Il messaggio era scritto chiaro nel volantino che circolava da giorni: "Quando tutto sarà privato, sarai privato di tutto". E oggi pomeriggio, a partire dalle 15, quel monito si è trasformato in presidio: lavoratori della sanità, cittadini e rappresentanti sindacali si sono ritrovati davanti al Cardinal Massaia di Asti per un'assemblea pubblica promossa dalla CGIL a difesa del servizio sanitario pubblico.
Dopo l'apertura del segretario generale, Giuseppe Morabito, a prendere la parola, tra gli altri, è stata Arianna Franco, segretaria della FP CGIL, che ha tracciato un quadro impietoso dello stato della sanità sul territorio astigiano. Un'analisi articolata, che parte dalla medicina territoriale e arriva fino alla sicurezza nei pronto soccorso.
Case di comunità in ritardo, territorio scoperto
Il primo nodo sollevato riguarda le strutture di prossimità, le cosiddette case di comunità previste per alleggerire il peso degli ospedali: "L'obiettivo in linea teorica è quello di sgravare gli ospedali, alleggerire l'attività in termini di emergenza e urgenza e di stare più vicino alla collettività — ha spiegato Franco — ma in realtà sta avendo difficoltà nella messa a terra pratica, dovute alle carenze di organico e ai ritardi nei lavori strutturali". Il risultato è un territorio ancora largamente scoperto, con strutture sulla carta ma non ancora operative.
RSA al collasso: OS introvabili, turni massacranti
Altrettanto critica la situazione nelle RSA, strutture dedicate ad anziani, persone fragili e disabili. "Mancano operatori sociosanitari dappertutto — ha denunciato la segretaria — e sono costretti a fare turni oggettivamente massacranti". Ne deriva una conflittualità crescente tra famiglie degli ospiti, lavoratori e cooperative, una "triangolazione" in cui i rapporti sono "molto tesi" quando invece, secondo Franco, l'energia andrebbe incanalata nella stessa direzione. A complicare ulteriormente il quadro, la Regione Piemonte che ha ridotto le maglie della quota sanitaria per i pazienti in casa di riposo, e una contrattazione nazionale ferma al palo perché le parti datoriali non si muovono senza che vengano prima stanziati fondi da parte della Regione: "Cercano di muoversi a costo zero", ha sintetizzato Franco.
Sul recente accordo firmato in Regione per rifinanziare le prestazioni aggiuntive — un provvedimento presentato come risposta al problema delle liste d'attesa — il giudizio della CGIL è netto: "Rischia di essere uno specchietto per le allodole. Sulla carta si fa qualcosa che vada nella direzione di recuperare le liste d'attesa, in pratica si maschera il problema della carenza assunzionale e si spremono i lavoratori, condannati a turni massacranti, a non fruire delle ferie, a non recuperare psicofisicamente, con potenziali rischi molto più gravosi in termini di responsabilità".
Violenza in pronto soccorso: la militarizzazione non basta
La notte scorsa un nuovo episodio di violenza al Pronto soccorso del Buon soccorso ha riportato in primo piano il tema della sicurezza degli operatori sanitari. Franco non si è sottratta al confronto, ma ha chiarito la posizione del sindacato: "Le soluzioni che vanno nella direzione della militarizzazione, dell'incremento fine a se stesso del controllo, noi riteniamo non siano soluzioni efficaci. Sono soluzioni tampone, non agiscono sulle cause". La radice del problema, per la segretaria, è sempre la stessa: "Se i lavoratori sono in numero sufficiente riescono a erogare una prestazione di alto livello, ed è molto più difficile che si trovino in queste situazioni. Ben venga il pulsante di allarme, ben venga un maggiore monitoraggio delle forze dell'ordine, ma bisogna investire sugli organici".
La strada verso il 23 maggio
Il presidio di oggi è solo una tappa di un percorso più ampio. Sono già in programma assemblee sul territorio: a Canelli l'8 maggio, a Villanova il 16, e un'altra a Bubbio che coinvolgerà anche i comuni limitrofi. L'appuntamento clou sarà la manifestazione regionale a Torino del 23 maggio. L'iniziativa, ha sottolineato Franco, è nata come lavoro di squadra: accanto alla CGIL ci sono altre sigle sindacali — Nursing Up, ANAI — e, fatto significativo, anche i medici. "Purtroppo nel nostro sistema sanitario si tende ancora troppo spesso a creare una competitività immotivata e controproducente tra profili professionali — ha concluso la segretaria — e questo è un problema grosso, perché ognuno tende a portare avanti le proprie istanze in modo circoscritto e si perde la visione d'insieme".
Intervenuto anche Luca Quagliotti, già segretario provinciale, attualmente nel direttivo regionale, proprio nelle tematiche sanitarie.
Anche i sindaci del territorio si sono dimostrati disponibili a partecipare al percorso, interessati in particolare al dossier sulla medicina di prossimità: sapere quali strutture apriranno e dove è, per gli amministratori locali, una questione concreta che tocca direttamente i loro concittadini.
Nursing Up, presente al presidio, segnala con forza un progressivo indebolimento della sanità pubblica che riguarda l’intero Paese, frutto di anni di sottofinanziamento e scelte politiche che hanno progressivamente eroso un sistema un tempo considerato tra i più avanzati al mondo. "La verità - dichiara Enrico Mirisola, segretario aziendale Nursing Up dell’ASL AT - è che non siamo più di fronte a una contrapposizione tra destra e sinistra. La vera linea di frattura oggi è tra chi crede nella sanità pubblica, come diritto universale, e chi invece la considera un costo da comprimere. È uno scontro tra il ‘basso’, fatto di cittadini e operatori sanitari, e un ‘alto’ che sembra sempre più distante dalla realtà quotidiana degli ospedali". Un passaggio cruciale in questa trasformazione risale agli anni ’90, con la riforma D’Amato (legge 92), che ha segnato il passaggio dalle UUSL alle ASL, introducendo l'aziendalizzazione della sanità, sia sotto il profilo dirigenziale sia sotto quello economico. "La pandemia di Covid-19 aveva evidenziato tutte le fragilità del sistema, ma aveva anche dimostrato che, con investimenti adeguati, la sanità pubblica è in grado di reggere e salvare vite. Tuttavia, terminata l’emergenza, si è tornati rapidamente a politiche restrittive. Le conseguenze sono evidenti: pronto soccorso al collasso, reparti che chiudono, personale sanitario allo stremo e una crescente fuga verso il settore privato o verso l’estero. E allora la domanda diventa inevitabile - prosegue Mirisola - dove vogliamo destinare le risorse pubbliche? È davvero accettabile continuare a trovare fondi per le guerre e non per garantire cure dignitose ai propri cittadini? Può sembrare una provocazione, ma è esattamente ciò che sta accadendo.» Nursing Up richiama con forza l’articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo".