/ Agricoltura

Agricoltura | 03 marzo 2026, 16:09

Nocciola piemontese in crisi, il caso approda in Consiglio regionale

Calo dei raccolti fino al 70% in Piemonte. La Giunta finanzia un progetto di ricerca e valuta l’accesso a Horizon Europe, mentre si studiano interventi per il rinnovo dei corileti vetusti

Nocciola piemontese in crisi, il caso approda in Consiglio regionale

La crisi che investe la nocciola piemontese arriva in Consiglio regionale. Nel corso del question time, Vittoria Nallo (Sue) ha sollecitato la Giunta a varare misure immediate e coordinate a tutela di una filiera definita “strategica per l’economia del Piemonte”.

A rispondere sulla questione è stato l’assessore regionale al Patrimonio Gian Luca Vignale, che ha annunciato il finanziamento del progetto di ricerca “Tonda Gentile Produttiva”, presentato da Agrion, la fondazione per la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo tecnologico dell’agricoltura piemontese, con l’obiettivo di fornire alle aziende strumenti concreti per affrontare le nuove sfide produttive.

L’Italia si conferma il secondo produttore mondiale di nocciole dopo la Turchia, con coltivazioni concentrate in Piemonte, Lazio, Campania e Sicilia. Da sola, la regione piemontese riunisce circa il 32% delle imprese italiane del comparto e dispone di oltre 27 mila ettari coltivati, distribuiti tra Langhe, Roero e Monferrato, aree storicamente vocate alle varietà di pregio protette dall’Indicazione geografica. Intorno alla nocciola si è consolidata una filiera agroalimentare di rilievo, che va dalla trasformazione del prodotto alla realizzazione di dolci e creme a marchio regionale.

Tuttavia, negli ultimi mesi, il comparto è stato colpito da una crisi pesantissima: “Il raccolto nazionale è diminuito di oltre il 50%, con punte che in Piemonte hanno raggiunto il 70%. Tra le cause principali ci sono i cambiamenti climatici - inverni miti, alternanza di siccità e piogge persistenti, ristagni idrici - la diffusione di parassiti e la vetustà di molti impianti, che in alcuni casi superano i settant’anni. Dove i noccioleti sono più recenti, il calo produttivo è stato meno marcato. Le associazioni di categoria chiedono un piano di rinnovamento degli impianti, l’adozione di tecniche agricole innovative e maggiori investimenti in ricerca per adattare la corilicoltura ai mutamenti climatici. Tra le proposte figura l’attivazione di un bando regionale per finanziare, con un approccio pluriennale, il reimpianto di ettari di noccioleti ogni anno per ciascuna azienda. Interventi che, però, richiedono un sostegno pubblico in una fase di forte difficoltà economica” ha evidenziato Nallo.

Stando a quanto dichiarato da Vignale, inoltre, la Regione sta esplorando la possibilità di presentare progetti nell’ambito di Horizon Europe, il principale strumento dell’Unione europea per finanziare ricerca e innovazione. Per quanto riguarda il rinnovamento dei corileti più datati, ha evidenziato che, a differenza di quanto accade nel settore vitivinicolo, non esistono oggi misure dedicate a sostenere le operazioni di estirpazione e reimpianto. Da qui l’orientamento a sollecitare, tramite il Governo nazionale, un’iniziativa presso Bruxelles per introdurre interventi specifici a favore della corilicoltura.

Redazione

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO AD APRILE?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Aprile 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium