Il popolo della pace si è ritrovato di nuovo questa sera in piazza San Secondo, per il secondo presidio dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele in Iran, avvenuto sabato mattina. Un filo ininterrotto di mobilitazione partito dalla crisi di Gaza, che ora si intreccia con l’escalation regionale che sta crendo anche forti contraccolpi sul piano economico come l'impennata dei prezzi dei carburanti.
Diversi gli astigiani di ogni età hanno risposto all’appello del coordinamento “Asti per la Palestina” e della Rete Welcoming.
Purtroppo, dopo mesi il Medio Oriente continua a essere un buco nero che inghiotte speranze e vite. Da più parti è partito l’appello a mobilitarsi contro una guerra ritenuta ingiusta da molti.
Negli interventi, grande spazio al dramma della scuola femminile colpita nelle prime ore del conflitto iraniano, probabilmente da un attacco americano. “Una nuova pagina drammatica”, hanno denunciato i relatori, evocando le immagini di aule devastate e vittime innocenti. L' offensiva, che ha ucciso la guida suprema Ali Khamenei e ha coinvolto gli stati del Golfo in un'escalation che sembra non vedere fine, ha acceso i riflettori su un’escalation che lega Gaza all’Iran: Usa e Israele accusati di “politica bellicista” sotto l’egida di Trump.
La mobilitazione pro Palestina deve far fronte a una nuova emergenza, denunciando “l'architettura di alleanze militari” che sostiene le operazioni israeliane e americane e chiedendo al goveno e alle istituzioni europee un cambio di rotta. Presenti molto attivisti, con interventi che hanno intrecciato il dramma della nuova guerra alle sofferenze di Gaza: “Non si può parlare di pace senza smantellare queste catene”.
Una nuova guerra, purtroppo, ma anche una nuova mobilitazione che non si arrende.