La consigliera regionale Debora Biglia è presente a Vinitaly 2026 insieme al presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e agli assessori Marco Gabusi e Paolo Bongioanni, in una edizione che vede il Piemonte protagonista di primo piano a Verona.
Ma a caratterizzare questa partecipazione è soprattutto un evento atteso: il passaggio ufficiale che consegna all'Asti Docg il titolo di vino piemontese dell'anno 2026, riconoscimento che raccoglie il testimone dall'Alta Langa.
Un gesto che, per Biglia, rappresenta ben più di una semplice designazione istituzionale. "Essere presenti a Vinitaly non è soltanto una scelta di rappresentanza, ma un atto di rispetto verso una filiera che, per l'Astigiano e per l'intero Piemonte, significa lavoro, impresa, qualità, export, attrattività e presidio del territorio", afferma la consigliera. E prosegue: "Il riconoscimento attribuito all'Asti Docg come vino piemontese dell'anno 2026 è motivo di orgoglio, ma anche la conferma del valore di un comparto che continua a essere ambasciatore straordinario della nostra terra".
Dietro ogni bottiglia, un territorio intero
Il vino, secondo Biglia, non è soltanto una produzione d'eccellenza destinata alle classifiche e agli scaffali.
È, piuttosto, un motore economico e turistico di portata considerevole. "Dietro ogni bottiglia c'è una filiera fatta di viticoltori, cantine, lavoratori, attività commerciali, ristorazione, accoglienza e promozione territoriale".
Una riflessione che allarga lo sguardo ben oltre le viti e i fermentatori: "C'è un sistema che tiene insieme economia e identità, tradizione e innovazione".
Per l'Astigiano, questo patrimonio assume una rilevanza ancora più marcata. "Contribuisce in modo determinante alla riconoscibilità del territorio e alla sua capacità di attrarre visitatori, investimenti e attenzione internazionale", sottolinea Biglia.
È cioè non soltanto vino, ma narrazione, proiezione verso il mondo, capacità di leggere quello che il territorio ha da dire.
Un investimento sul futuro
La visita a Vinitaly diventa così il riconoscimento di un ruolo, quello che il comparto vitivinicolo svolge nel dare forza all'economia locale e nel costruire prospettive di sviluppo.
"Sostenere il vino piemontese significa sostenere una parte essenziale della nostra economia", prosegue la consigliera regionale.
E nel caso specifico dell'Astigiano, vuol dire sostenere "uno dei suoi principali elementi attrattori, un settore che crea valore ben oltre la produzione agricola, coinvolgendo turismo, commercio, eventi e immagine complessiva del territorio".
È una lezione semplice ma cruciale: non esiste vino senza il territorio che lo produce. E non esiste economia solida intorno al vino senza la visibilità, il riconoscimento, la decisione consapevole di una comunità di stare a fianco di chi produce, vende e racconta quella ricchezza.