animano i luoghi di passaggio – ha detto – Il Movicentro, davanti alla stazione di corso Einaudi, è un centro di aggregazione spontanea: perché non partire da lì per ascoltare i bisogni dei pendolari, di chi frequenta Asti ma non ci vive?”. In collaborazione con un collettivo di street artist, gli operatori proporranno attività creative e momenti di confronto: “Prima ancora di proporvi laboratori, vogliamo chiedervi che cosa manca in questa città, che cosa vi piacerebbe fare e costruire insieme: la vostra voce deve tradursi in azioni concrete”.
Particolare attenzione sarà rivolta ai ragazzi di origine straniera e ai figli di famiglie migranti, che “oltre alle fatiche tipiche dell’adolescenza si trovano a far incontrare, dentro di sé, due culture e due sistemi di regole”. L’esperienza di mediazione transculturale di PIAM servirà a “intercettare anche questo tipo di fragilità, che ormai riguarda almeno un quinto dei giovani astigiani”, è stato sottolineato.
Obiettivi e risultati attesi
Tra i risultati attesi, il progetto mira ad aumentare il numero di giovani che dichiarano un miglioramento dello stato emotivo, una maggiore autostima e una più efficace capacità di gestione dello stress e dei conflitti. Si punta inoltre a intercettare precocemente situazioni di disagio latente – isolamento, rischio di abbandono scolastico, marginalità – grazie alla presenza costante nei luoghi di vita quotidiana e al coinvolgimento dei “peer supporter”.
Sul piano comunitario, l’obiettivo è creare una rete stabile di sostegno tra pari, valorizzare il volontariato giovanile in ambito sociale, ambientale e culturale e promuovere eventi pubblici co‑progettati dai ragazzi, utili a restituire alla città le loro produzioni artistiche e i percorsi di crescita. “Non basta raccontare che abbiamo ottenuto un finanziamento saremo davvero soddisfatti solo se, alla fine, potremo dire che questo percorso è servito a qualcuno, che ha cambiato in meglio la vita di almeno una parte dei nostri giovani”