Un'onda lunga e apparentemente inarrestabile di violenza contro le donne sta macchiando di sangue le province del basso Piemonte. A distanza di poche ore l'uno dall'altro, due feroci femminicidi hanno sconvolto le comunità dell'Alessandrino e dell'Astigiano, riportando drammaticamente d'attualità il tema della prevenzione e dell'educazione affettiva.
L'aggressione mortale nell'Alessandrino
Il primo dramma si è consumato nel tardo pomeriggio di lunedì 20 aprile in piazza Italia a Vignale dove Federica Ferrara, 53 anni, è stata aggredita e uccisa a coltellate in strada dal suo ex compagno, il 57enne Silvio Gambetta.
I due, che fino a qualche tempo fa convivevano, erano uniti dalla grande passione per il podismo e la corsa a livello agonistico. Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, l'uomo l'ha sorpresa e colpita mortalmente alla gola sotto gli occhi di diversi testimoni. Inutile il tempestivo intervento dell'ambulanza medicalizzata: i sanitari non hanno potuto far altro che constatare il decesso della donna. L'assassino è stato fermato poco dopo dai carabinieri. Dalle prime indagini non sembrerebbero emergere denunce pregresse per maltrattamenti o stalking da parte della vittima.
Il duplice omicidio e suicidio a Cossombrato
Domenica una tragedia dai contorni altrettanto macabri si è scoperta a Cossombrato, nell'Astigiano. I corpi senza vita di Drita Mecollari, 55 anni, e del suo nuovo compagno Bardhok Geka, 57 anni, sono stati rinvenuti in un boschetto. Entrambi sono stati massacrati con una roncola.
A compiere la mattanza è stato l'ex marito della donna, Astrit Koni, giardiniere 59enne. L'uomo, incapace di accettare la fine della relazione, ha atteso la coppia nel terreno dove la donna curava le sue arnie. Dopo il duplice omicidio, consumatosi presumibilmente nei giorni precedenti, Koni si è tolto la vita lanciandosi dalla torre del castello del paese, di cui possedeva le chiavi per ragioni di lavoro, lasciando un biglietto con scritto: "Scusa per tutto".
L'atto di accusa di Vittoria Briccarello e di Asti Pride
Di fronte a questa inarrestabile scia di sangue, che segue di soli due mesi il brutale omicidio della diciassettenne Zoe Trinchero a Nizza Monferrato, il mondo associazionistico e politico locale alza la voce. Un duro atto di accusa arriva dalla consigliera comunale di Uniti si può Vittoria Briccarello e da Asti Pride.
"Siamo un territorio costellato da femminicidi: che si risponda con il silenzio o con lo scendere in piazza la sostanza sembra sempre la stessa: l’intervento istituzionale rincorre e inciampa", si legge in una nota. "Non ci si sbottona, non si investe, non si variano i bilanci sul tema dell’educazione sesso-affettiva né sui centri di sostegno per le donne vittime di violenza".
La consigliera punta il dito contro l'immobilità sistemica: "Non si è negli uffici, nei luoghi di lavoro, non si riesce a intercettare il rischio e a prevenire il reato. La co-azione tra le parti in causa è segmentata e frammentata. L’onda lunga dei femminicidi, nel mentre, continua inesorabile".
Briccarello ricorda inoltre come le richieste avanzate dopo la tragedia di Zoe siano rimaste lettera morta: "Il minimo che si può fare sarebbe sbloccare le richieste di agire a livello comunale con passi volti al primo soccorso, a partire dagli uffici più frequentati: un sistema di intercettazione del rischio in anagrafe, ad esempio. Parliamo di sicurezza: ecco su cosa vanno fatti gli emendamenti comunali, gli investimenti regionali e la politica, quella vera. Il resto è poca cosa". Un ordine del giorno presentato proprio dopo i fatti di Nizza Monferrato, lamenta la consigliera, non ha sortito alcun effetto pratico, scontrandosi con la generale inerzia delle istituzioni.
Sulla stessa linea anche Asti Pride che esprime dolore, rabbia e profonda vicinanza alle famiglie e alle persone care delle donne uccise in questi giorni. "Non possiamo continuare a parlare di “raptus”, di tragedie imprevedibili o di fatti isolati. Questi delitti hanno una radice comune: una cultura patriarcale che considera ancora le donne come proprietà, che fatica ad accettare un rifiuto, una separazione, una libertà. Quando una donna viene uccisa perché ha detto “no”, perché ha scelto di andarsene o semplicemente di vivere la propria vita, non siamo davanti a un caso individuale: siamo davanti a un fallimento collettivo. Da anni si susseguono dichiarazioni, minuti di silenzio e promesse. Ma non bastano più. Servono interventi reali, strutturali e immediati.
Il collettivo chiede alle istituzioni locali, regionali e nazionali maggiori risorse per i centri antiviolenza e le case rifugio; formazione obbligatoria e continuativa per forze dell’ordine, magistratura, scuola e servizi sociali; educazione all’affettività, al consenso e al rispetto nelle scuole di ogni ordine e grado; strumenti più rapidi ed efficaci per la protezione delle donne che denunciano; campagne permanenti contro la cultura del possesso, della misoginia e della violenza di genere.
Il documento politico di Asti Pride 2026, che a breve verrà divulgato, pone al centro il tema “Diritti alla felicità”: "Non esiste felicità possibile senza libertà, sicurezza e autodeterminazione. La felicità non può essere un privilegio di poche persone né può fermarsi davanti alla paura di essere perseguitə, minacciatə o uccisə. Rivendicare il diritto alla felicità significa pretendere che ogni persona possa vivere, amare, scegliere e dire di no senza rischiare la propria vita. Per questo Asti Pride continuerà a essere non solo una manifestazione, ma uno spazio politico e civile di lotta contro ogni violenza, ogni discriminazione e ogni cultura del dominio".
Non un’altra. Non una di meno.