Le app per il delivery sono diventate, in pochi anni, una delle infrastrutture digitali più utilizzate nella vita quotidiana di milioni di persone. Dalla cena ordinata all’ultimo minuto alla spesa settimanale, fino ai documenti da recapitare in giornata, questi servizi intercettano un bisogno profondo: ridurre l’attrito tra desiderio e soddisfazione, tra necessità e soluzione concreta.
Per imprenditori, ristoratori, commercianti di prossimità e professionisti dei servizi, capire perché le app di delivery continuano a crescere non è solo un esercizio teorico. Significa comprendere dove si sta spostando il valore nella filiera, quali sono le aspettative dei clienti e come ripensare modelli operativi e margini, in un contesto in cui “praticità” e “immediatezza” sono diventate veri e propri driver competitivi.
Lo scenario: come il delivery è passato da servizio accessorio a infrastruttura quotidiana
La crescita del delivery negli ultimi dieci anni è stata trainata da una combinazione di fattori tecnologici, sociali ed economici. L’affermazione degli smartphone, la diffusione dei pagamenti digitali e delle mappe geolocalizzate ha reso tecnicamente possibile ciò che prima era logisticamente complesso: connettere in tempo reale domanda e offerta, gestire flussi di ordini e tracciare consegne minuto per minuto.
Un primo salto di scala si è visto con il food delivery urbano. Le piattaforme hanno iniziato a concentrare la domanda, offrendo ai consumatori la possibilità di scegliere tra decine di ristoranti, filtrare per prezzo, recensioni, tipo di cucina, e ricevere il tutto in tempi spesso inferiori ai 40 minuti. Parallelamente, i ristoratori hanno trovato un nuovo canale di vendita, inizialmente percepito come marginale, poi via via più centrale nella composizione del fatturato.
Il secondo salto è arrivato con la pandemia. Secondo analisi condotte su base europea da associazioni di settore del commercio digitale, nel 2020 il valore dell’e-commerce di prodotto è cresciuto in molti paesi europei tra il 20 e il 30% rispetto all’anno precedente, con punte ancora maggiori nei segmenti grocery e food delivery. In Italia, dati di osservatori universitari sull’e-commerce stimano che il food & grocery online sia cresciuto di oltre il 50% nel solo 2020 rispetto al 2019. Il delivery è passato da “comodità” a “necessità”, soprattutto nelle aree urbane.
Terminata la fase emergenziale, non si è assistito a un ritorno alla situazione precedente. Una quota significativa di consumatori ha consolidato l’abitudine a utilizzare piattaforme e app per ridurre i tempi morti: ordinare il pranzo in ufficio, richiedere la consegna programmata, farsi recapitare medicinali da banco o prodotti essenziali. Questo consolidamento di abitudini è uno degli elementi chiave per comprendere perché la crescita non si è arrestata.
Contestualmente, l’offerta si è ampliata. Oggi il concetto di delivery non riguarda più soltanto il cibo: include dark store e quick commerce per la spesa, logistica dell’ultimo miglio per l’e-commerce generalista, servizi di consegna urbana per documenti, fiori, dispositivi elettronici, componenti urgenti per professionisti e PMI. Soluzioni come https://www.velocissimo.app nascono proprio in questo solco, puntando su velocità e prossimità come elementi di differenziazione rispetto al delivery “tradizionale”.
Dati e trend: quanto vale il delivery e perché continua ad espandersi
In assenza di un’unica fonte ufficiale che racchiuda tutte le categorie di consegna, è utile considerare alcuni ordini di grandezza, combinando dati del commercio elettronico, del food delivery e della logistica urbana.
Secondo report recenti di associazioni del commercio digitale europee, il valore complessivo dell’e-commerce di prodotto in Europa ha superato i 600 miliardi di euro, con l’Italia che rappresenta una quota in crescita, ma ancora distante dai principali mercati del Nord Europa. All’interno di questo perimetro, il segmento food & grocery e il quick commerce sono tra quelli che registrano i tassi di crescita più dinamici, spesso superiori al 10–15% annuo negli ultimi anni, pur partendo da una base più contenuta rispetto a categorie come elettronica o moda.
Per l’Italia, osservatori universitari sull’e-commerce stimano che il comparto food & grocery online abbia superato diverse miliardi di euro di valore annuo, con un aumento costante anno su anno anche dopo la fine della fase più acuta della pandemia. Il delivery di pasti pronti incide in modo significativo su questa cifra, ma cresce anche la componente legata alla spesa domestica e alle consegne ultra-rapide in ambito urbano.
Un altro dato rilevante riguarda il comportamento dei consumatori. Indagini di istituti di ricerca sul consumo digitale mostrano che, nelle fasce urbane sotto i 45 anni, una quota consistente di utenti utilizza app di delivery almeno una volta al mese, con una parte non trascurabile che le utilizza anche una volta a settimana o più spesso. La frequenza d’uso è un elemento chiave per la sostenibilità economica dei modelli di business basati su consegna rapida e su commissioni per ordine.
Questi numeri sono rafforzati dall’analisi delle preferenze dei consumatori. Ricerche promosse da osservatori sulla trasformazione digitale mettono in evidenza alcuni driver ricorrenti che spingono all’utilizzo delle app di delivery:
risparmio di tempo (indicata come motivazione principale dalla maggioranza degli intervistati);
convenienza percepita, soprattutto in presenza di offerte o promozioni;
accesso facilitato a una maggiore varietà di scelta rispetto al negozio fisico di prossimità;
possibilità di tracciare l’ordine e programmare la consegna.
Dal lato delle imprese, la crescita del delivery si intreccia con una progressiva digitalizzazione dei processi: gestione delle comande, sistemi di casse integrate con le piattaforme, gestione centralizzata dei corrieri, utilizzo di algoritmi per ottimizzare i percorsi. In molte realtà, soprattutto nelle città medio-grandi, il delivery rappresenta ormai una voce strutturale del fatturato, non più un “canale sperimentale”.
Perché le app per delivery continuano a crescere: i driver profondi della domanda
Al di là dei numeri, per spiegare perché le app per il delivery continuano a crescere è utile guardare ai driver di comportamento che le alimentano. Non si tratta solo di “comodità” in senso generico, ma di una combinazione di fattori che intercettano bisogni emergenti nella società contemporanea.
1. La scarsità di tempo come variabile centrale
La percezione di avere “poco tempo” è diffusa in molte fasce della popolazione urbana. Giornate lavorative intense, pendolarismo, carichi familiari complessi rendono la gestione del tempo una questione cruciale. In questo contesto, qualsiasi servizio che permetta di eliminare o ridurre attività considerate a basso valore (es. fare la spesa fisicamente, attendere in fila, spostarsi in auto e cercare parcheggio) viene percepito positivamente.
Il delivery si colloca esattamente in questa nicchia: permette di “riacquistare” minuti o ore da dedicare ad attività ritenute più importanti o piacevoli. Questo meccanismo è particolarmente evidente nelle fasce di reddito medio-alte, per le quali il costo del servizio è giustificato dal valore percepito del tempo risparmiato.
2. La normalizzazione della fruizione “on demand”
I servizi digitali hanno abituato i consumatori a ottenere contenuti e servizi quando li desiderano: streaming video, musica, informazione, banking. Il delivery trasporta questa logica nel mondo fisico, applicandola a cibo, beni di consumo, oggetti fisici. Una volta interiorizzata l’idea che “quasi tutto” può essere richiesto e consegnato in tempi ragionevoli, diventa naturale estendere questa aspettativa a nuovi ambiti.
La crescita delle app di delivery è quindi collegata alla più ampia diffusione della cultura on demand. Non è un fenomeno isolato, ma parte di un cambiamento nelle aspettative dei consumatori rispetto a tempi, modalità e flessibilità dei servizi.
3. La riduzione della complessità percepita
Un altro elemento chiave è la riduzione della complessità. Un’app di delivery aggrega in un’unica interfaccia la ricerca del prodotto o del ristorante, la selezione, il pagamento, la tracciabilità e, spesso, l’assistenza. Il consumatore non deve coordinare diversi interlocutori, verificare gli orari, gestire contanti o contatti telefonici: l’intero processo viene incapsulato in pochi tap.
Questa semplificazione non è un dettaglio. In un contesto in cui l’abbondanza di scelta può generare ansia decisionale, le piattaforme di delivery svolgono un ruolo di interfaccia, filtrando l’offerta, proponendo suggerimenti personalizzati, mettendo in evidenza ciò che è “più vicino” o “più veloce”.
4. L’evoluzione delle aspettative di servizio
Infine, le app di delivery continuano a crescere perché ridefiniscono ciò che viene considerato un “buon servizio”. Se fino a pochi anni fa una consegna in 2–3 giorni era ampiamente accettata, oggi in molte aree urbane si percepisce come normale poter ricevere un bene in giornata, se non addirittura in meno di un’ora per determinate categorie di prodotto.
Questo innalzamento delle aspettative si trasferisce da un settore all’altro: chi sperimenta la consegna rapida per il cibo tende ad aspettarsi livelli simili per altri tipi di beni. Di conseguenza, le imprese che non si adeguano rischiano di essere percepite come “lente” o “meno attente al cliente”, anche se offrono prodotti di qualità.
Implicazioni per le PMI: rischi e criticità se non si interviene
Per le piccole e medie imprese, ristoranti, negozi di prossimità e professionisti dei servizi, ignorare la trasformazione in atto comporta una serie di rischi che vanno ben oltre la perdita di qualche ordine occasionale.
1. Perdita di visibilità e disintermediazione
Le app di delivery funzionano come grandi “vetrine digitali” che concentrano l’attenzione dei consumatori. Se un’attività non è presente in questi spazi, rischia di essere semplicemente invisibile per una quota crescente di pubblico, soprattutto quello più giovane e più abituato al digitale.
La questione non riguarda soltanto la presenza o meno su una singola piattaforma, ma una dinamica più generale di disintermediazione: il punto di contatto principale con il cliente si sposta dalla vetrina fisica e dal passaparola offline alle interfacce digitali. Chi non presidia questi spazi rischia di essere tagliato fuori dai flussi di domanda.
2. Erosione dei margini e dipendenza da terzi
Al tempo stesso, affidarsi esclusivamente alle grandi piattaforme genera rischi opposti. Le commissioni applicate possono essere significative, incidendo pesantemente sui margini di ristoranti e negozi. Alcuni operatori, in particolare nel food, segnalano percentuali di commissione che possono superare il 20–30% del valore dell’ordine, rendendo necessario rivedere prezzi, porzioni e struttura dei costi.
Questa dinamica può portare a una dipendenza strutturale da pochi intermediari, con scarsa capacità negoziale da parte delle singole PMI. In assenza di strategie alternative (ad esempio canali diretti, soluzioni di delivery dedicate, accordi locali), l’impresa rischia di trovarsi “intrappolata” in modelli poco sostenibili nel medio periodo.
3. Impatto organizzativo sottovalutato
Un altro rischio frequente è sottovalutare l’impatto organizzativo del delivery. Gestire ordini online richiede:
processi interni chiari (chi gestisce le comande, chi prepara, chi coordina le consegne);
strumenti adeguati (gestionali, sistemi di cassa integrati, app per i corrieri);
standard di servizio coerenti (tempi di preparazione, procedure per reclami, gestione di picchi di domanda).
Senza un adeguato adattamento, il rischio è di generare disservizi (ritardi, errori negli ordini, problemi di comunicazione) che compromettono la reputazione sia online sia offline. Per molte PMI, questo può tradursi in recensioni negative e perdita di clienti abituali.
4. Concorrenza crescente e pressione sui prezzi
La facilità con cui le piattaforme permettono di confrontare offerte diverse aumenta la pressione competitiva sui prezzi. Il cliente può passare rapidamente da un ristorante o negozio all’altro, valutando non solo il costo ma anche tempi di consegna, valutazioni di altri utenti, eventuali promozioni.
Chi non è in grado di differenziarsi su altri elementi (qualità percepita, specializzazione, servizio, affidabilità) rischia di essere intrappolato in una competizione quasi esclusivamente basata sul prezzo, spesso insostenibile per le PMI.
Le opportunità per chi agisce in modo strategico
Nonostante le criticità, il contesto offre anche molte opportunità per chi sceglie di affrontare il tema delivery in modo strategico, anziché subirlo. L’obiettivo non è semplicemente “essere su un’app”, ma ripensare il ruolo della consegna nel modello di business complessivo.
1. Ampliare il bacino di utenza oltre il quartiere
Per ristoranti, gastronomie, negozi specializzati e botteghe di qualità, il delivery permette di raggiungere un pubblico più ampio rispetto al tradizionale bacino di prossimità. In città di medie dimensioni, questo può significare passare da una clientela prevalentemente di quartiere a una clientela cittadina, potenzialmente fidelizzabile nel tempo anche attraverso canali digitali proprietari (newsletter, social, sistemi di prenotazione diretta).
La capacità di combinare presenza sulle piattaforme generaliste con soluzioni più verticali o personalizzate (ad esempio sistemi di consegna diretta per clienti abituali) può diventare un fattore di resilienza rispetto alle fluttuazioni dei singoli marketplace.
2. Integrare il delivery nel modello di offerta
Molte imprese hanno iniziato a considerare il delivery non come un semplice canale in più, ma come parte integrante dell’offerta. Alcuni ristoranti sviluppano menù specifici per la consegna, con piatti ottimizzati per mantenere qualità e temperatura durante il trasporto. Alcuni negozi progettano kit, box tematiche o abbonamenti periodici (es. box di prodotti locali, forniture per uffici, pacchetti “pronti da cucinare”).
Questo approccio consente di sfruttare il delivery per costruire relazioni più profonde con i clienti, proponendo formule ricorrenti o soluzioni pensate per esigenze specifiche (pranzi aziendali, famiglie con poco tempo per cucinare, persone con esigenze alimentari particolari).
3. Migliorare l’efficienza operativa tramite digitalizzazione
Investire in strumenti digitali per gestire il delivery può generare benefici che vanno oltre il canale di consegna. Un migliore controllo degli ordini, un magazzino più organizzato, una cassa integrata con la gestione delle comande e con i sistemi di fatturazione riducono errori, tempi morti e costi nascosti.
In molti casi, l’introduzione del delivery può diventare un’occasione per rivedere i processi interni, standardizzare procedure, raccogliere dati sui volumi di vendita per fascia oraria, prodotto, zona geografica. Queste informazioni, se correttamente analizzate, permettono di ottimizzare turni, scorte e menù, migliorando la redditività complessiva.
4. Costruire un posizionamento distintivo
La competizione non si gioca soltanto su tempi di consegna e prezzi. Alcune imprese stanno utilizzando il delivery per costruire un posizionamento distintivo: attenzione alla sostenibilità degli imballaggi, trasparenza sulla filiera, cura nella presentazione, informazioni chiare sull’origine dei prodotti.
Anche elementi apparentemente “minori” – come la precisione nell’orario di consegna, la cortesia del personale, la gestione attenta dei reclami – contribuiscono a definire l’esperienza complessiva, influenzando recensioni, passaparola digitale e fidelizzazione. In un contesto affollato, questi aspetti possono fare la differenza.
Profili normativi e regolatori: cosa devono sapere imprese e professionisti
L’espansione delle app di delivery si interseca con diversi ambiti normativi. Pur senza addentrarsi nel dettaglio tecnico-giuridico, è utile richiamare alcuni profili che riguardano direttamente aziende e professionisti che decidono di utilizzare o integrare servizi di consegna.
1. Rapporti di lavoro e contratti con i rider
Negli ultimi anni, il tema delle condizioni di lavoro dei rider è stato oggetto di ampia attenzione da parte di istituzioni e opinione pubblica. A livello europeo e nazionale, sono in corso o sono state adottate iniziative legislative per definire in modo più chiaro lo status giuridico dei lavoratori delle piattaforme, le tutele minime e le responsabilità dei diversi soggetti coinvolti.
Per le PMI che si affidano a piattaforme terze, è importante comprendere quali obblighi ricadono sui diversi attori (piattaforma, impresa, lavoratore) e verificare che i servizi selezionati operino in conformità alle normative vigenti in materia di lavoro, sicurezza e assicurazioni. Per chi sceglie di gestire direttamente un proprio servizio di consegna, diventa centrale strutturare correttamente i rapporti di lavoro o di collaborazione con i corrieri.
2. Tutela dei dati personali e privacy
Le app di delivery trattano una quantità significativa di dati: nominativi, indirizzi, preferenze di acquisto, abitudini di consumo, informazioni di pagamento (anche se spesso gestite da terze parti specializzate). In Europa, il quadro è regolato principalmente dal Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), che impone obblighi stringenti in termini di raccolta, conservazione, utilizzo e sicurezza dei dati personali.
Per le imprese che utilizzano servizi di delivery, è fondamentale comprendere come vengono gestiti i dati dei propri clienti, quali sono i ruoli (titolare, responsabile del trattamento), quali garanzie offre il fornitore in termini di sicurezza e quali informative devono essere rese ai consumatori. La conformità non è solo un adempimento formale, ma un elemento di fiducia nei confronti dei clienti.
3. Norme su alimenti, etichettatura e sicurezza dei prodotti
Nel caso di consegna di alimenti, si applicano le normative in materia di igiene, sicurezza alimentare, tracciabilità e, ove pertinente, etichettatura degli ingredienti e indicazione di allergeni. Anche nel contesto del delivery, resta l’obbligo di garantire condizioni adeguate di conservazione e trasporto, così come di fornire al consumatore informazioni corrette e aggiornate.
Per altri tipi di beni (ad esempio prodotti farmaceutici da banco, dispositivi elettronici, articoli per l’infanzia), possono sussistere specifici requisiti normativi su confezionamento, istruzioni, limiti di vendita o informazioni da rendere al consumatore. Integrare il delivery richiede quindi un coordinamento attento tra logistica e compliance regolatoria.
4. Fiscalità e documentazione amministrativa
La gestione degli ordini tramite app di delivery comporta la necessità di curare con precisione gli aspetti fiscali e amministrativi: emissione di scontrini o fatture, corretta imputazione dell’IVA, registrazione dei corrispettivi. L’integrazione tra sistemi di cassa, piattaforme di delivery e software gestionali può ridurre gli errori e semplificare gli adempimenti, ma richiede un’attenta progettazione iniziale.
Per molte PMI, confrontarsi con il proprio consulente fiscale nella fase di avvio o ristrutturazione del canale delivery è un passaggio prudente, per evitare criticità successive in sede di controllo.
Indicazioni operative per PMI e professionisti che vogliono sfruttare il delivery in modo consapevole
A partire dallo scenario descritto, è possibile delineare alcune linee guida operative, utili in particolare per chi si trova nelle prime fasi di valutazione o di riorganizzazione del proprio rapporto con il delivery.
1. Definire obiettivi chiari prima di scegliere gli strumenti
Prima di aderire a una o più piattaforme o di sviluppare soluzioni proprie, è indispensabile definire con chiarezza a cosa deve servire il canale delivery: aumento del fatturato complessivo, saturazione di capacità produttiva in fasce orarie specifiche, miglior servizio ai clienti esistenti, acquisizione di nuove fasce di pubblico, incremento della marginalità tramite prodotti ad alto valore aggiunto.
Obiettivi diversi richiedono scelte diverse in termini di canali, menù o gamma di prodotti, condizioni economiche e modalità di comunicazione. Una strategia non esplicitata porta spesso a decisioni frammentarie e risultati deludenti.
2. Selezionare il mix di canali più adatto
Non esiste un unico modello valido per tutti. Alcune imprese trovano conveniente appoggiarsi principalmente alle grandi piattaforme generaliste, accettando margini inferiori in cambio di volumi e visibilità. Altre preferiscono soluzioni più verticali o locali, o sviluppano un proprio canale digitale (sito, app, sistemi di messaggistica integrati) integrato con una rete di corrieri.
Una strategia ibrida è spesso la più resiliente: presenza su piattaforme con forte potere di attrazione della domanda, affiancata da strumenti diretti per la gestione dei clienti abituali e dei servizi più personalizzati. In questo quadro, la valutazione dei costi totali, dei tempi medi di consegna, della qualità del servizio e del grado di controllo sui dati dei clienti è cruciale.
3. Progettare processi interni orientati al delivery
Integrare il delivery significa anche ripensare i processi interni. È opportuno definire in modo preciso:
chi è responsabile della gestione degli ordini online;
quali sono i tempi standard per la preparazione;
come vengono gestiti i picchi di domanda;
quali informazioni vengono comunicate al cliente in caso di ritardo o imprevisti;
come vengono raccolti e analizzati i feedback.
Un’organizzazione chiara riduce errori e migliora l’esperienza utente, con ricadute positive in termini di reputazione digitale e fidelizzazione.
4. Curare la sostenibilità economica del modello
Il delivery deve essere sostenibile non solo dal punto di vista operativo, ma anche economico. Ciò implica analizzare con attenzione:
il costo totale per ordine (commissioni, costi di personale, imballaggi, logistica);
il margine medio per categoria di prodotto o piatto;
il valore medio dell’ordine e la frequenza di acquisto per cliente;
l’impatto di eventuali promozioni o sconti.
In alcuni casi, può essere opportuno differenziare l’offerta per il delivery rispetto al consumo in sede, ad esempio concentrando l’attenzione su prodotti con una migliore resa logistica e un margine più elevato, oppure introducendo costi di consegna calibrati.
5. Investire in qualità del servizio e relazione con il cliente
Infine, la crescita delle app di delivery non deve far dimenticare che, al centro, resta sempre la relazione con il cliente. Tempi di risposta, cortesia, chiarezza nelle informazioni, coerenza tra quanto promesso e quanto consegnato, capacità di gestire eventuali problemi con trasparenza sono elementi che, nel medio periodo, contano quanto (se non più) della mera velocità.
Le recensioni online, le valutazioni sulle piattaforme, il passaparola digitale riflettono proprio questi aspetti. Un utilizzo consapevole del delivery significa considerare ogni consegna come un momento di contatto importante con il cliente, non un semplice atto logistico.
FAQ sulle app di delivery per chi cerca soluzioni pratiche e immediate
Le app di delivery convengono davvero alle piccole attività commerciali?
La convenienza dipende dall’equilibrio tra costi e benefici. Per alcune attività, il delivery rappresenta una quota rilevante del fatturato ed è imprescindibile; per altre ha senso solo in determinati orari o per specifici prodotti. È necessario analizzare con attenzione commissioni, costi interni, margini e potenziale di acquisizione di nuovi clienti, evitando di affidarsi a valutazioni basate solo sul volume di ordini.
I clienti preferiscono sempre la consegna più veloce possibile?
La rapidità è importante, ma non è l’unico fattore. Molti clienti accettano volentieri una consegna meno immediata in cambio di maggiore affidabilità, qualità del prodotto, trasparenza sugli orari e eventuali fasce di consegna programmata. La gestione corretta delle aspettative, più che la corsa alla massima velocità, è spesso ciò che determina la soddisfazione del cliente.
È meglio affidarsi a piattaforme esistenti o organizzare un proprio servizio di consegna?
Le piattaforme esistenti offrono accesso immediato a un ampio bacino di utenti, ma comportano costi e minore controllo sui dati dei clienti. Un servizio di consegna proprio richiede investimenti organizzativi maggiori, ma offre più autonomia e può risultare più sostenibile nel lungo periodo per determinati volumi e tipologie di clientela. In molti casi, una combinazione delle due soluzioni permette di bilanciare i vantaggi e di ridurre i rischi.
Conclusioni: il delivery come scelta strategica, non solo come comodità
Le app per il delivery continuano a crescere perché rispondono a esigenze profonde della vita contemporanea: ottimizzare il tempo, semplificare la complessità, ridurre la distanza tra bisogno e soluzione, normalizzare la fruizione on demand di beni e servizi. Per imprese, professionisti e cittadini, il tema non è se il delivery crescerà ancora, ma come posizionarsi in un ecosistema in cui la consegna rapida e l’accesso digitale stanno ridefinendo regole, aspettative e modelli di business.
Per le PMI, la sfida è duplice: evitare di rimanere ai margini di questa trasformazione e, allo stesso tempo, non subirla in modo acritico, accettando condizioni economiche e organizzative non sostenibili. Servono scelte informate, analisi dei costi e dei benefici, attenzione agli aspetti normativi e alla qualità del servizio.
Chi saprà integrare il delivery in modo coerente con la propria identità, il proprio territorio e le esigenze dei clienti potrà trasformare un apparente vincolo competitivo in un’opportunità di crescita e innovazione, contribuendo a costruire un ecosistema di servizi più pratico, immediato e, al tempo stesso, sostenibile nel lungo periodo.
Le realtà che desiderano valutare in modo strutturato il ruolo del delivery nelle proprie strategie possono trarre beneficio da un’analisi approfondita del proprio modello operativo, della base clienti e delle soluzioni tecnologiche disponibili, con l’obiettivo di costruire un servizio di consegna che sia davvero un fattore di valore, e non solo un costo aggiuntivo.
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