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Agricoltura | 01 marzo 2026, 09:40

Coldiretti Asti, 13 Comuni dicono sì alla battaglia contro l’articolo 60 UE

La proposta di delibera sulla revisione del Codice doganale arriva nei consigli comunali: “Non è autarchia, ma trasparenza per i consumatori e difesa del vero Made in Italy”

Coldiretti Asti, 13 Comuni dicono sì alla battaglia contro l’articolo 60 UE

La mobilitazione di Coldiretti Asti contro l’articolo 60 del Regolamento UE, considerato non tutelante del vero Made in Italy, entra nelle aule consiliari di tutto il territorio. 

Una proposta di delibera, inviata a 117 Comuni astigiani, chiede agli enti locali di sostenere la revisione della disciplina sull’origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari, superando il principio dell’“ultima trasformazione” che oggi consente di etichettare come italiani alimenti che di italiano hanno solo l’ultimo passaggio in stabilimenti del nostro Paese.

Al centro della contestazione c’è l’articolo 60 del Regolamento UE, secondo cui “le merci alla cui produzione contribuiscono due o più Paesi o territori sono considerate originarie del Paese o del territorio in cui hanno subito l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale”. 

Un impianto ritenuto inaccettabile da Coldiretti, perché consente di vestire con il tricolore prodotti che nella sostanza sono frutto di materie prime estere.

 “La volontà di Coldiretti è quella di far escludere i prodotti agricoli e alimentari dall’ambito di applicazione di tale articolo e di prevedere l’indicazione del luogo di provenienza, quale unico criterio di individuazione dell’origine, in modo da garantire trasparenza e corretta informazione ai consumatori” sottolinea la presidente Coldiretti Asti Monica Monticone.

L’appello ai sindaci e il fronte dei primi Comuni aderenti

La campagna non è solo tecnica, ma anche politica e istituzionale. Ad oggi sono già 13 le amministrazioni comunali astigiane che hanno approvato la delibera proposta da Coldiretti: Asti, Rocca d’Arazzo, Rocchetta Tanaro, Cassinasco, Calliano, Moncalvo, Agliano Terme, Belveglio, Castelnuovo Calcea, Incisa Scapaccino, Nizza Monferrato, San Damiano d’Asti e Valfenera. 

Una prima fascia di Comuni che chiede formalmente all’Europa di rivedere le regole sull’origine doganale, in linea con analoghe iniziative promosse anche in altre province italiane.

L’attuale disciplina doganale si limita all’utilizzo di un codice numerico, senza indicare l’effettiva origine in etichetta” evidenzia ancora Monticone. 

Ne conseguono ingenti rischi economici e reputazionali derivanti dalla commercializzazione di alimenti etichettati come Made in Italy, ma realizzati con ingredienti provenienti da altre Nazioni e che in Italia hanno subito soltanto l’ultima trasformazione sostanziale o economicamente giustificata”.

La richiesta rivolta ai sindaci è precisa: attivarsi, tramite Anci, perché l’associazione nazionale dei Comuni si faccia promotrice presso le sedi istituzionali europee – anche tramite il Comitato europeo delle Regioni – dell’avvio di una procedura di modifica della disciplina sull’origine nel Codice doganale, escludendo i prodotti agricoli e alimentari dall’ambito di applicazione dell’articolo 60 e inserendo in etichetta l’origine effettiva delle materie prime.

“Non è autarchia, ma difesa dell’identità agroalimentare”. 

Per Giovanni Rosso, direttore di Coldiretti Asti, il nodo è anche culturale: “Le attuali regole che conferiscono l’origine in base all’ultimo Paese di trasformazione contribuiscono, relativamente ai prodotti agroalimentari, a generare disorientamento tra i consumatori. Inoltre, i tre criteri individuati dal regolamento non consentono di integrare davvero gli estremi di una lavorazione economicamente giustificata ai fini dell’individuazione di un prodotto nuovo”.

Non si tratta di autarchia, ma di garantire trasparenza ai consumatori e di difendere le economie e l’immagine del vero Made in Italy” rimarca Monticone, che a livello regionale ha anche la delega alla viticoltura. 

I prodotti agroalimentari italiani, sia per cultura e tradizione sia per il rigore delle normative, sono tra i più qualitativamente elevati e sicuri al mondo. Non possiamo permettere che la nostra storia, le nostre tradizioni e il nostro lavoro vengano contaminati da un’immagine distorta che leda la reputazione agroalimentare italiana apprezzata ovunque”.

Da qui l’allarme su tutti i prodotti trasformati, “vini inclusi”. La presidente pone due esempi simbolici: “Come possiamo accettare che da mosti di qualsivoglia provenienza straniera si producano i nostri spumanti di qualità? Come possiamo restare indifferenti di fronte a carni che, subendo l’ultima trasformazione in Italia, vengano commercializzate come tali danneggiando le produzioni di qualità come, tra le altre, la nostra Razza Piemontese?”.

Consumatori protagonisti: “Scegliere filiera corta e cibi sani”

Quella lanciata da Coldiretti è una battaglia che, nelle intenzioni del sindacato agricolo, non può essere condotta solo nelle stanze della politica.

 “Questa battaglia va affrontata di concerto tra Coldiretti, istituzioni e consumatori” chiosa il direttore Rosso. 

Anche i consumatori hanno un ruolo e una responsabilità. Il consiglio è quello di fare le proprie scelte alimentari con consapevolezza, prediligendo i prodotti di filiera corta”.

Un invito a orientare la spesa quotidiana verso alimenti provenienti da coltivazioni e allevamenti che rispettino le norme su trattamenti chimici e uso di antibiotici, privilegiando cibi sani, genuini e a km zero. “Scegliamo i cibi sani, genuini e a km0, possibilmente recandoci ai mercati contadini e direttamente presso le aziende agricole. Sarà una scelta di salute, di sostenibilità ambientale, di sicurezza alimentare e di vita” conclude Rosso.

Redazione

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