Politica - 26 febbraio 2026, 19:22

Movicentro, Uniti si può: “Rasero bravo solo a distorcere i fatti”

Mauro Bosia e Vittoria Briccarello ricostruiscono la storia dell’opera in risposta al sindaco: “Non è un progetto solo della sinistra, tre giunte diverse lo hanno portato avanti”

Il Movicentro

Ieri, nel corso della seduta del Consiglio comunale, si è discusso degli ennesimi atti di vandalismo al Movicentro. Le opposizioni hanno accusato la giunta di non essere in grado di gestire il problema, ma la replica del sindaco Maurizio Rasero ha innescato la controffensiva del gruppo Uniti si può.

Secondo i consiglieri Mauro Bosia e Vittoria Briccarello, il primo cittadino, intervenendo “fuori le righe”, se l’è presa con “la schifezza del Movicentro”, attribuendone la nascita all’allora centrosinistra. Il concetto, riassumono, è che se il Movicentro non fosse mai stato realizzato oggi la giunta di destra non verrebbe criticata perché incapace di gestire un’opera di 25 anni fa.

“Non è colpa di chi ha costruito le opere se oggi non sapete gestirle”

Nel comunicato, Uniti si può estende il ragionamento ad altri casi. Se il vecchio ospedale di via Botallo non fosse mai stato costruito, osservano, la destra che governa da nove anni non avrebbe oggi il problema di quel “bubbone irrisolto”. Lo stesso discorso viene fatto per la caserma Guastalla, “altro orribile contenitore vuoto”, e per il vecchio Casermone, definito “un rudere che crolla e che la giunta non risana”.

Per il gruppo, scaricare le responsabilità sulle scelte del passato “senza alcuna considerazione per la continuità amministrativa è troppo comodo”. Se gli amministratori odierni non trovano soluzioni ai contenitori vuoti – è la tesi di Bosia e Briccarello – non è certo colpa di chi, decenni fa, ha fatto sorgere quelle opere.

La cronologia del Movicentro

I consiglieri mettono poi “in ordine i fatti secondo cronologia”. Il progetto Movicentro, ricordano, parte nel 1994, con la giunta Bianchino e il presidente Giordano in Asp: in accordo con Provincia, Ferrovie e Regione Piemonte si ragiona su un progetto di interscambio tra trasporti pubblici locali e ferrovia.

Nel 1998, con la giunta Florio – nella cui maggioranza sedeva in rappresentanza della Lega lo stesso Rasero – non esisteva ancora alcun progetto definitivo del Movicentro. Quel progetto viene redatto proprio nel corso di quella giunta, con la supervisione della Regione guidata dal presidente Ghigo. In una logica di continuità amministrativa, una giunta di colore diverso procede dunque con un progetto ritenuto valido.

La realizzazione dell’opera avviene poi con la giunta Voglino, con Caron presidente Asp. Per Uniti si può questo dimostra che almeno tre giunte diverse hanno attivato e portato avanti il Movicentro. Se la giunta Florio e la sua maggioranza, “tra cui Rasero”, avessero ritenuto sbagliato il progetto, avrebbero potuto fermarlo.

Le critiche agli attacchi del sindaco

Il gruppo insiste sul fatto che, se gli amministratori di oggi non sanno gestire il Movicentro o non trovano sbocchi per l’opera, “ciò non è certo imputabile agli amministratori di 25 anni fa”. Lo stesso vale, ribadiscono, per tutti gli altri contenitori vuoti: la responsabilità di non trovare soluzioni è di chi governa ora, non di chi allora ha realizzato gli interventi.

Uniti si può definisce “manicheo” l’atteggiamento di Rasero e richiama una celebre frase su chi dice di sapere tutto dei propri nemici e nulla dei propri amici. Da qui il parallelo con alcuni “eclatanti fallimenti” di opere portate avanti da giunte “uguali a quelle da lui guidate”:

il tentativo di copertura del cortile del Collegio per Asti Teatro, con un tetto movibile “costato decine di milioni di lire, mai visto funzionare e gettato nel ferro vecchio”;

i progetti sullo smaltimento rifiuti, con incarichi e tecnologie mirabolanti come il “digestore”, “mai portate a termine e costate centinaia di milioni”;

il capitolo Valle Manina bis, tra incarichi, rilievi geologici e progetti con “centinaia di milioni di costi gettati al vento”;

l’acquisto di un progetto di Palasport, “chiavi in mano, con oltre 5 mila posti e piscina connessa, pagato o parzialmente pagato oltre 300 milioni, che non ha mai visto la luce”.

“Serve rispetto per chi ha amministrato prima”

Per Bosia e Briccarello, il “morale della favola” è chiaro: un amministratore di lungo corso come Rasero, “per senso istituzionale e per correttezza amministrativa”, non dovrebbe attaccare in modo scomposto coloro che lo hanno preceduto e che, come lui, “hanno affrontato in passato il difficile lavoro di amministrare la cosa pubblica”.

In chiusura, il gruppo cita anche la vicenda collina Volta, osservando che in questo caso il sindaco “sta ben attento a non ricordare quale amico ringraziare”, con un riferimento diretto all’ex sindaco Galvagno, “se non andiamo errato”.

Redazione


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