Da molto tempo si assiste ad un incremento del problema del traffico che crea malumori negli utenti, intasamenti nelle vie di ingresso alla città, percorsi tortuosi e continue lamentele, le scelte sulla viabilità hanno generalmente considerato il traffico cittadino con una visione claustrofobica, chiusa ancora all'interno delle antiche mura Viscontee senza una valutazione delle interazioni con il territorio, questo ha di fatto mortificato la città con la assenza di percorsi di collegamento tra le aree produttive, con una viabilità che ancora oggi presenta interruzioni per opere non completate o non perorate nell'iter attuativo, come il completamento del collegamento tra il cavalcavia di corso Don Minzoni dovrebbe portare verso corso Savona, o il sovrappasso della ferrovia in via Torchio che attraverso via Badalin porterebbe direttamente alla zona industriale, dove le allora FFSS erano disposte a valutare il progetto con una favorevole attenzione, ma tutto è rimasto nelle intenzioni con la sola realizzazione di interventi marginali e privi di rilevanza come la via Atleti Azzurri Astigiani che costeggia il Borbore o la via Spandre, la cosiddetta Tangenziale nord da corso Casale a via Mons. Marello.
Continuare a lamentarsi non cambia nulla così come riproporre ulteriori modifiche alla viabilità interna, ritengo che sia necessario affrontare il problema con una visione urbanistica di più ampio respiro, ma anche con una impostazione del governo cittadino che sia amministrativa e non politica, asti è un piccolo comune che necessita di una visione e di una prospettiva di sviluppo territoriale, ha bisogno di reinventarsi con innovazione e apertura ai mercati economicamente produttivi, la FIAT non è più il riferimento industriale trainante, è finita un'epoca, quella della Weber, della Way-Assauto della ABB e dell'indotto metalmeccanico, ed ancora non ci sono idee e forse nemmeno intenzioni per cercare alternative, con la scusa della mancanza di fondi si assiste ad un immobilismo di comodo inquietante che, come effetto, porta a osteggiare un opera di viabilità che era già stata pensata nel 1986 e inserita nel Piano Regolatore ad opera dell'Arch. Platone, che aveva avuto una visione di previsione urbanistica strategica di notevole portata, questo è il ritardo dovuto alla politica, 40 anni nei quali si sono affrontate amministrazioni di taglio politico, le quali anziché valutare la validità di un progetto ne hanno criticato la provenienza, ponendo successivamente nel dimenticatoio anche le proposte della loro stessa parte, come il raddoppio di corso Alessandria proposto dalla giunta Voglino che non ha mai avuto un riscontro, seppure prevedeva anche una pista ciclabile restando come tutte le altre possibilità una ipotesi fermata dalla mancanza di fondi, senza avere attuato una vera ricerca dei possibili finanziamenti, verosimilmente per l'incapacità di vedere oltre.
Una amministrazione non può continuare a fermare una città perché il progetto è di un comunista, deve aprire gli occhi e le menti per valutare e comprendere "cosa serve", e prodigarsi per attuare quegli interventi che servono a dare uno sviluppo organico, ricordando la forza del dialogo e che le buone idee non nascono sotto la bandiera di nessun partito.
Città Amica